Politica

Camere, Napolitano: “Il voto ha bocciato l’auto-esaltazione del Pd. Al Sud partiti condannati da clientelismo e corruzione”

Aprendo la seduta al Senato e inaugurando di fatto la XVIII legislatura, il presidente emerito della Repubblica ha pronunciato un discorso che suona come una bocciatura del Partito Democratico. Ad ascoltarlo sugli scranni di Palazzo Madama anche Matteo Renzi, nel suo primo giorno da parlamentare "semplice"

Il voto del 4 marzo ha “mostrato quanto poco avesse convinto l’auto-esaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e da partiti di maggioranza”. Un giudizio politico che porta in calce la firma di Giorgio Napolitano. Aprendo la Seduta di Palazzo Madama e inaugurando di fatto la XVIII legislatura, il presidente emerito della Repubblica ha pronunciato la parola definitiva sul modo in cui il Partito Democratico si è posto nei confronti delle esigenze dei cittadini in campagna elettorale.

“Il partito che nella scorsa legislatura aveva guidato tre governi ha subìto una drastica sconfitta ed è stato respinto all’opposizione“, ha sentenziato Napolitano parlando a Palazzo Madama nel giorno in cui Camera e Senato si procede alla prima votazione per eleggere i presidenti. “Sulla scena politica nazionale – ha proseguito – il voto del 4 marzo ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il Paese”.

“Gli elettori hanno premiato straordinariamente le formazioni politiche che hanno espresso le posizioni di più radicale contestazione – ha proseguito l’ex capo dello Stato nella sua disanima del voto – di vera e propria rottura rispetto al passato. La contestazione è scaturita da forti motivi sociali: disuguaglianze, ingiustizie, impoverimenti e arretramenti nella condizione di vasti ceti, comprendenti famiglie del popolo e della classe media. E in modo particolare – aggiunge Napolitano – ha pesato il senso di un cronico, intollerabile squilibrio tra Nord e Sud tale da generare una dilagante ribellione nelle regioni meridionali. Sono stati condannati in blocco – anche per i troppi esempi da essi dati di clientelismo e corruzione – i circoli dirigenti e i gruppi da tempo stancamente governanti in quelle Regioni”.

Nel risultato scaturito dalle elezioni politiche, ha proseguito Napolitano nella veste di Presidente del Senato – ha contato molto il fatto che i cittadini abbiano sentito i partiti tradizionali lontani e chiusi rispetto alle sofferte vicende personali di tanti e a diffusi sentimenti di insicurezza e di allarme”. Un discorso che è suonato ai più come una bocciatura della “narrazione” scelta nell’ultimo periodo trascorso alla guida del Partito Democratico da Matteo Renzi, in Aula a Palazzo Madama, seduto tra Francesco Bonifazi e Teresa Bellanova, nel suo primo giorno da senatore “semplice”.

“Occorre corrispondere alle scelte del corpo elettorale e delineare la strada per il prossimo futuro del Paese – ha proseguito Napolitano – si tratta di far leva sull’interesse generale dell’Italia. Esso poggia innanzitutto sul senso, che non può mancare, di un comune destino italiano ed europeo. Per quanto anche a questo proposito – aggiunge l’ex capo dello Stato – nulla può più darsi per irreversibile o scontato”.