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Il prezzo della vaniglia è alle stelle, il gelato costa di più. E intanto, in Madagascar…

Preoccuparsi di un cono quando sull'isola africana il ciclone di marzo ha provocato oltre 500 mila sfollati forse è da egoisti occidentali, ma il grosso guaio dalle parti di Antananarivo ha dimostrato a tutti gli operatori del settore che il re è nudo: quanto conviene, infatti, affidare il mercato di un singolo bene a un solo Paese così egemone?

Può un battito d’ali di una farfalla provocare un uragano dall’altra parte del mondo? Di sicuro, un ciclone in Madagascar può provocare l’aumento vertiginoso del prezzo di uno degli ingredienti più richiesti al mondo: la vaniglia. Nel corso del 2017, un ciclone dagli effetti devastanti si è abbattuto sulla grande isola africana, portando i preziosi baccelli di vaniglia a costare l’esorbitante cifra di 600 dollari al chilogrammo. Il Financial Times, in un lungo e documentato articolo, ha raccontato l’anno vissuto pericolosamente dall’aroma più comune al mondo, che proprio in Madagascar ha la sua patria per eccellenza. Basti pensare che, nel 2014, sulle 7746 tonnellate prodotte in tutto il mondo, 3719 venivano proprio da lì, con l’Indonesia a seguire con 2000 e altri paesi come Papua Nuova Guinea e Messico staccatissimi.

L’impennata dei prezzi non è una notizia da poco e influisce sulle nostre vite più di quanto si possa immaginare, a cominciare da una cosa semplicissima come il gelato. Il gusto vaniglia, se è fatto con vaniglia vera, non può costare quanto costava prima e se il vostro gelataio di fiducia continua a vendervi un cono a 2 euro o giù di lì, sappiate che non è genuino come vuole farvi credere. La catena inglese di gelaterie Oddono, per esempio, è famosa proprio per gli ingredienti doc, tanto che ha aumentato il prezzo del gusto Vaniglia del Madagascar e Baobab, mentre Oppo, altra catena che fa ottimi gelati con poche calorie rispetto ai competitor grazie all’utilizzo di dolcificanti naturali come la stevia, ha dovuto addirittura eliminare temporaneamente il gusto vaniglia dal menu.

Certo, preoccuparsi di un gelato quando in Madagascar il ciclone di marzo ha provocato oltre 500 mila sfollati forse è da egoisti occidentali, ma il grosso guaio dalle parti di Antananarivo ha dimostrato a tutti gli operatori del settore che il re è nudo: quanto conviene, infatti, affidare il mercato di un singolo bene a un solo Paese così egemone? Il prezzo ora è “sceso” a 500 dollari al chilo, ma le scorte sono assai limitate. Intendiamoci: solo l’1% degli aromi alla vaniglia presenti nei cibi o nei cosmetici vengono dalla vera vaniglia, visto che l’utilizzo della vanillina chimica è assai diffuso, nonostante un trend che negli ultimi anni ha spinto molte aziende (per fortuna) a ricorrere di nuovo ai preziosi baccelli.

Dall’altro lato del mondo, sulla grande isola al largo delle coste sud-orientali dell’Africa, i produttori stanno provando a rispondere all’impennata piantando di più, ma ci vorrà tempo perché l’agricoltura richiede pazienza. Cosa fare nel frattempo, dunque? Tim McCollum, fondatore di Madécasse Chocolate & Vanilla, che offre questi prodotti provenienti dal Madagascar, interpellato dal Financial Times frena gli entusiasmi: “Passeranno tre o quattro anni prima che il mercato ritorni al livello sostenibile di 100-150 dollari al chilo”.

Un disastro su tutta la linea? Non esattamente. Per la prima volta nella loro vita, i contadini malgasci stanno guadagnando abbastanza denaro da costruire case di cemento e non di legno di palma, e possono mandare i figli a scuola anche dopo il “secondo grado”. Vuoi vedere che alla fine spendere qualche euro in più per un gelato non è poi così male?