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Emiliano vs Renzi: “Treno Pd? Non conosco gli orari e non so dove prenderlo. Mozione contro Visco? Non è modo di fare politica”

Salire sul treno di Renzi? Non so bene gli orari, non so esattamente dove sia possibile prenderlo. È tutto un po’ abbastanza improvvisato”. Con questa battuta al fiele il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, risponde al conduttore Giovanni Floris, nel corso di Dimartedì (La7), a proposito del treno Pd che per due mesi porterà il segretario dem, Matteo Renzi, in giro per l’Italia in una “campagna di ascolto”. Emiliano critica anche la posizione del suo partito sul caso di Bankitalia, il cui governatore, Vincenzo Visco, è stato oggetto di una mozione presentata a sorpresa dal Pd, perché accusato di gestione insufficiente delle crisi bancarie: “Siamo tutti a bocca aperta. In pochi minuti, senza alcuna consultazione e riflessione, si è deciso di aprire uno scontro istituzionale molto forte. Non c’è stato alcun ragionamento collettivo. Siamo alle solite, cioè in un luogo dove si reagisce di pancia e d’istinto. Evidentemente il segretario del Pd ha avuto delle intuizioni rispetto a quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni. E si è lanciato questo avvertimento ad altissimo target. Questo mi addolora moltissimo, perché non è questo il modo di fare politica nel partito di maggioranza del Paese“. “Ma allora perché non esce dal Pd e non ha fatto un gesto di rottura?”, chiede la giornalista dell’Huffington Post, Maria Antonietta Calabrò. Emiliano risponde: “Un mio gesto di rottura è stato, per esempio, quello di fare dentro il Pd, che è l’unico partito possibile della sinistra, una battaglia difficile, anche con infortuni fisici, fino in fondo, dicendo la verità e non dando vita semplicemente ad altre forze politiche, perché si teme di non poter proseguire la carriera con un seggio qui e un seggio là. La sinistra è una cosa che merita rispetto e non può essere confusa con una scissione per pure ragioni di collocamento personale“. Critica dura anche al Rosatellum Bis: “Fa paura a tutti, non c’è dubbio. Bisognava fare una legge elettorale che consentisse agli italiani di scegliere tutti i deputati, ma purtroppo questa indicazione della Corte Costituzionale non è stata rispettata. Si è fatto il solito compromesso tra le ragioni degli uni e le ragioni degli altri. Il risultato non lascia soddisfatto praticamente nessuno. Che questa sia la legge migliore lo escludo”