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Regionali Sicilia, Cancelleri e la spinta da sinistra: gli elettori Pd anti-Musumeci premiano il candidato M5s col disgiunto

Con i dati di un terzo delle schede il candidato Cinquestelle ha raccolto 7 punti in più della sua lista, ferma a un più "normale" 28 per cento. E 7 per cento è più o meno la stessa forbice che separa Micari dalla sua coalizione. L'insieme del centrodestra, invece, ha praticamente gli stessi voti del suo "quasi presidente"

Disgiunto doveva essere e disgiunto è stato. Ma non nelle modalità immaginate. O meglio non totalmente. Quando lo spoglio per le elezioni regionali siciliane è ancora in corso, emerge un fenomeno dai numeri a disposizione: una percentuale di elettori che ha votato per un candidato governatore diverso rispetto a quello al quale era collegato l’aspirante consigliere regionale scelto con la preferenza.

Un ragionamento che va fatto con le cautele del caso perché lo spoglio va molto a rilento e per i flussi esatti servirà aspettare almeno un giorno, se non di più. Ma quando è stata scrutinata la metà delle 5300 sezioni siciliane, viene fuori una fetta di elettori non piccola che ha scelto il cosiddetto voto disgiunto: intorno all’8% dei voti. E a sorpresa il primo beneficiario del fenomeno è Giancarlo Cancelleri. L’aspirante governatore del Movimento 5 Stelle è attualmente secondo con poco più del 35% dei voti: a un terzo dello spoglio, quindi, i pentastellati sono dati per perdenti dietro a Nello Musumeci del centrodestra a quota 39%. L’affluenza è stata molto bassa (46%, poco più di 2 milioni e 200mila elettori) quindi alla fine a incoronare il vincitore sarà un vantaggio di circa quaranta/cinquantamila voti.

Già a questo punto, però, è possibile notare come Cancelleri abbia circa sette punti percentuali in più rispetto al risultato della lista del Movimento 5 Stelle, ferma a quota 28%. Più o meno la stessa forbice che separa Fabrizio Micari, il candidato del centrosinistra dato al 18%, dalla percentuale raccolta dalle sue liste. La coalizione guidata dal Pd e da Ap di Angelino Alfano, infatti, si attesterebbe intorno al 26%. I dem, in questo senso, sono dati al 14: risultato in linea con quello registrato nel 2012 (13%) quando Rosario Crocetta vinse le elezioni. A pesare sul flop del centrosinistra quindi sarebbero essenzialmente due fattori: il flop delle altre liste, che rimarrebbero tutte fuori dall’Assemblea regionale siciliana non raggiungendo la soglia di sbarramento del 5%. Prima grande esclusa: Ap di Alfano, corteggiatissimo in estate e casus belli della spaccatura con Mdp e Sinistra Italiana. E poi, ovviamente, proprio il voto disgiunto: è probabile che una percentuale minima – circa l’1% – di elettori del centrosinistra abbia votato come presidente Claudio Fava, l’aspirante governatore dei bersaniani, dato intorno al 6%, con la sua lista – Cento passi per la Sicilia – al 5,20%.

Il resto, cioè circa il 7% degli elettori delle liste del centrosinistra, ha preferito dare la propria preferenza a Cancelleri. E questo probabilmente perché Micari era dato indietro da praticamente tutti i sondaggi: il voto utile, alla fine, ha premiato il candidato del M5s, percepito probabilmente come unico argine al ritorno del centrodestra.

Un bonus che però sembra non essere bastato a Cancelleri. Da tutto il giorno al quartier generale del M5s a Caltanissetta, attivisti e membri della comunicazione rivendicano l’ottimo risultato della lista. E in effetti, se la proporzione dello scrutinio delle liste dovesse continuare ad essere questa, il M5s si attesterebbe in assoluto come prima forza politica della Sicilia con circa il 28%. Un risultato che è superiore di ben dieci punti rispetto a quello di cinque anni fa: all’epoca, però, il Movimento di Beppe Grillo fece registrare il suo primo exploit nazionale. Già alle politiche del 2013, i pentastellati migliorarono quella percentuale, raggiungendo il record del 33% sull’isola nelle liste per la Camera: in questo senso il 28% di oggi sarebbe un passo indietro.

Discorso opposto per il centrodestra, dove Musumeci pare avviato verso la vittoria con quasi il 38%. Un risultato che – se fosse confermato – sarebbe legato totalmente alla forza delle liste. La coalizione di centrodestra ha praticamente gli stessi voti del suo candidato presidente senza nessun exploit singolo: supererebbero la soglia di sbarramento l’Udc, che ha accolto molti alfaniani in fuga dal centrosinistra, i Popolari e Autonomisti, cioè la lista di Saverio Romano, Diventerà Bellissima, e rischia di farlo persino Noi con Salvini, la costola meridionale della Lega. Insomma, ad avvantaggiare Musumeci sarebbe la solidità della coalizione che in termini di voti fa registrare un solo vero risultato a doppia cifra: quello di Forza Italia, che tornerebbe a superare il Pd. E che in campagna elettorale era finita sotto attacco per la massiccia presenza di candidati indagati, condannati, in un caso persino agli arresti: sono i cosiddetti impresentabili. Presenti in quasi tutte le liste, ma soprattutto in quelle di centrodestra. “I loro nomi li ho appresi dai giornali. Basta non votarli“, aveva detto Musumeci. I suoi elettori sembrano non averlo ascoltato.