Calcio

Azeglio Vicini, morto a Brescia l’ex commissario tecnico della nazionale italiana a Italia ’90

Tecnico federale dal 1968, ha guidato tutte le selezioni italiane fino alla prima squadra, con cui ha conquistato il terzo posto al torneo iridato di casa. Poi ha fallito la qualificazione agli Europei del '92 ed è stato sollevato dall'incarico e sostituito da Arrigo Sacchi. È stato un tecnico che puntava tutto sul talento dei giocatori che aveva a disposizione (e in quegli anni erano davvero tanti)

È morto a Brescia all’età di 84 anni l’ex ct della Nazionale di calcio Azeglio Vicini. Fu il ct che guidò la Nazionale al terzo posto ai mondiali di Italia ’90, rimanendo sulla panchina azzurra fino al 1991. Successivamente allenò a Cesena e Udine, prima di smettere nel 1993. Vicini era nato a San Vittore di Cesena il 20 marzo del 1933, ma da oltre 50 anni viveva a Brescia. Era un tecnico della scuola federale che ha fatto tutte le trafile dall’Under 23 (1975-76) al lungo periodo in Under 21 (dal 1976 al 1986) per giungere alla Nazionale maggiore (1986-1991). Come giocatore nei primi anni di carriera si mette in luce contribuendo alla promozione in massima serie del Lanerossi Vicenza, club con cui fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 1955 nella gara interna con l’Internazionale (0-2). Passa alla Sampdoria e con i blucerchiati disputa sette campionati consecutivi nella massima serie, prima di scendere in Serie B con la maglia del Brescia. Contribuisce a riportare le ‘rondinelle’ in Serie A dopo 17 anni di cadetteria. A Brescia chiude la carriera di calciatore e nel 1967-68 inizia quella di allenatore che gli darà grandi soddisfazioni. “Per costruire un gruppo compatto servono bravi giocatori e persone serie. Poi bisogna saperli condurre”, diceva spesso Vicini, un concetto che ha messo bene in pratica nelle selezioni nazionali.

La sua prima esperienza è sulla panchina del Brescia, nel campionato 1967-68, e si concluderà con la retrocessione in serie B. Già nel 1968 entra a far parte del settore tecnico della nazionale, a soli trentacinque anni. Il primo incarico di una certa rilevanza è però la guida della nazionale Under 23, affidatagli nella stagione 1975-76 con cui disputa il campionato europeo di categoria. Dall’anno successivo gli è affidata l’Under 21, incarico che porterà avanti per ben dieci anni. Ai campionati europei Under 21 ottiene tre volte la qualificazione ai quarti di finale (1978, 1980 e 1982), arrivando alla semifinale nel 1984 e nell’edizione del 1986 si piazzò al secondo posto perdendo ai rigori la finale contro la Spagna. Dopo i mondiali del 1986 prende il posto di Enzo Bearzot alla guida della nazionale maggiore, esordendo sulla panchina azzurra l’8 ottobre 1986 a Bologna contro la Grecia.

Alla guida della nazionale ha lanciato fin dalla sua prima partita giocatori destinati a diventarne cardini della sua gestione, come Walter Zenga e Roberto Donadoni. Conduce gli azzurri agli europei del 1988 in Germania, giungendo fino alla semifinale dove sotto una pioggia battente a Stoccarda arriva la sconfitta per 2-0 contro l’Unione Sovietica. Rimane alla guida degli azzurri anche per il biennio successivo, con il compito di guidare la nazionale ai mondiali di Italia ’90. Sconfitti in semifinale dall’Argentina ai calci di rigore, gli azzurri giungono terzi, battendo l’Inghilterra nella finalina di Bari (2-1 il risultato). “Ho raggiunto un bel traguardo – disse in occasione della festa per i suoi 80 anni – sono soddisfatto della mia vita, ho avuto momenti felici e altri meno, ho ricoperto incarichi importanti, comunque sia mi sono proprio divertito“, riferendosi forse alla delusione proprio per quel mondiale. Confermato per altri due anni, Vicini è rimasto commissario tecnico della nazionale fino all’ottobre 1991, quando ha fallito la qualificazione per gli Europei del 1992 ed è stato sostituito da Arrigo Sacchi. Ha poi allenato per brevi periodi Cesena e Udinese, nel 1995-96 è stato consigliere tecnico del Brescia, prima di assumere la presidenza dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio.