Mafie

Mafie, Dia: “Nell’ultimo anno analizzate più di 110mila segnalazioni di operazioni finanziarie sospette”

I dati contenuti in un comunicato della Direziona Investigativa Antimafia: oltre 23mila segnalazioni sono state poi trasmesse alla Procura Nazionale Antimafia perché potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata. Sottratti alla criminalità organizzata beni per oltre 600 milioni di euro

Oltre 110mila segnalazioni di operazioni finanziarie sospette sono state analizzate nell’ultimo anno dalla Direzione Investigativa Antimafia. Di queste, oltre 23mila sono state trasmesse alla Procura Nazionale Antimafia perché potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata. Inoltre, sono stati sottratti alla criminalità organizzata beni per oltre 600 milioni di euro. Sono i numeri contenuti nell’ultimo un comunicato della Dia, in merito al potenziamento delle attività investigative finalizzate ad anticipare i rischi di infiltrazioni mafiose.

La Dia è riuscita quindi ad analizzare tutte le segnalazioni pervenute dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia. A tali segnalazioni, spiega la nota, corrispondono 486.952 operazioni finanziarie, di cui oltre 100mila sono contraddistinte dal “ricorso al contante”, riferibili a un importo pari a 9 miliardi di euro. Delle oltre 23mila operazioni sospette che sono state poi trasmesse all’Antimafia, circa 4mila (riferibili ad oltre 25mila transazioni) sono confluite direttamente, su impulso della Procura, in investigazioni penali in corso, per un volume finanziario che supera i 6 miliardi di euro.

La dimensione complessiva del fenomeno è percepibile dai dati diffusi dall’Unità di Informazione Finanziaria nel suo ultimo rapporto annuale, dove viene stimato, per il 2016, come l’importo totale delle transazioni effettivamente eseguite riguardanti le segnalazioni di operazioni sospette superi gli 88 miliardi di euro, che sfiorano i 155 miliardi qualora si considerino anche le operazioni tentate. I dati mostrano anche la ripartizione geografica di tali operazioni, che evidenziano una concentrazione maggiore nel nord Italia (46%), cui seguono il Sud (23%), il Centro (20%) e le Isole (7%).