Scienza

Buchi neri, scoperti e analizzati i segreti dei più distanti. Un italiano a capo del team: “La nuova astronomia è realtà”

I ricercatori hanno analizzato i segnali delle onde gravitazionali prodotti durante quattro eventi di collisione fra coppie di buchi neri e rivelati nel 2015 e nel 2017 dall’osservatorio americano Ligo. L'analisi pubblicata su Nature è stata coordinata dall’italiano Alberto Vecchio, dell’università di Birmingham, e da Ben Farr, dell’università di Chicago

La nuova astronomia diventa realtà dopo la scoperta delle onde gravitazionali: permetterà di esplorare alcuni dei fenomeni più misteriosi dell’universo, come i buchi neri. Lo indica l’analisi dei segnali registrati nel 2015 e nel 2017 che ha rivelato i segreti dei buchi più distanti, esterni alla Via Lattea. Pubblicata su Nature, l’analisi si deve al gruppo coordinato dall’italiano Alberto Vecchio, dell’università britannica di Birmingham, e da Ben Farr, dell’università americana di Chicago.

Per Vecchio l’astronomia gravitazionale è già reale: lo è diventata “il 14 settembre del 2015 con la prima osservazione delle onde gravitazionali” ossia le ‘vibrazioni’ dello spazio tempo originate da fenomeni violenti, come collisioni di buchi neri e supernovae, fino al Big Bang. “Questo lavoro è un esempio delle nuove informazioni che possiamo trarre sull’universo”, ha detto all’Ansa il fisico italiano. “La disciplina è importante – ha aggiunto – perché ci permette di osservare fenomeni nell’universo che non possiamo vedere in nessun altro modo”. Per esempio “i buchi neri sono oggetti fatti di pura gravità, e le onde gravitazionali sono il linguaggio della gravità: l’unico modo in cui questi oggetti comunicano direttamente con noi”.

I ricercatori hanno analizzato i segnali delle onde gravitazionali prodotti durante quattro eventi di collisione fra coppie di buchi neri e rivelati nel 2015 e nel 2017 dall’osservatorio americano Ligo che “ci ha dato delle informazioni sulle proprietà di ogni sistema di buchi neri” e ora, ha spiegato Vecchio, “possiamo metterle insieme per capire cosa ha originato la popolazione di questi oggetti cosmici”.

I dati, ha aggiunto il fisico, sembrano confermare lo scenario secondo cui i buchi neri dei sistemi binari “si formino in abbondanza” dal collasso di stelle che si trovano in un ambiente molto ricco di astri, e che, “data l’alta densità di questi corpi, due buchi neri si possano trovare sufficientemente vicini per ‘catturarsi’ e dar vita ad un sistema binario”. Secondo un’altra teoria invece i buchi neri nei sistemi binari si formerebbero già in coppia: ossia nascerebbero dal collasso di due stelle molto massive che orbitano in un sistema binario. Tuttavia, per confermare l’ipotesi e riuscire a comprendere definitivamente l’origine dei buchi neri i ricercatori attendono altri dati sulle onde gravitazionali e stimano che l’analisi di altri dieci eventi potrebbe sciogliere ogni dubbio.

Lo studio pubblicato da Nature