Cronaca

Emanuele Scieri, la commissione d’inchiesta: “Non fu suicidio, fu aggredito nella caserma della Folgore”

Emanuele Scieri non si è ammazzato, come suggerì il comando della Folgore. Scieri, parà della Folgore, siracusano, morì a 27 anni perché fu aggredito prima di salire sulla scaletta di una torre della caserma Gamerra, a Pisa, dalla quale poi precipitò. A dirlo sono le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta, con una relazione votata all’unanimità da tutti i partiti. “Un lavoro puntale ed approfondito – spiega la presidente della commissione Sofia Amoddio (Pd) – durante il quale sono state acquisite quasi 6mila pagine di documenti e sono state effettuate 45 audizioni e che ha portato la Procura di Pisa a riaprire le indagini sul caso. Intrecciando quelli acquisiti nel 1999 dalla magistratura con nuovi elementi, la Commissione ha accertato che alla Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia”. Alla Gamerra, si legge tra l’altro nella relazione, c’era “un’altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo” e ora “speriamo che il nostro lavoro posso restituire verità e giustizia alla memoria di Emanuele”.

Gli elementi raccolti dalla commissione, assicura la Amoddio, “consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele Scieri scalando la torretta, tesi che nel ’99 la catena di comando della Folgore suggerì alla magistratura”. Una consulenza cinematica di tecnici specializzati, prosegue la presidente di commissione, ha accertato che la presenza di una delle scarpe di Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro, sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che il giovane è stato aggredito prima di salire sulla scaletta”.

La commissione ha fatto emergere “le falle e le distorsioni di un sistema disciplinare fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità depositandoli presso la Procura della Repubblica di Pisa”. La presidente parla di “errori grossolani e responsabilità evidenti“, nonché “numerose anomalie nell’effettuazione dei rilievi e dei sopralluoghi sulla scena del crimine: dalle audizioni degli stessi carabinieri che effettuarono i rilievi, apprendiamo che intervennero tre nuclei diversi dell’Arma dei Carabinieri e che le operazioni di rilevamento presero avvio in assenza del Pm e senza la presenza dei Ris. Il cadavere di Scieri fu manipolato per estrarre dal marsupio il telefono cellulare del ragazzo e risalire al suo numero di telefono”.