Politica

Renzi a Porta a Porta: “Alla nostra sinistra 29 sigle, con alcune si può ragionare. No all’articolo 18 per accordarsi con Mdp”

Alla vigilia dell'udienza davanti alla Cedu, il segretario del Pd ribadisce quanto detto da Floris: "Spero che Berlusconi riesca a candidarsi. Lo sfiderò nello stesso collegio, visto che parlano di accordi segreti". Contro Di Maio, invece, "metterò un ricercatore" visto che "lui è il candidato premier del partito dei no vax". Apre alle richieste di Campo Progressista e Ap, ma mette paletti sul Jobs Act. E ribadisce: "Il candidato premier del Pd sono io"

Porte aperte a tutti, ma nessuna abiura anche perché “dobbiamo scrivere una pagina nuova, non sul passato”. Matteo Renzi si accomoda nel salotto di Porta a Porta e parla di alleanze e programma, tracciando con questi ultimi un abbozzo di coalizione. “La mediazione sì, l’abiura no. Noi siamo pronti: nessuno potrà dire a Fassino che non ci crede. Da qui al 3 dicembre teniamo la porta aperta, pronti a fare di tutto e discutere – dice – ma siamo sicuri che dall’altra parte sia lo stesso?”.

I sì a Pisapia e Ap. E il no a Mdp sull’art. 18 – E quindi: sì al superticket nella manovra che ha chiesto Giuliano Pisapia, pur specificando che se il Partito Democratico fosse da solo “non lo farei”. Ma “per l’accordo sono pronto a farmi caricod i alcune richieste degli altri”. Così dall’altra parte, quella centrista di Alternativa Popolare, se chiedono il bonus bebè “io son più d’accordo nel rimetterlo che non nel tenerlo fuori”. Sul biotestamento, che andrebbe calendarizzato al Senato ma ad Ap non piace, solo un generico “spero si possa chiudere in questa legislatura”. L’alt è sulla richiesta di Mdp di Bersani e D’Alema: “Non sono disposto a reinserire l’articolo 18 per fare l’accordo con loro. Se mi viene chiesto di scrivere una pagina bianca per il futuro, pensare a come rendere stabili i posti di lavoro – dice il segretario del Pd – io ci sto. Ma non chiedetemi di abiurare su articolo 18 e 80 euro”.

“Io il candidato premier del Pd” – Ma lo sguardo a sinistra del Pd è aperto, assicura perché “ci sono 29 sigle” e spera che “con alcune di loro si possa fare un ragionamento serio”. Partendo da due punti fermi. Il primo: “Chi conosce questa legge elettorale sappia che, numeri alla mano, il Pd sarà il baricentro della prossima legislatura. Perché la sommatoria dei collegi e del proporzionale ci darà un ruolo fondamentale”. Due: “Il candidato premier? Lo abbiamo già fatto, nella sostanza. Una cosa è quello che vale per il partito, dove è una decisione che prendono gli elettori delle primarie. Il candidato premier del Pd lo scelgono gli elettori delle primarie, il candidato premier della coalizione lo sceglie il Presidente della Repubblica”, scandisce.

“Mi piacerebbe se Berlusconi potesse candidarsi” – Lui sarà della partita direttamente, promette. Confermando a poche ore dall’udienza davanti alla Cedu quando aveva già detto nello studio di Giovanni Floris ribadisce: “Mi piacerebbe se Berlusconi potesse candidarsi”. E se ciò fosse possibile, si candiderebbe nel suo stesso collegio: “Contro di lui, visto che parlano di accordi segreti”. A sfidare Luigi Di Maio, candidato premier del M5s non ci pensa: “Dovunque Di Maio decida di candidarsi noi metteremo un giovane o una giovane ricercatrice perché contro il capo del partito dei no vax e delle scie chimiche ci vuole un giovane laureato. Per dire che noi siamo per la scienza – afferma – Appena ci farà sapere dove si candiderà metteremo un giovane della sua età che possa dare alla gente la possibilità di scegliere”.

Jobs Act? “Ragioniamo su tempo indeterminato” – Oltre a superticket e bonus bebè in manovra, per il programma che porterà alle urne in primavera, apre anche sul Jobs Act con confine invalicabile sull’articolo 18. “La questione del Jobs Act la possiamo affrontare per il futuro. Se vediamo la dinamica degli assunti col Jobs Act, io dico che è vero, e riconosco pure io, che via via che scendevano gli incentivi, era maggiore la percentuale degli assunti a tempo determinato che non a tempo indeterminato – ammette il segretario del Pd – E allora se Mdp o Ap chiedono di fare un tavolo e discutere di come far sì che si possa aumentare il numero dei lavoratori e che possano essere il più possibile a tempo indeterminato, io ci sto”.