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Asia Argento, un po’ sabba un po’ sermone la performance Trabalho de Concentracao al Torino Film Festival – VIDEO

Otto fanciulle scalze, con in mezzo proprio la Argento, tutti in t-shirt bianca e gonne lunghe, se ne stanno sedute, come sospese per aria, appoggiate sullo scalino dei sottotitoli. Tremate le streghe son tornate. Le donne scendono sul palco, in piedi, di fronte al pubblico, cominciano a darsi pacche sulle spalle, accennano a qualche passo di danza modello pellirossa, ululano come coyote. Tre di loro si fanno di lato e si piazzano davanti a tre microfoni. Le “lady jesus”, le “lesbian jesus” salveranno il mondo

“Se non era Asia Argento dopo cinque minuti ti saresti alzata ad urlare buuu”. Al 35esimo Torino Film Festival giusto pochi metri fuori dalla porta del cinema Massimo, un giovane lui imbestialito attacca una giovane lei. Meglio lasciar parlare il pubblico, soprattutto quando dentro alla sala si è appena svolta la performance di Asia Argento, Trabalho de Concentracao. Doveva essere uno dei momenti più attesi del festival sotto la Mole. Ma in una sala che poteva contenere 500 persone, sì e no abbiamo contato 100 curiosi di cui almeno un terzo accreditati stampa. Già messa in questi termini il flop, che ha coinvolto almeno una decina di perfomer, tra cui il regista Bertrand Bonello dietro ad un pc a selezionare brani musicali da mettere in sottofondo, è oggettivo.

Tutti leggono online Asia accusatrice di molestie, violenze e vecchi porci, ma quando si tratta di cozzare con l’ “arte” la figlia del celebre Dario sembra come non riuscire mai a congiungere tutti i puntini. Dal regista di Suspiria comunque, questo Trabalho de Concentracao, ritrova uno set di luci tra lo scarlatto e il vermiglione. Una quasi notte horror che è già iniziata quando il pubblico viene fatto entrare in sala. Otto fanciulle scalze, con in mezzo proprio la Argento, tutti in t-shirt bianca e gonne lunghe, se ne stanno sedute, come sospese per aria, appoggiate sullo scalino dei sottotitoli. Pochi secondi ed incomincia il sabba. Tremate le streghe son tornate. Le donne (possiamo dirlo senza essere evirati?) sono tutte ragazze bellissime, scendono sul palco, in piedi, di fronte al pubblico, cominciano a darsi pacche sulle spalle, accennano a qualche passo di danza modello pellirossa, ululano come coyote. Tre di loro si fanno di lato e si piazzano davanti a tre microfoni. Una delle tre, quella in mezzo, è Asia. Lo spettacolo si fa sermone. Le “lady jesus”, le “lesbian jesus” salveranno il mondo. Lo dicono a turno, un po’ come un reverendo dal pulpito della chiesa battista, si danno su la voce, l’una con l’altra. “Viviamo in tempi pericolosi”, dicono. “Arroganza e tribolazioni arriveranno”.

Intanto le ragazze si riuniscono e provvedono mettendosi in cerchio, sedute per terra. Il pubblico, quel poco che c’è, si alza in piedi e la performance non si vede più. Le ultime file si avvicinano al palco. Salta il tappo delle formalità. Chiunque va dovunque. Le ragazze lentamente si rialzano. Click di foto e video con un paio di maschere alla disperata ricerca di fermare il servizio fai da te. Asia risale dagli inferi del pavimento puntando un dito e una mano al cielo a forma di pistola. “Suck it”. Ed è qui che inizia il pezzo forte. Il sabba si trasforma in comunione. L’affronto in  liturgia. La Argento con a fianco le altre due “reverendo” dei primi inni della performance (Emma de Caunes e Joana Preiss) si piazzano al centro del palco, mentre le ragazze rimanenti si aggirano per la sala invitando gli spettatori, uno per uno, donne o uomo che siano, ad avvicinarsi al palco per farsi “benedire” da Asia&Co. Praticamente si mettono tutti in fila. Arrivati davanti alle tre ragazze, i cresimandi ricevono una croce pitturata sulla fronte, oltre ad una litania personalizzata. Una ragazza bionda, dietro di noi, appena tornata dal rito propiziatorio, con tanto di crocetta nera tra le sopracciglia, sostiene di fare l’attrice, e ci dice che “Asia ha detto qualche parola, ma è stanca”, mentre la ragazza di fianco a lei, quella coi capelli corti (la De Caunes ndr) “ha un’energia pazzesca, si percepisce: non che io creda a queste cose, ma qualcosa c’è”. L’ipnosi collettiva coinvolte anche il 61enne Anthony Bourdain, il fidanzato attuale della Argento. In fila anche lui per ricevere la sua croce. In silenzio si accoda anche la direttrice del TFF, Emanuela Martini, i suoi collaboratori Federico Borroni e Claudia Borroni. Non si comprende se c’è da espletare un contratto, o se il transfer collettivo ha funzionato in un amen. Ad ogni modo dopo la tensione dell’inizio tutti si sentono un po’ più purificati e tranquilli. Anche perché la trance collettiva alla fine non è andata oltre l’ora minacciata all’entrata. “Per la libertà di tutti gli spiriti”, chiosa la Argento esausta al microfono. “Donne, uomini, bimbi. Per portare pace qui”. Amen