Cronaca

Incidente ferroviario di Pioltello, bullone mancante e tipologia di manutenzione svolta al centro delle indagini

Per completare gli accertamenti tecnici, la procura di Milano - che indaga per disastro colposo - iscriverà i nomi nel registro degli indagati. Sabato continuano i rilievi sul luogo del deragliamento del convoglio di Trenord, mentre a breve saranno analizzati i documenti sequestrati a Rfi per comprendere frequenza e tipologia di controlli sui binari

Grande attenzione a quel bullone mancante per capire quando è “saltato”, se prima dell’incidente deteriorando la stabilità del giunto oppure a causa dello svio del convoglio di Trenord deragliato giovedì mattina uccidendo tre persone e ferendone un centinaio. Su questo si stanno concentrando i poliziotti del Noif e i periti nominati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, oggi nuovamente sul luogo del disastro assieme ai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti per seguire le scannerizzazioni 3D del binario.

E poi ci sono i documenti da analizzare, per scoprire non solo se davvero – come sostiene Rfi – la rotaia non necessitasse di interventi di manutenzione e il treno diagnostico Diamante non abbia rilevato nulla di anomalo sul binario alle porte di Pioltello lo scorso 11 gennaio, ma anche da quanto tempo non avvenisse l’osservazione “umana” dei giunti e, nel caso, come fossero intervenuti i tecnici. Ilfattoquotidiano.it ha provato a chiederlo a Rete ferroviaria italiana, ottenendo come risposta che “la manutenzione è ciclica e costante”. Resta inevase le tre domande poste: ogni quanto tempo passano?, quando è avvenuto l’ultima ‘visita’ sul quel tratto?, quanti sono gli addetti a questo lavoro, che i tecnici ritengono fondamentale perché i treni diagnostici non rilevano ogni tipologia di usura interna, salvo esami agli ultrasuoni. E il treno più avanzato per quel tipo di  a disposizione di Rfi, il Galileo, è in questo momento in manutenzione a Benevento.

Gli investigatori restano “abbastanza convinti” di quanto è successo. L’ipotesi al vaglio è che difficilmente un danno di quel genere, con 23 centimetri di fungo (la parte superiore della rotaia, nda) spaccati quasi di netto, avvenga senza alcun tipo di ‘avvertimento’. E sabato cercheranno nuove conferme alla traccia seguita nei primi due giorni di indagine con nuovi accertamenti e rilievi sul posto, mettendo in campo le ultime tecnologie disponibili.  Ma oltre a quella lastra mancante che è stata probabilmente la causa dello “svio”, c’è anche considerare l’insieme degli elementi del giunto. Secondo il parere di un esperto installatore interpellato dal Fatto.it – il blocco presenta altri segni di “degrado” anche sulla rotaia più lontana e il bullone mancante (chiavarda cesoiata, in gergo) potrebbe essere la spia che i treni in transito “sobbalzavano” da tempo e i binari fossero disallineati.

Per completare gli accertamenti tecnici, appena gli investigatori consegneranno una prima relazione sull’incidente, la procura di Milano – che indaga per disastro colposo – iscriverà i vertici di Rfi e probabilmente anche di Trenord nel registro degli indagati per permettere ai difensori di partecipare alle operazioni irripetibili che dovrebbero partire tra qualche giorno, così come a breve si terrà l’autopsia delle viaggiatrici che all’alba di giovedì hanno perso la vita per andare a lavorare.