Ambiente & Veleni

Toscana, la discarica raddoppia? Per convincere la Regione Pd l’azienda manda il tecnico. Che è vicesindaco di Pisa col Pd

Il caso dell'impianto tra i colli di Volterra della cui chiusura si parla da vent'anni. Ma ora la società vuole conferire un altro milione di tonnellate di rifiuti perché, assicura il sindaco di Pomarance, porta soldi e lavoro. Ma le anomalie (e i possibili conflitti d'interessi) non mancano

La Regione Toscana si prepara ad autorizzare l’ampliamento della discarica di Bulera, della cui chiusura si parlava già quasi 20 anni fa, in un quadro che però è pieno di anomalie: controlli ambientali ancora incompleti, potenziali conflitti di interesse, situazioni inopportune. Il luogo scelto si trova a Pomarance, in provincia di Pisa, e nel tempo ha già ingoiato anche scarti pieni di arsenico, amianto e fanghi contaminati da mercurio. E’ stato tenuto in vita per quasi vent’anni – dal 1999 – da diverse proroghe. Ora la società proprietaria, la Scl, chiede di seppellire lì dentro un altro milione di tonnellate di rifiuti speciali, in parte pericolosi, da qui al 2026. In cambio ha promesso occupazione e investimenti, ma senza autorizzazione della Regione, aveva detto al Fattoquotidiano.it il presidente di Scl Attilio Pellero mesi fa, “cade tutto, perché le risorse da investire dovrebbero venire in parte dalla discarica: l’alternativa sarà il Sud America”.

Possibili conflitti di interessi
In questa storia un po’ ingarbugliata un aspetto riguarda la responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Pomarance. L’architetta Roberta Costagli, infatti, da una parte firma pareri tecnici e rappresenta l’amministrazione in Regione. Dall’altra suo figlio lavora per la Scl, che – come detto – se non ottenesse i permessi, lascerebbe la Toscana. Coincidenza che non è affatto prova della mancanza di professionalità e obiettività della dirigente, ma che da sola potrebbe invalidare tutta la procedura autorizzativa. L’Anac, l’autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, già nel 2015 aveva chiarito in un parere – in cui richiamava varie leggi in materia – che il dipendente pubblico dovrebbe dichiarare la sua posizione di potenziale conflitto di interessi e astenersi in via precauzionale da tutte le decisioni o attività “che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale”. Contattato da ilfatto.it, il sindaco di Pomarance Loris Martignoni – eletto con una lista civica – respinge ogni critica: “Siamo pienamente convinti della liceità. Qui non vedo un interesse personale”. L’architetta Costagli precisa: “Mi ero già confrontata su questo aspetto con l’avvocato. Il fatto che mio figlio lavori lì non credo c’entri nulla, perché non c’è soggettività nel rilasciare pareri tecnici. Se ho sbagliato lo dirà un giudice e comunque l’ho fatto in buona fede”.

No al consiglio comunale aperto
Nel frattempo il sindaco Martignoni ha respinto la richiesta di un consiglio comunale aperto, nonostante le quasi 1.300 firme contro l’ampliamento della discarica in un territorio che fa poche decine di migliaia di abitanti. “Anche una direttiva europea di pochi mesi fa sollecita il coinvolgimento dei cittadini in questi casi –  spiega Rita Guidugli, insegnante in pensione che sta guidando la protesta – ma la nostra lettera è rimasta senza risposte ufficiali. Il sindaco, attraverso una telefonata della sua segretaria, si è reso disponibile solo per un incontro privato”. Martignoni resta della sua idea: “Penso che in questa fase finale il consiglio comunale aperto non servirebbe a risolvere la questione. Abbiamo avuto tempo per parlarci e comunque è difficile dialogare con persone che affrontano la cosa in maniera non tecnica, sollevando obiezioni strumentali, non esatte e non qualificate”.

Opportunità politica?
Non sono le uniche anomalie di questa storia. Alla conferenza dei servizi che si sta occupando dell’iter autorizzativo, infatti, in rappresentanza dell’azienda partecipa anche l’ingegner Paolo Ghezzi. È il progettista della Scl per l’ampliamento della discarica. Ma nella vita fa anche il vicesindaco del Comune di Pisa. Eletto con una lista civica, governa la città con il centrosinistra a guida Partito democratico. Allo stesso tempo, per l’impianto di Bulera, si interfaccia con la Regione, anch’essa sostenuta da una maggioranza di centrosinistra in larghissima parte rappresentata dal Partito Democratico, anche dopo la fuoriuscita del governatore Enrico Rossi, che ha fondato Mdp. La Regione nel 2016 ha aperto la strada al nuovo progetto attraverso un accordo proprio tra Rossi e la Scl, firmato anche da Comune di Pomarance e sindacati. Se la coincidenza non basta a mettere in dubbio la professionalità dell’ingegnere, rimane però una questione di convenienza e di opportunità, anche politica. “Io faccio l’ingegnere di professione e non mischio le due cose – assicura Ghezzi a IlFatto.it Sono vent’anni che non mi pongo questioni del genere, se non quelle di giusta considerazione dei rapporti corretti tra le parti. Non ho mai attivato nessun tipo di elemento di conflitto tra la mia attività di ingegnere e quella amministrativa, né ho mai parlato direttamente con amministratori in tal senso. E il rapporto con la Scl va avanti da 15 anni”.

Criticità ambientali
Alle criticità politiche, poi, si sommano quelle ambientali, che ilFatto.it aveva già raccontato a giugno. I cittadini si dicono preoccupati per le tipologie di rifiuti che dovrebbero arrivare a Bulera prima della sua chiusura definitiva: il 20 per cento delle oltre mille tonnellate di scarti, infatti, dovrebbero essere pericolosi. Dunque anche tossici e cancerogeni, in un’area a rischio sismico e vicina a un affluente del fiume Cecina già inquinato da arsenico. “All’inizio di ottobre nell’area c’è stata una scossa di terremoto di magnitudo 3.0, con epicentro proprio nella zona della discarica – spiega Guidugli – Una faglia passa lì vicino e questo ci fa interrogare sulla stabilità del versante dove si trova il sito”.

E poi c’è il fatto che a distanza di mesi, l’Arpa Toscana non ha effettuato valutazioni sul problema dell’inquinamento atmosferico che genererà nell’abitato vicino l’andirivieni di camion carichi di rifiuti. I mezzi, infatti, per arrivare alla discarica di Bulera dovrebbero passare nel 95 per cento dei casi in mezzo al paese di Saline, frazione del comune di Volterra. “Solo nel 2015 sono transitati davanti alle abitazioni e ai negozi, a 100 metri dalla scuola, circa 5mila camion carichi di rifiuti in arrivo da ogni parte d’Italia. L’Arpa ha detto che le rilevazioni le farà adesso, ma ci chiediamo come, visto che al momento la discarica è ferma e che la centralina per la qualità dell’aria si trova in un altro Comune, a chilometri di distanza”, spiega la consigliera comunale di Saline Tiziana Garfagnini. Per il sindaco Martignoni “non ci sono criticità tecniche”. Nel 2016 aveva firmato un accordo per chiudere la discarica solo dopo lo smaltimento di un’altra montagna di rifiuti. “Questa è l’unica soluzione per assicurare la chiusura del sito – rivendica ora il sindaco – garantendone la corretta gestione e la sicurezza e assicurando allo stesso tempo la permanenza sul territorio di un’azienda che può generare uno sviluppo economico importante”.