L'Istantanea

Mazzette e corruzione, sono tutti uguali?

Pochi tra voi acquistano il giornale per capire, approfondire, documentarsi. Sembra una fatica inutile, abituati come siamo a guardare ma non a leggere, una spesa inutile dal momento che c’è il tuttogratis di internet, o perfino dannosa (i giornalisti pennivendoli eccetera). Molti tra voi si accontentano di leggere, sminuzzate, ridotte per sintesi o per spot sguaiati, le ultime novità politiche sulle quali apporre il timbro di un giudizio e – se manca – del pregiudizio. Che in questi giorni è: “Sono tutti uguali”.

Perché invece non è così? Chi scrive ha subìto lo sconforto dei molti che hanno visto, negli ultimi arresti per la costruzione dello stadio di Roma, l’immarcescibile abilità di accorciare con una mazzetta la lunga fila delle regole. Allo sconforto è seguita l’indignazione di chi aveva riposto nel nuovo corso una speranza e l’esultanza di chi quel nuovo corso aveva disistimato dall’inizio, prefigurando invece nuove disgrazie.

Gli esultanti e gli sconfortati, guerreggiando, hanno perso di vista tre rilevanti novità.

La prima: un politico del Pd, l’assessore comunale all’urbanistica di Milano, ha rifiutato ogni offerta dagli emissari del costruttore Parnasi. Pierfrancesco Maran, autore del rifiuto, è stato addirittura additato come un eroe e giustamente si è guadagnato una menzione speciale. Perché eroe? Perché nessuno di noi crede possibile un simile gesto ritenuto oramai contro il principio di realtà e contro la natura stessa delle cose.

Questo pregiudizio ci ha condotti a un’altra alterazione della realtà: nessuno si è mostrato sorpreso che a Roma un esponente del Pd e uno di Forza Italia siano rimasti coinvolti nel traffico di influenze, chiamiamolo così. Come se fosse naturale, persino per gli elettori del Pd e di Forza Italia, che i loro rappresentanti si innamorino di ogni sorriso e portafogli.

Terza novità: abbiamo assunto come definitiva la collocazione nel regime dei corrotti dei Cinquestelle. Una deduzione che ha reso felice chi attendeva la validazione del suo teorema, e disturbato chi invece, grazie al teorema opposto, riteneva che i cattivi, i corrotti fossero solo di là.

Queste considerazioni ci hanno fatto perdere di vista tre importanti novità.

La prima: i Cinquestelle non possono permettersi in alcun modo di trovarsi invischiati in situazioni di malaffare, pena la loro immediata esclusione dal gioco politico. Simul stabunt, simul cadent. La loro ascesa è dovuta a una dichiarata diversità, la loro discesa sarà l’effetto immediato dell’omologazione. Quindi hanno un interesse particolare, direi fondativo, a reagire con nettezza. E saranno tanto più netti quanto più percepiranno, come in questo caso, un clima di indignazione o di disillusione che li chiama alle proprie responsabilità.

L’errore opposto, che è di coloro che avversano i Cinquestelle, è di ritenere eroico e solitario il comportamento del loro assessore milanese e dirigere la propria indignazione non verso i corrotti del partito che difendono ma verso i (falsi?) onesti del partito che avversano.

“Così fan tutti” è perciò un modo per celebrare la sconfitta sistematica del bene sul male, la morte civile di ogni passione, di qualunque idea, di qualsiasi progetto.

A me sembra che non sia così, almeno non sia ancora così.

Indignarsi, continuare a farlo anche nei confronti del proprio partito o movimento se i buoni propositi non sono seguiti dai comportamenti necessari, sarà sempre un sentimento positivo, necessario, concludente.

La politica ubbidisce alle leggi della fisica. Più severa e certa e documentata è la vigilanza e la pressione dell’opinione pubblica meno saranno coloro che riterranno l’impunità come indiscutibile.

Più severi sarete nelle urne, dove dare fiducia o toglierla è espressione del principio democratico di scegliere il migliore per farsi rappresentare, più trasparenti e degni saranno i nomi che i partiti candideranno.

Malgrado tutto, tutto passa per le vostre mani, per le nostre mani.

Unte le loro, unte le nostre. Pulite le loro, linde le nostre.