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Tour de France 2017, Chris Froome fra i grandi: fa poker a carte scoperte

Il Tour de France 2017 va in archivio come il quarto dell’era Chris Froome. Il britannico della Sky saluta la compagnia di Philippe Thys, Louison Bobet e Greg Lemond, vincitori di tre Giri di Francia e guarda già ai primatisti con cinque successi: Jaques Anquetil, Eddie Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain. Insomma è tra i grandissimi Chris Froome, i numeri dicono questo, ma sfido chiunque a ricordarne un’impresa degna di tale nome.

Fasi di dominio, il Tour soprattutto, ne ha viste tante, tutte legate ai campioni che ne hanno fatto la storia. La domanda è: Froome che storia ha fatto e farà? La “frullata”, caratteristica che lo contraddistingueva, è venuta meno in questo Tour, non c’è stato bisogno di accelerare. Il britannico ha vinto grazie alla regolarità e alle cronometro e ciò è incredibile a dirsi, in un Tour con soli 36,5 chilometri contro il tempo.

Giocando ad eliminare i distacchi delle prove contro il tempo viene fuori una classifica con Rigoberto Uran primo, Romain Bardet secondo a soli 6 secondi e Froome terzo a 22 secondi, Mikel Landa a 1 minuto e 2 secondi (pur avendo fatto il gregario) e infine Fabio Aru a 1 minuto e 37 secondi. Questo dato fa capire che le forze in salita erano davvero simili ma la vera differenza a questo punto l’ha fatta la squadra, la Sky.

Sempre lì a scandire il ritmo, a evitare scatti pericolosi che, un Froome più solo, avrebbe subito certamente. Landa che arriva quarto, dopo tanto lavoro per il capitano è il sintomo di uno strapotere che ha del miracoloso ma che dal 2012 si abbatte ogni anno sulla Grand Boucle. Lo schema è sempre lo stesso, un capitano designato, forte in salita ma più forte degli avversari a cronometro, un compagno da top 5 sempre pronto a subentrare nella corsa al successo e gregari che tirano il collo anche a chi lotta per le prime 10 posizioni. Un poker a carte scoperte quello di Froome. Un confronto impietoso con le altre squadre, fatta eccezione per la AG2R di Bardet.

Un altro transalpino, Warren Barguil s’è messo in mostra, vinto tappe e concluso in crescita. Il futuro può essere dei francesi, sempre che migliorino a cronometro perché altrimenti, l’unica arma per loro, che non vincono la corsa dal 1985, sarebbe quella di eliminarle del tutto le crono.

Sugli Champs-Élysées hanno sfilato i protagonisti di un Tour che, persi per strada Valverde, Sagan e con un Contador sul viale del tramonto, ne ha risentito nello spettacolo, vistosi in una sola gloriosa giornata e per merito del nostro Fabio Aru. Qualcosa di buono il campione d’Italia ha fatto vedere ma speravamo tutti almeno nel podio. Dopo il Giro anche il Tour va in archivio ma sogno una Vuelta di marca italiana.