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Il burro sta finendo. E ora come faranno i francesi?

di Federico Iarlori

Non serve ricordare la mitica (e controversa) scena di sodomia in “Ultimo tango a Parigi” per decretare che non c’è cosa più rappresentativa del burro quando si vuole evocare la Douce France. Primo consumatore in Europa, chi, come me, in Francia ci vive, conosce bene quella sensazione di imbarazzo (della scelta) che si prova quando ci si ritrova di fronte al reparto burro di un supermercato: non solo la varietà di marche – dalla multinazionale a quella regionale a quella bio – è sorprendente, ma sono proprio i diversi tipi di burro a sorprendere il consumatore che non ci è abituato.

C’è quello dolce, oppure quello salato, oppure quello “démi-sel (che è una via di mezzo). E che dire della leccornia per eccellenza: il burro con i cristalli di sale grosso di Guérande? In effetti, è difficile trovare una ricetta francese che non contempli l’uso del burro, dal famoso croissant alla blanquette de veau (lo spezzatino di vitello), il burro è un must dal quale non si può prescindere. Per non parlare della famigerata tartine, compagna inseparabile del caffè nei bistrot a colazione: pane, burro e basta.

In questi giorni, però, c’è davvero poco da scegliere e i reparti dei supermercati sono quasi vuoti. Cosa sta succedendo? Semplice: un abbassamento della produzione di latte, a quanto pare, che però secondo il ministro dellAgricoltura Stéphane Travert, tornerà presto a salire. Secondo un articolo pubblicato sul quotidiano Le Figaro, però, la questione è un po’ più complessa ed è sintomatica della difficoltà delle trattative tra le cooperative del latte e la grande distribuzione. La “rigidità” dei supermercati in Francia, infatti, che fissano il prezzo del prodotto una volta all’anno – a febbraio, nel caso del burro – non permette di adattarne il prezzo di volta in volta.

Bene: da febbraio a oggi il prezzo del burro è quasi duplicato. Così, mentre i grossisti hanno aumentato i prezzi, i supermercati hanno continuato a vendere il burro a un prezzo minore, cosa che spiegherebbe perché i reparti ora sono quasi vuoti. Nell’attesa che la situazione torni alla normalità, i francesi – che, detta in tutta sincerità, non ritenevo così furbi – si sono ingegnati per approfittare di questo momento di crisi.

Su Le Bon coin, il famoso sito internet francese dove chiunque può mettere in vendita qualunque cosa, è tutto un pullulare di annunci di chi vende il suo panetto di burro. C’è chi addirittura ha il coraggio di vendere un panetto di burro già aperto: al signore in questione “ne restano circa 350 grammi”, dice l’annuncio, e ve li vende alla modica cifra di 50 euro. Tra gli annunci anche quello di chi vende per 5 euro un pezzo di pane con il burro sopra “acquistato non più di una settimana fa”.

Ma i francesi non sono costretti a farsi fregare su Le Bon coin. Possono anche farsi furbi e seguire una delle tante ricette on line per fabbricarsi il burro in casa. Vista la taccagneria che c’è nell’aria e il valore sul mercato di quello che è già stato ribattezzato “l’oro giallo”, chissà che non comincino a prenderci gusto, anche quando la crisi sarà finita.