Scienza

Frankenstein, 200 anni fa la pubblicazione del romanzo di Mary Shelley che ancora ispira la medicina

L’ideatore del pacemaker, Earl Bakken, ha sempre affermato che l’idea gli era venuta dopo aver visto il film con Boris Karloff. Lo stesso Craig Venter, i cui esperimenti sulla vita artificiale sono spesso tacciati di 'Frankensteinismo' ha dichiarato di essere un grande fan del libro, di cui possiede una prima edizione

Il romanzo che forse più di tutti ha ispirato generazioni di scienziati, portando ad esempio alla creazione del pacemaker per non parlare di tutti i progressi sui trapianti, compie 200 anni. Frankenstein, ricordano Lancet e Science, è subito diventato un punto di riferimento, anche se non sempre in positivo, e la letteratura scientifica – riporta l’Ansa – è piena di cibi di Frankenstein, cellule Frankenstein, persino leggi Frankenstein oltre che di scienziati convinti di poter ripetere l’esperimento descritto nel libro di Mary Shelley.

Appena dieci anni dopo la pubblicazione, nel 1828, ricorda Lancet in un tweet, in un articolo pubblicato sulla rivista sulla formazione degli embrioni si faceva riferimento al libro. “Abbiamo imitato molte azioni della natura – scriveva l’ostetrico James Blundell, il primo medico a fare una trasfusione – potremmo sperare un giorno di imitare anche questa? E qui mi astengo dal continuare, preoccupato che entri nella vostra testa l’idea che io voglia rendere reale la stravagante opera e portare Frankenstein dal palco alla realtà“. Non manca, rileva Science, chi si è ispirato al romanzo di Mary Shelley. L’ideatore del pacemaker, Earl Bakken, ha sempre affermato che l’idea gli era venuta dopo aver visto il film con Boris Karloff. Lo stesso Craig Venter, i cui esperimenti sulla vita artificiale sono spesso tacciati di ‘Frankensteinismo’ ha dichiarato di essere un grande fan del libro, di cui possiede una prima edizione.

Se al giorno d’oggi è possibile trapiantare quasi tutto, dagli arti agli organi, c’è ancora chi vuole rendere reale l’esperimento del libro. Nel 2013 in un articolo su Surgical Neurology International due ricercatori hanno proposto di replicare l’esperimento di Giovanni Aldini, il fisico italiano che ispira il libro sottoponendo a scariche elettriche le teste di alcuni condannati a morte giustiziati. Pur senza arrivare a replicare quanto descritto nel romanzo, ormai siamo in grado di ricreare quasi del tutto un ‘mostro moderno’. Dal primo organo trapiantato, il rene nel 1950, sono stati fatti passi da gigante, e ormai oltre agli organi si possono innestare tessuti come pelle o cartilagini, e ci sono esempi di successo di trapianto di faccia. Mancherebbe solo la testa, anche se alcuni scienziati, fra cui ilneurochirurgo italiano Sergio Canavero affermano sia tecnicamente possibile. All’orizzonte ci sono anche i primi organi artificiali, forse addirittura stampati in 3D, e arti meccanici sempre più realistici e connessi al cervello, che in futuro potrebbero addirittura ‘decidere da solì che movimenti fare per ottimizzare le prestazioni. Gli esperimenti sulla clonazione, l’ultimo dei quali di pochi giorni fa su scimmie, fanno invece intravvedere un’ipotesi che avrebbe sicuramente ispirato Mary Shelley. “Modificare gli esseri umani diventerà sempre più facile man mano che aumentano le scoperte su come i geni influenzano i tratti fisiologici – scrive Science -. Un giorno una creatura potrebbe essere cresciuta direttamente in un utero artificiale, con le malattie eliminate con l’editing genetico e le caratteristiche fisiche predeterminate. Gli scienziati ammoniscono che una serie infinita di cose potrebbe andare male durante la procedura, che potrebbe dare luogo a qualcosa di mostruoso. Proprio come successo con Frankenstein”.