Diritti

Charlie Gard, la resa dei genitori: “Non ha più chance”. La madre al giudice: “Il suo spirito con noi per sempre”

Ritirata la richiesta di sottoporre il bimbo a una cura sperimentale: "Passato troppo tempo". A Londra era prevista una nuova udienza. Il giudice dell’Alta Corte aveva fissato due giorni di audizioni per esaminare nuovi elementi per stabilire se il bimbo affetto dalla sindrome da deplezione del Dna potesse essere trasferito negli Stati Uniti per tentare una terapia alternativa. Il giudice: "Nessun genitore avrebbe potuto fare di più"

Seduti con la testa reclinata e le lacrime agli occhi. I genitori di Charlie Gard, il piccolo affetto da una gravissima malattia degenerativa, hanno annunciato, tramite il loro legale, di voler rinunciare alla loro battaglia legale per le cure del figlio. Nell’aula dove domani il giudice Nicholas Francis avrebbe dovuto emettere la sua sentenza è calato il silenzio. Il magistrato avrebbe dovuto decidere se spegnere i macchinari che tengono in vita artificialmente il piccolo di 11 mesi, sottoposto a morfina, oppure concedergli la possibilità di essere trasferito negli Usa per essere sottoposto a un trattamento sperimentale. Ma per quel trattamento è troppo tardi.

A fine udienza Francis ha potuto solo dire che nessuno può comprendere fino in fondo l’agonia di Chris Gard e Connie Yates: “Nessun genitore avrebbe potuto fare di più”. La madre ha poi chiesto la parola: “Non c’è un vincitore qui. Non è troppo tardi per gli altri. Non dobbiamo dimenticare che nessuna vita è vana. Vorremmo ringraziare i nostri avvocati”. La donna ha anche ringraziato l’ospedale, ma prima ha dichiarato che se il trattamento fosse stato tentato prima ci sarebbe stata una possibilità per il piccolo: “Amiamo nostro figlio, è un guerriero. Il suo spirito sarà con noi per sempre“.

A Londra oggi era prevista la penultima udienza, prima del verdetto previsto il 25 luglio. Il magistrato dell’Alta Corte aveva fissato due giorni di audizioni per esaminare nuovi elementi e per stabilire se il bimbo affetto dalla sindrome da deplezione del Dna mitocondriale dovesse essere trattato come chiedevano padre e madre e come sosteneva di poter fare lo specialista Usa Michio Hirano. Nei giorni scorsi il luminare americano era volato a Londra, dove Charlie è ricoverato, per visitarlo. I medici dell’ospedale, il Great Ormond Street, hanno sempre sostenuto  che un nuovo trattamento sarebbe inutile a causa dei gravi danni al cervello e che quindi sarebbe meglio staccargli la spina. Dopo l’ultima visita Hirano ha stabilito che i danni erano irreversibili.

Il legale della famiglia in aula ha dichiarato che è trascorso troppo tempo e non la cura non ha più alcuna chance di successo.

L’avvocato Armstrong ha dichiarato che i Gard hanno preso la decisione di rinunciare alla battaglia legale dopo gli ultimi rapporti medici. “Le peggiori paure dei genitori sono state confermate – ha detto -. Adesso è troppo tardi per curare Charlie“. L’avvocato ha spiegato al giudice che il neurologo statunitense ha detto di non voler più sottoporre il bambino alla terapia sperimentale, dopo aver visto i risultati di una nuova risonanza magnetica, la scorsa settimana. I genitori creeranno una fondazione, per far sì che la voce di Charlie “continui a essere ascoltata”. Il piccolo ha un’estesa atrofia muscolare e non è quindi possibile nessun miglioramento. Armstrong ha definito il caso degno di una tragedia greca: “L’opportunità è stata persa”.

La parola è passata quindi all’avvocato dell’ospedale: “I cuori del personale sono con Charlie e i suoi genitori”. Poi al giudice: “Nessuno può comprendere fino in fondo l’agonia dei genitori. Vorrei rendergli omaggio, nessun genitore avrebbe potuto fare di più”. La notizia che Charlie fosse un prigioniero del Servizio sanitario inglese è l’antitesi della verità. Ecco perché il Gosh ha dovuto presentarsi davanti alla corte indipendente”