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Brexit, ministero dell’Interno britannico scrive ai cittadini Ue: “Lasciate il Paese o vi arrestiamo”. Ma era un errore

L'Home Office si è "scusato" per le missive, inviate a un centinaio di persone, in cui li definiva "passibili di incarcerazione" e intimava loro di andarsene entro un mese o avrebbe dato "direttive per l'allontanamento". Lo status dei non britannici è cruciale nei negoziati sull'uscita di Londra dall'Unione

Il ministero dell’Interno britannico ha inviato “per errore” a un centinaio di cittadini Ue una lettera che ordinava loro di lasciare il Paese pena l’arresto. Poi l’Home Office si è scusato, spiegando di aver aperto un’indagine per capire come sia potuto succedere. La vicenda è stata resa pubblica da un’accademica finlandese che ha pubblicato la missiva sui social network chiedendo chiarimenti sulla minaccia di “deportazione“. Le lettere sostenevano che l’amministrazione aveva deciso di “allontanare” il destinatario, definito “passibile di incarcerazione”, “in accordo con la sezione 10 dell’Immigration and asylum act del 1999”. E aggiungevano che se non avesse lasciato il Paese entro un mese l’Home Office avrebbe dato “direttive per l’allontanamento”.

La docente, Eva Johanna Holmberg, sposata con un cittadino britannico e residente nel Regno Unito da cinque anni, è stata chiamata da un funzionario dell’Home Office che si è “scusato profusamente” ma, nota il Guardian, “non ha confermato che il governo coprirà le spese legali da lei sostenute, circa 3.800 sterline”.

Il tutto accade mentre sono in corso i negoziati tra il governo May e la Commissione Ue sulla Brexit. E i cittadini degli altri Paesi Ue residenti in Gran Bretagna sono tra i temi al centro delle discussioni. La scorsa settimana il governo May ha fatto sapere di aver proposto che ai turisti che visiteranno il Paese dal resto d’Europa non sia richiesto il visto, mentre quanti vogliono lavorare, studiare o trasferirsi nel Paese dovranno richiedere un permesso. Per chi è già residente, era invece stato garantito, non cambierà nulla. Ma molti cittadini Ue hanno inviato al ministero domande di conferma del proprio status.