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Cacciari: “Pd? ‘Fronte repubblicano’ è un nome da guerra civile spagnola”. E attacca Di Maio, Savona, Mattarella

Biasimi sparsi del filosofo Massimo Cacciari, che, ospite di Otto e Mezzo (La7), ne ha per tutti. Si comincia col Pd e col “fronte repubblicano” annunciato da Matteo Renzi: “E’ un nome ridicolo da guerra civile spagnola. Una roba da ridere. Il Pd invece alle prossime elezioni dovrebbe presentarsi col simbolo di una lista civica, in cui si candidano nomi nuovi che non siano stati travolti dal fallimento del renzismo. Gentiloni e Calenda? Sì, potrebbero anche funzionare”. Cacciari pronuncia una nuova critica al presidente della Repubblica: “Ora c’è Mattarella che accoglie Di Maio, dopo quello che ha combinato. Io al posto di Mattarella non avrei mai più incontrato Di Maio. Ma scherziamo? Paolo Savona? Se manda tutti a quel Paese, si risolve tutto. In realtà, Savona avrebbe dovuto fare così anche quando ha ricevuto la proposta da Salvini e da Di Maio. Ma vi sembra che un uomo serio possa accettare la candidatura all’interno di un governo con quel programma? Sarà mica una roba seria quel contratto di governo M5s-Lega”. Il giornalista Paolo Mieli risponde: “Guardi, Cacciari, che nessuno rifiuta il posto di un ministro, anche se la richiesta viene dal M5s. Peraltro, ho visto che hanno difeso le ragioni di Savona tutto lo stato maggiore della sinistra, da Micromega a Libertà e Giustizia, i grandi costituzionalisti, ex presidenti della Corte Costituzionale, Onida, Carlassare”. Cacciari rifila una nuova stoccata a Salvini e a Di Maio: “Ormai possono fare tutto e il contrario di tutto, perché sono spiriti liberi, dei freigeist. Questi qua possono fare quello che vogliono: fare l’impeachment e poi andare a ossequiare il capo dello Stato, essere per il reddito di cittadinanza e contemporaneamente per la flat tax“. Poi attacca nuovamente Mattarella: “Qui il problema è la figura che fa il presidente della Repubblica. E’ una roba pazzesca, inaudita, mai vista. Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando forse del punto più alto a cui è giunta una crisi di sistema in questo Paese. C’è un dissesto tra Parlamento, partiti, istituzioni, Quirinale. Ma scherziamo? E’ un Paese senza più bussola