Cronaca

Torino, la maxi rissa di piazza Santa Giulia e la guerra interna tra gli ultras granata

Lo scontro tra i due gruppi "Banda Bayer" e "Ultras Granata" lo scorso ottobre è costata il Daspo a 11 tifosi. Ma quell'episodio nasconde una profonda divisione del tifo organizzato sponda granata, tra i vecchi "moderati" della curva Maratona e i giovani più oltranzisti, con i loro interessi da difendere

Una guerra, o meglio una battaglia, per l’egemonia tra i gruppi ultras. Una rissa tra sostenitori dello stesso colore, il granata del Torino Fc, ma con diverse mentalità. Da una parte il gruppo più numeroso, gli “Ultras Granata” che da alcuni anni dominano la curva Maratona. Dall’altra la “Banda Bayer”, che ora si chiama “Hooligans Torino”. Questa è la divisione alla base della gigantesca rissa avvenuta il 14 ottobre scorso in piazza Santa Giulia, uno dei luoghi di ritrovo della movida cittadina: diverse decine di tifosi degli “Ultras Torino”, vestiti in abiti scuri e col volto coperto da sciarpe, si sono fiondati su alcuni rivali della “Banda Bayer”, ma hanno avuto la peggio.

Per questo giovedì undici tifosi granata, presunti partecipanti allo scontro, hanno ottenuto dei Daspo da 4 a 11 anni firmati dal questore Francesco Messina. Un provvedimento che si aggiunge al divieto di frequentare il quartiere Vanchiglia e agli obblighi di presentarsi ogni giorno alla polizia stare dentro casa dalle 20 alle 7.30, stabiliti dal giudice Edmondo Pio su richiesta del sostituto procuratore Onelio Dodero, che coordina l’inchiesta condotta dalla Digos della questura torinese.

Sin da subito era chiaro che i protagonisti di quella rissa erano tifosi del Toro, soprattutto degli Ultras Granata e Banda Bayer. Quest’ultima è un “sodalizio che da tre anni ha abbandonato la curva Maratona per assestarsi al primo anello della curva Primavera, opposta alla curva Maratona”, si legge nell’ordinanza. Nata sulle ceneri del gruppo “Stendardi 1906” che aveva abbandonato la Maratona quando il “Maratona Club Torino” (ora Ultras Granata) prendeva piede (si dice, nell’ambiente, anche a forza di armi), ora la banda si chiama Torino Hooligans, con un chiaro riferimento alla mentalità ultras abbandonata da molti gruppi organizzati. Nonostante ciò e nonostante la presenza di alcuni “senatori”, è composta da ragazzi più giovani rispetto ai rivali degli Ultras Granata guidati da Tony Basanisi (non indagato in questa vicenda, ma coinvolto e poi scagionato nella vicenda dell’assalto all’ex villaggio olimpico occupato da richiedenti asilo africani).

Di lui la Digos scrive che, “in virtù dell’interesse economico derivante dalla sua attività organizzativa, si mostra molto disponibile ad interfacciarsi con questo ufficio e le forze dell’ordine e, più in generale, naturalmente, con la società”, cioè il Torino Fc. In sintesi, il quieto vivere per gestire meglio gli affari, al punto che – scrive ancora la polizia – ha promosso la sottoscrizione della tessera del tifoso, che invece era stata molto contestata dagli ultras più intransigenti. Per gli investigatori i motivi di scontro risiedono proprio qui, nelle “diverse modalità di vedute nella gestione delle dinamiche interne ed esterne di Torino”, è scritto nell’annotazione conclusiva della Digos. Più moderata quella degli ‘Ultras Granata’ e più oltranzista ed incline allo scontro quella della ‘Banda Bayer’”.

Un episodio, ad esempio, è significativo: il 23 settembre scorso, giornata del derby, Basanisi e un altro capo, Mariano Raimondi, hanno cercato di convincere i rivali a evitare lo scontro con i tifosi bianconeri. Secondo quanto riportano gli investigatori, quella rissa del 14 ottobre scorso era nell’aria, perché da tempo i due gruppi cercavano lo scontro: la Banda Bayer voleva fronteggiare gli Ultras Granata, che però volevano un territorio neutro, lontano dagli stadi: “Proprio queste divergenze sul luogo del confronto sarebbero state la causa della rissa”.

A scatenarla sarebbero stati gli Ultras Granata che però, dopo aver subito la reazione dei rivali, avrebbero cercato un contatto con loro per interrompere le ostilità. Emerge da alcune delle telefonate intercettate. “Se provate ancora a fare una roba del genere vi ammazziamo”, è la risposta che, secondo un compagno, avrebbe dovuto dire uno dei capi degli Hooligans, Stefano Bianco (indagato per la rissa), al mediatore mandato avanti dagli Ultras, Gianluca Mantova (non indagato).

Un altro “daspato”, Umberto Zardo, al telefono riferisce a Davide Machet (difeso dall’avvocato Wilmer Perga) dell’incontro con Basanisi: “Io sono finito a parlare con Basanisi e gli ho detto: ‘Ma la smettete di rompere il ca…”. Il suo interesse è uno: “La curva è vostra, non abbiamo interessi a rompervi i coglioni, noi abbiamo i nostri fatti dall’altra parte, noi non rompiamo il cazzo a voi, voi non rompete il cazzo a noi”. L’interlocutore gli risponde: “Non serve fare la guerra perché tanto la guerra porta solo problemi legali”. E lui ancora “Infatti io non sono per la guerra, io sono per le battaglie”. Come quella vinta in piazza Santa Giulia.