Lavoro & Precari

Ilva, Calenda: “Enti locali vogliono che chiuda? Lo dicano. Il negoziato si ferma”. Sindacati contro Emiliano: “È infantile”

Calenda durissimo contro il presidente della Regione per l'impugnazione del decreto davanti al Tar: "Fa campagna elettorale sulla pelle di lavoratori e cittadini. C'è il rischio che gli investitori scappino e l'Ilva chiuda". Compatti i sindacati: "Governatore irresponsabile. Il confronto sindacale ha accelerato le opere ambientali ma per Emiliano è dura da accettare e ricorre al Tar"

Il ricorso di Michele Emiliano contro il decreto del governo sul piano ambientale dell’Ilva non piace proprio a nessuno. Anche i sindacati criticano il presidente della Regione Puglia per l’impugnazione davanti al Tar del Lazio della legge firmata da Paolo Gentiloni lo scorso 29 settembre e si schierano con il ministro Carlo Calenda e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che hanno espresso preoccupazione per la mossa che “mette a rischio la vendita”. E il titolare del Mise questa mattina ha annunciato anche lo stop al negoziato tra Am Investco e i sindacati: “Ora dobbiamo attendere la decisione del Tar, che potrebbe decidere anche lo spegnimento degli impianti dell’Ilva. Speriamo che gli investitori ora non scappino”, ha detto a un convegno della Fiom. Secondo il ministro “dagli Enti locali c’è una gestione schizofrenica” e “se Regione e Comune usano tutti i mezzi necessari per far saltare l’Ilva, l’Ilva salta”. “Allora però – aggiunge – Emiliano lo dica in modo chiaro non attraverso i ricorsi ma assumendosene la responsabilità”.

“Stop al negoziato, campagna elettorale su pelle dei lavoratori”
“Sono inutili i tavoli finché non è chiara la situazione. Se il Tar accoglie l’impugnativa, l’amministrazione straordinaria dovrà procedere allo spegnimento dell’Ilva – spiega Calenda – Questo metterà in discussione tutta la riqualificazione e il rilancio del siderurgico di Taranto”. Affermando che un investimento come quello di Am Investco sull’Ilva “non è mai stato fatto nel Sud Italia”, il ministro avverte che “ora c’è il rischio che l’investitore possa pensare di ritirare gli investimenti e scappare a gambe levate”. Per questo, aggiunge, “è inutile andare avanti nella trattativa se non si chiarisce il quadro”. Poi l’attacco frontale ad Emiliano: “Ha detto che i bambini di Taranto gli chiedono di impugnare il decreto, invece io penso che i bambini di Taranto ci chiedono di coprire i parchi, di fare gli investimenti. Qui c’è una campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini”.

Sindacati compatti con il Mise
Duro il commento del segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, per il quale mentre “il confronto sindacale ha accelerato le opere ambientali ma per Emiliano è dura da accettare e ricorre al Tar“. Il leader dei metalmeccanici definisce “grave, infantile e irresponsabile far saltare tutto per propria visibilità”. Commenti simili arrivano dalla Cgil. Per il segretario confederale Maurizio Landini quella di Emiliano è “è una scelta sbagliata” perché “questo non è il momento dei tribunali, c’è una trattativa in corso, è il momento della responsabilità”. Francesca Re David, segretaria della Fiom-Cgil, ribadisce che il ricorso non è “un fatto positivo in una fase così delicata della trattativa”. “C’è uno stanziamento di 2,7 miliardi per l’ambiente – spiega Re David – cosa mai avvenuta prima. In più si stanno avvicinando i tavoli locali che tengono insieme tutte le questioni. Dobbiamo lavorare tutti insieme per raggiungere il miglior risultato possibile”.

“Scenari drammatici”
Per Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, il ricorso al Tar della Regione Puglia “non ha nulla a che fare con la difesa dell’ambiente e della salute”. L’impugnazione, spiega, “può avere conseguenze gravose in termini occupazionali e per paradosso anche dal punto di vista ambientale”. “Qualora il Tar – continua Palombella – dovesse accogliere la suddetta sospensiva si aprirebbero scenari drammatici: fermata dei pochi impianti rimasti in marcia, blocco di qualsiasi risanamento ambientale. Una vera e propria ‘bomba’ produttiva, occupazionale ed ecologica che nessuno sarà in grado di disinnescare”.

La copertura dei parchi
All’interno dei 2,7 miliardi dei quali parla Re David è compresa anche la copertura dei parchi minerari, che i commissari di Ilva hanno deciso di anticipare di tre anni rispetto al piano industriale proposto da ArcelorMittal. I lavori – come aveva rivelato ilfattoquotidiano.it pubblicando anche il progetto – inizieranno a gennaio e dovrebbero concludersi entro la fine del 2020. È prevista la costruzione di due mega hangar che copriranno i 70 ettari di piazzale a cielo aperto sui quali vengono stoccati i minerali poi utilizzati per la produzione dell’acciaio. Un progetto approvato anni fa, già appaltato alla ditta friulana Cimolai ma rimasto chiuso in un cassetto.

Mittal: “Cassa Depositi e Prestiti è la benvenuta”
L’investimento sarà di almeno 365 milioni di euro: Ilva in amministrazione straordinaria anticiperà la cifra e poi verrà rimborsata da Am Investco Italy, che nel frattempo potrebbe aver cambiato la propria composizione. Resta infatti aperta la questione legata alla procedura aperta dall’Antitrust Ue che chiede l’uscita di Marcegaglia dalla cordata. Proprio ieri Aditya Mittal, responsabile Europa di ArcelorMittal, ha aperto all’ingresso in Am Investco di Cassa Depositi e Prestiti o Intesa Sanpaolo: “Sarebbero le benvenute”, ha detto da Parigi durante un incontro con la stampa.