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Olimpiadi invernali Torino, resta la spaccatura nel M5s. Appendino prende tempo: slitta la lettera al Cio

In attesa di ricomporre le file, mozione grillina in Consiglio metropolitano per vincolare la Città a trattare con il Cio alcune condizioni imprescindibili: l’uso degli impianti, delle abitazioni e delle infrastrutture esistenti, villaggi olimpici destinati all’edilizia residenziale pubblica e universitaria e soprattutto “Olimpiadi e paralimpiadi senza debito per gli enti locali”

Sulle Olimpiadi invernali del 2026 Chiara Appendino prende tempo. La firma della lettera con la manifestazione di interesse da mandare al Cio non verrà inviata oggi, come aveva annunciato lunedì sul Blog delle Stelle. Pratica rinviata a data da destinarsi, in attesa di placare i malumori all’interno della sua maggioranza M5s in Consiglio comunale. Intanto alla Città metropolitana, l’organo locale che raggruppa i sindaci e consigli dei comuni della provincia, oggi si discuteranno due mozioni a sostegno della manifestazione di interessi: una firmata congiuntamente dagli eletti del centrodestra e centrosinistra e una firmata dal movimento.

La decisione della sindaca è maturata ieri, all’indomani del consiglio comunale saltato per le assenze di quattro consiglieri del M5s contrari all’organizzazione di nuovi giochi olimpici. Al Consiglio regionale del Piemonte è stata portata una discussione sullo stesso tema e gli eletti pentastellati, nei loro interventi, hanno rimarcato i dubbi: il rischio che i costi gravino sugli enti locali e sulle casse pubbliche, come avvenuto alla Città di Torino il cui debito è raddoppiato negli anni a cavallo delle Olimpiadi invernali 2006; la devastazione ambientali e gli sprechi, come l’ormai famigerata pista da bob a Cesana (Alta Val di Susa) costata 110,3 milioni di euro e con un costo di 600mila euro l’anno per la manutenzione, o i trampolini per il salto a Pragelato (Val Chisone).

“Non siamo contrari a priori, ma evitiamo gli errori del passato”, era il loro messaggio. C’è poi il grosso interrogativo, ribadito da Davide Bono, del regolamento del Comitato olimpico internazionale secondo il quale non può essere assegnata l’organizzazione delle Olimpiadi a una città che si trova nello Stato che ospita la sessione Cio per la decisione. Questi dubbi sono gli stessi dei quattro “dissidenti” del Consiglio comunale che ieri sera sono tornati in aula, anche se i rapporti con gli altri eletti della maggioranza sembrano ancora tesi. Per far valere le loro istanze potrebbe tornare utile la mozione M5s che verrà presentata stamattina nel corso del Consiglio metropolitano in cui sono stati inseriti molti principi per vincolare la Città a trattare con il Cio alcune condizioni imprescindibili durante la “dialogue stage”, la fase di dialogo: l’uso degli impianti, delle abitazioni e delle infrastrutture esistenti, villaggi olimpici destinati all’edilizia residenziale pubblica e universitaria e soprattutto “Olimpiadi e paralimpiadi senza debito per gli enti locali”.

Nel corso della discussione per il voto a una mozione unitaria, ottenuto dopo una lunga riunione tra i capigruppo e poi approvato all’unanimità, la sindaca Appendino è intervenuta pubblicamente per la prima volta sul tema tornando a spiegare che si tratta di una “manifestazione di interesse” e non di una candidatura, così da evitare di creare false aspettative: “Quello che abbiamo fatto oggi è prendere atto che c’è un interesse e manifestarlo”. Sulle premesse che il M5s voleva inserire invano nella mozione, quelle sul debito della Città di Torino e gli sprechi, Appendino ha detto di ritenerle “un punto di partenza. Noi vogliamo costruire un modello di partenza – ha spiegato -. Dobbiamo manifestare interesse, verificare se ci sono le condizioni e provare a costruire un modello sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico”. Lunedì la discussione tornerà in consiglio comunale, dove dalle opposizioni è stato garantita un sostegno alla maggioranza.