Politica

Rosatellum, il gran pasticcio dei collegi scontenta tutti. E partono le grandi manovre “con chi ha votato la legge”

Il Pd vuole smontare i collegi gestiti dalla Boschi che riescono a irritare perfino Renzi che ironizza su Rignano: "Ma vi pare possibile che stia nel collegio di Livorno? Cioè se io mi candido a Rignano sono capolista a Livorno”. Dove, guarda caso, alle ultime amministrative il Pd è stato sconfitto dal Movimento 5 Stelle. Discoro ripetuto in serata alla Leopolda n.8. L’inversione di marcia non piace a Forza Italia. Brunetta: "No al mercato delle vacche"

Prima il disastro dell’Italicum, smontato dalla Corte Costituzionale che lo ha giudicato illegittimo in alcune parti fondamentali. Adesso il pasticcio dei collegi, appena ridisegnati dopo l’approvazione del Rosatellum, e già destinati ad un tagliando forzato in Parlamento. E’ stato del resto Matteo Renzi in persona a mettere in discussione il lavoro della commissione di esperti, guidata dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva, recepito dal governo nel decreto legislativo varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri e che martedì sarà all’esame delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato per i pareri (obbligatori ma non vincolanti) sul provvedimento. “Ma vi pare possibile che Rignano stia nel collegio di Livorno? – ha lancia il sasso dal treno il segretario del Partito democratico –. Cioè se io mi candido a Rignano sono capolista a Livorno”. Dove, guarda caso, alle ultime amministrative il Pd è stato sconfitto dal Movimento 5 Stelle. Discoro ripetuto in serata alla Leopolda n.8. 
 
INDIETRO TUTTA – Sarà stata anche una battuta, come hanno precisato poi dal Nazareno, ma tra i renziani sono scattate subito le grandi manovre. Sussurrate, inizialmente, solo a taccuini chiusi: “Ci sono alcune cose da cambiare”. Poi, con il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, anche a microfoni accesi: “Sul decreto sui collegi lavoreremo insieme alle altre forze politiche, specie quelle con cui abbiamo approvato la legge elettorale, con uno sguardo attento a leggere le realtà territoriali e senza altre asperità”. Insomma, i nuovi collegi non arriveranno a Natale. Come del resto era già chiaro dopo lo scontro, giovedì, poco prima della riunione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto legislativo, tra la sottosegretaria Maria Elena Boschi, che spingeva per modificare il testo prima della sua trasmissione alle Camere, e il ministro dell’Interno Marco Minniti che, al contrario, si è opposto con forza alla richiesta. Alla fine, la nuova geografia dei collegi arriverà in Parlamento nella versione messa a punto dalla commissione di esperti. Ma la relazione allegata dall’esecutivo al provvedimento, piena di dubbi sul metodo seguito dall’organismo di cui si è avvalso, suona come un invito alle Camere a rimetterci mano. 
 
VEDETEVELA VOI – Anche perché, alcuni elementi “si prestano a valutazione diversa” rispetto a quella della Commissione, si legge nel documento. Sotto la lente del governo finiscono le circoscrizioni per le quali è stato impossibile “fare ricorso ai collegi uninominali del Senato del 1993” (quelli del Mattarellum, ndr).  Come nel caso di Civitavecchia: “La Commissione ha previsto lo spostamento di un Comune della città metropolitana di Roma Capitale nella provincia di Viterbo”. Ma, osserva la relazione, “per evitare la lesione dell’integrità di entrambe le unità amministrative”, lo stesso effetto si sarebbe ottenuto spostando “alcuni comuni di Viterbo ricadenti nel collegio di Civitavecchia nel collegio della loro provincia”. E non finisce qui. Tra le criticità la relazione inserisce anche il caso della Toscana. La regione, neanche a dirlo, di Renzi e della Boschi. Qui “l’aggregazione dei collegi uninominali è stata effettuata accorpando collegi di province diverse, come Prato e Firenze, separando collegi appartenenti alla stessa città metropolitana come Empoli”. Casistica nella quale sembra rientrare pure la vicenda Rignano-Firenze-Livorno richiamata dal segretario Pd. Una scelta, quella della commissione di esperti, fatta peraltro “in presenza della possibilità di realizzare aggregazioni più rispettose del criterio oggettivo delle unità amministrative”, aggiunge la relazione.
 
FERMI TUTTI – Insomma, un’inversione di marcia che non è piaciuta più di tanto a Forza Italia. Nel partito di Silvio Berlusconi, che con i dem ha condiviso l’impianto e l’approvazione del Rosatellum,  dopo aver letto il decreto legislativo partorito dal governo, hanno iniziato a  fiutare aria di fregatura. Non ha caso, il capogruppo azzurro a Montecitorio, Renato Brunetta, non ha perso tempo ad avvisare il Pd. Con un secco No al “mercato delle vacche” per favorire i partiti di maggioranza. Prima che il collega di partito, Fabrizio Di Stefano, lanciasse ai dem l’ultima bordata. “Alla fine è partito il contrordine di Renzi dal treno – ironizza – . Ma è mai possibile che prima si fanno una legge boomerang e ora sbagliano pure i collegi?”. Il pasticcio è servito.