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Coree, storica stretta di mano al confine tra Kim e Moon: “Denuclearizzare la penisola e trattato di pace entro il 2018”

L'incontro è avvenuto a Panmunjom, il villaggio dove fu firmato l’armistizio che segnò la fine del conflitto nel 1953: "Non ci sarà mai più guerra nella penisola" hanno detto i leader, con Kim che ha parlato di "un unico popolo che non può vivere separato". Il nordcoreano è il primo della famiglia al potere da circa 70 anni a calpestare il territorio sudcoreano. Impegno anche A ridurre gli arsenali convenzionali per ridurre le tensioni militari

Prima la storica stretta di mano sul 38esimo parallelo, poi gli impegni sul trattato di pace e il nucleare. Al termine del summit organizzato a Panmunjom, il villaggio dove nel 1953 fu firmato l’armistizio che segnò la fine della guerra di Corea, il leader del Nord Kim Jong-un e il presidente del Sud Moon Jae-in firmano una dichiarazione che apre nuovi scenari per gli equilibri militari e politici della penisola. I due si sono detti pronti a completare la denuclearizzazione della Corea e a trasformare entro il 2018 l’armistizio in un vero e proprio trattato di pace: “Siamo una nazione e siamo legati dal sangue, non possiamo vivere separati”, ha detto Kim al termine dei negoziati.

Un incontro, quello di venerdì 27 aprile, che aveva puntati addosso gli occhi di tutto il mondo. Per la prima volta dal 1953, il gradino di cemento che divide in due la penisola coreana all’altezza del 38esimo parallelo è stato superato fisicamente da un presidente del Nord. Intorno alle 9 e 30 (le 2:30 in Italia), Kim ha oltrepassato la linea di demarcazione di Panmunjom. Ad attenderlo, dall’altra parte, il presidente sudocoreano Moon Jae-in.

Pace e nucleare – “Non ci sarà mai più guerra nella penisola di Corea” si legge nella dichiarazione che Kim e Moon hanno firmato al termine del loro incontro. Un chiaro impegno a porre fine formalmente alla guerra di Corea: 65 anni fa, infatti, il conflitto sulla penisola terminò con un armistizio e non con un trattato di pace. Per facilitare il processo, le due Coree hanno fatto sapere che cercheranno incontri con Usa e possibilmente Cina, entrambi parti coinvolte nel cessate il fuoco, “con l’intenzione di dichiarare la fine della guerra e stabilire un permanente e solido regime di pace”. Il sudcoreano Moon ha annunciato che in autunno andrà a Pyongyang, 11 anni dopo la visita del suo mentore politico Roh Moo-hyun.

Il summit ha portato a risultati concreti anche sulla questione delle armi nucleari: Nord e Sud hanno detto di voler completare la denuclearizzazione della penisola coreana e hanno concordato di ridurre gli arsenali convenzionali a sostegno degli sforzi per ridurre le tensioni militari. Dichiarazioni che fanno seguito alla scelta anticipata da Kim la scorsa settimana di voler interrompere i test nucleari e balistici. Una decisione confermata oggi davanti a Moon: “Non interromperò più il sonno del primo mattino”, ha detto il leader nordcoreano con un battuta.

La giornata dei simboli – L’incontro era iniziato con un’immagine storica: Kim, vestito con il tradizionale abito scuro in stile Mao, ha camminato verso il gradino che separa i due edifici dei meeting, noti come T2 e T3, nella Joint Security Area, dove Moon lo attendeva sorridente sul cordolo di cemento. Dopo la stretta di mano c’è stato anche un fuori programma, con Kim che ha sollecitato Moon ad entrare anche nella parte della Corea del Nord. I due, sempre tenendosi per mano, sono tornati sul suolo sudcoreano per dirigersi verso il palazzo di vetro e cemento della Peace House, dove poco dopo ha avuto inizio la prima tornata di colloqui del summit, il terzo dopo quelli del 2000 e del 2017.

Un momento simbolico, così come simbolica è stata la cerimonia del pomeriggio, con Moon e Kim che hanno piantato un pino a sud del confine di Panmunjom, scoprendo una roccia su cui erano scolpiti i nomi dei leader e la frase “qui piantiamo pace e prosperità”. Alla base dell’albero, germogliato alla fine della Guerra di Corea, i leader hanno sistemato il terreno del monte Halla nell’isola di Jeju e del monte Paektu, i punti più a sud e a nord della penisola. Sul pino è stata poi versata acqua dei fiumi Han di Seul e Taedong di Pyongyang.

“Una nuova storia comincia adesso – a un punto di partenza della storia e di una nuova era di pace“, ha scritto Kim nel libro degli ospiti. Moon, da parte sua, ha ricordato che “il mondo guarda a Panmunjom”, diventato “simbolo di pace, non di divisione” grazie alla visita di Kim. “I due leader hanno avuto un dialogo sincero e franco sulla denuclearizzazione e sullo stabilire una pace permanente nella penisola di Corea e sullo sviluppo di legami intercoreani”, ha confermato Yoon Young-chan, portavoce di Moon. Kim ha auspicato colloqui “franchi” sulle questioni della penisola, “non sprecando tempo e occasione” offerti per ottenere “buoni risultati”. Al suo fianco la sorella minore Kim Yo-jong, intenta a prendere appunti e in un ruolo sempre più strategico, e l’ex  capo dell’intelligence Kim Yong-chol, ora alla guida delle relazioni intercoreane per conto del Partito dei lavoratori.

Le reazioni – “Si va verso la fine della Guerra di Corea! Gli Stati Uniti, e il suo fantastico popolo, dovrebbero essere molto orgogliosi di quello che sta accadendo ora nella penisola!” ha scritto il presidente Donald Trump su Twitter al termine del summit. Sullo stesso social la reazione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: “Le due Coree annunciano: “La guerra è finita”. Sono passati più di sessant’anni. Il futuro è pieno di incognite ma la giornata è storica”, ha scritto il premier. Anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha commentato positivamente l’incontro fra le due Coree: “Sembrava quasi di essere alla vigilia di una terza guerra mondiale e invece l’incontro, che segue qualche settimana di distensione, ci fa guardare con ottimismo verso il futuro” ha detto all’Ansa.

Pechino ha definito un “momento storico” la stretta di mano fra i due: “La Cina plaude allo storico passo intrapreso dai due leader, ammiriamo il coraggio e la determinazione politica che hanno mostrato”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. Anche il governo giapponese si è espresso sullo storico incontro tra i presidenti della Corea del Sud e del Nord, “con la speranza che i leader possano avere un incontro costruttivo che conduca a una comprensiva risoluzione delle questioni irrisolte, quali il negoziato sui cittadini giapponesi rapiti e lo stop al programma missilistico e nucleare di Pyongyang”, ha detto il capo di gabinetto Yoshihide Suga. Per Mosca il summit è una notizia molto positiva: “Oggi vediamo che questo dialogo diretto ha avuto luogo e apre alcune prospettive”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, descrivendo come “molto positivo il fatto che i due leader si siano incontrati, così come i risultati dei loro negoziati”.

La prima sessione dei colloqui, quella mattutina, è durata un’ora e 40 minuti. Al termine Kim ha attraversato nuovamente il confine entrando nel Nord per pranzo, accompagnato da decine di guardie di sicurezza. Dopo la firma della dichiarazione congiunta la cena finale offerta da Moon, alla quale ha partecipato anche la first lady nordcoreana Ri Sol-ju.