Cronaca

MIgranti, Open Arms a Palma denuncia Italia e Libia per omicidio colposo. Viminale: “Sono le ong che mentono”

La nave con a bordo Josefa, la donna salvata tra i resti di un'imbarcazione sfasciata accanto a un'altra donna e un bambino morti, ha attraccato nelle Baleari. Il fondatore della ong Camps ha parlato in conferenza stampa. Poi la replica da fonti del ministero. Toninelli: "Sbagliano obiettivo, polemiche strumentali". Guardia costiera italiana: "Noi mai coinvolti"

Open Arms annuncia di aver denunciato i governi di Libia e Italia per omicidio colposo. “Spero che la procura spagnola indaghi sulla Guardia Costiera libica e italiana”, ha detto il fondatore Oscar Camps in una conferenza all’arrivo della nave della ong a Palma de Mallorca. “Non meritano risposta le Ong che insinuano, scappano, minacciano denunce ma non svelano con trasparenza finanziatori e attività. Noi denunceremo chi, con bugie e falsità, mette in dubbio l’immensa opera di salvataggio e accoglienza svolta dall’Italia”. Questa la replica che arriva da fonti del Viminale all’annuncio di Proactiva.”Mi spiace, ma Open Arms sbaglia obiettivo. Italia è esempio nel Mediterraneo per umanità ed efficienza soccorsi. Parlano i numeri. Avevamo dato disponibilità a curare Josepha e aperto il porto a Catania. Polemiche strumentali non ci interessano, si lavora per evitare morti in mare”, è invece la replica su Twitter del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

“Abbiamo denunciato anche il capo della petroliera libica per omissione di soccorso e omicidio”, ha aggiunto Camps. Accompagnato dal giocatore Nba Marc Gasol, dopo l’attracco in porto si è subito diretto in tribunale dove ha presentato denuncia per quanto avvenuto nei giorni scorsi davanti alla Libia. Era stata la ong spagnola infatti a trovare una donna e un bambino morti in mare, insieme a un’altra donna sopravvissuta aggrappandosi ai resti di un’imbarcazione sfasciata. Open Arms aveva accusato la guardia costiera libica di aver lasciato affondato il barcone e lasciato morire le due persone. Una prassi che è stata confermata al Fatto Quotidiano da più fonti militari.

“La Guardia costiera italiana non è mai stata coinvolta nel soccorso al gommone ritrovato successivamente” da Open Arms. Interpellato dall’Ansa dopo la denuncia della Ong, il comando generale della Guardia costiera precisa quanto avvenuto. E spiega che “dopo il ritrovamento è stata data piena disponibilità a trasferire la donna, ancora in vita, in Italia, per ricevere assistenza di carattere sanitario”. Ed “è stata data anche la possibilità di raggiungere il porto di Catania, dove sarebbero state effettuate le operazioni di sbarco per tutti i migranti a bordo”.

L’Italia “ci accusa di mentire, diffamare e insultare“, ha aggiunto Camps.”Non è pensabile che un Paese dell’Unione europea finanzi le milizie di trafficanti e le bande della criminalità organizzata in Libia – ha detto invece Erasmo Palazzotto – Quando tornerò nel mio Paese chiederò al governo italiano che renda pubblici i dati su ciò che è accaduto nel luogo in cui è stata trovata morta la madre con il bambino, e vedere se c’è responsabilità del governo e della guardia costiera italiana nell’omicidio”, ha spiegato il deputato di Liberi e Uguali ospite a bordo di Open Arms.

Media spagnoli: “Josefa presenterà denuncia” – Insieme alla nave Open Arms a Palma di Maiorca è arrivata anche Josefa, la donna di origini camerunensi rimasta per due giorni in mare tra i resti di un gommone e salvata il 17 luglio scorso. Una delegazione del governo delle Baleari insieme ad autorità sanitarie, tra le quali una psicologa, sono salite a bordo della nave. Dopo l’identificazione della sopravvissuta, la donna sarà affidata alla Croce Rossa che la trasferirà in ospedale. Secondo il Diario de Mallorca, uno dei principali quotidiani dell’isola, anche Josefa denuncerà la Libia e l’Italia per quanto è successo. La donna molto probabilmente passerà la notte in ospedale. Poi dovrebbe spostarsi nel convento di Son Rapinya, quartiere della città di Palma di Maiorca dove sono ospitati anche i rifugiati che erano a bordo della nave Aquarius, attraccata un mese fa a Valencia dopo il no del governo italiano. “La denuncia di Josefa? Qualcuno strumentalizza una vittima per fini politici”, hanno replicato fonti del Viminale.

Aperta inchiesta sui quattro somali morti – Ad Agrigento invece, la Procura indaga su altre quattro morti in mare nella vicenda dei migranti che sabato scorso tra Linosa e Lampedusa sono stati soccorsi dalla nave Monte Sperone della Guardia di finanza e da motovedette italiane. Secondo le testimonianze dei migranti poi sbarcati a Pozzallo, mancano all’appello almeno quattro somali tra cui un bambino. Anche a Ragusa c’è un fascicolo e il gip ha convalidato il fermo di 11 scafisti, ma ha fatto cadere l’accusa di morte come conseguenza di altro reato: i migranti scomparsi si sarebbero infatti lanciati in mare volontariamente. Ora però la Procura di Agrigento intende approfondire le circostanze in cui i quattro sarebbero annegati.

Nave Sarost 5, i 40 in mare da nove giorni – Il capo della Mezzaluna Rossa tunisina ha detto che le condizioni dei 40 migranti a bordo della nave Sarost 5, alla quale non è ancora stato dato il permesso di attraccare, si stanno deteriorando. Mongi Slim ha detto all’Ap che “la situazione sanitaria e psicologica è molto grave”. I migranti sono in mare da almeno nove giorni. Il personale della Mezzaluna rossa è salito oggi a bordo per prestare assistenza ai migranti. La nave ha chiesto l’autorizzazione della Tunisia per attraccare al porto di Zarzis, dopo il rifiuto delle autorità di Malta, Francia e Italia.