Mafie

Mafia, i boss imponevano il pizzo anche alla festa religiosa: 11 arresti a Palermo

Operazione della procura del capoluogo che ha chiesto l'esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di 11 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso

Anche la festa religiosa del quartiere serviva a mantenere gli uomini di Cosa nostra. La mafia non ha pietà: impone l’organizzazione della festa del santo del rione. E incassa le offerte dei fedeli. Lo ha scoperto la procura di Palermo che ha arrestato in mattinata undici persone. Sono più di 100 gli uomini della Squadra Mobile di Palermo impegnati nella esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di 11 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso. Numerose perquisizioni ed i sequestri di alcuni beni mobili e immobili di pertinenza degli indagati.

Dalle indagini coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dai pm Roberto TartagliaAmelia Luise e Annamaria Picozzi è emerso come i vertici della famiglia mafiosa “esercitassero il ferreo controllo del territorio con il sistematico tentativo di imporre il pizzo“. Chi non si piegava alle richieste era fatto oggetto di “pesanti ritorsioni come nel caso di un commerciante cui era stata incendiata la casa quale conseguenza al suo diniego di sottomettersi al racket”, raccontano gli inquirenti.

Secondo gli inquirenti Cosa nostra avrebbe persino organizzato la festa della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, nel settembre 2015. Una festa imposta al parroco della Noce e i cui proventi sarebbero serviti per finanziare il clan mafioso.

“Significativo anche il tentativo dell’organizzazione mafiosa di ottenere la sponsorizzazione religiosa in occasione di una festa rionale interamente studiata e gestita da Cosa nostra al fine di raccogliere quanto più denaro possibile da destinare al sostentamento degli affiliati e dei familiari dei detenuti mafiosi”. Anche gli ambulanti ammessi a montare le loro bancarelle nella zona della festa erano costretti a versare nelle casse mafiose l’intero ricavato delle vendite.