Politica

Legge elettorale, la riforma in Aula alla Camera a settembre. Salvini: “Vergognoso, perché aspettare 2 mesi?”

I partiti ci riprovano, ma rinviano già il primo voto (eventuale) di due mesi. L'ultima volta - col "tedesco" - è finita malissimo. E l'unico a volere una legge maggioritaria sembra proprio il leader del Carroccio

L’ultima volta che c’hanno provato, la discussione è durata 6 mesi (anche con annunci che oggi fanno ridere a crepapelle) e poi è tutto franato dopo due giorni di votazioni. Ora i partiti ritentano senza alcuna voglia a mettere mano alla legge elettorale. Una cosa sicura c’è: la riforma arriverà in Aula, alla Camera, non prima di settembre, come ha deciso la conferenza dei capigruppo. Una richiesta avanzata in particolare dal Partito Democratico e da Alternativa Popolare. Di opinione diversa invece Forza Italia e i Civici e innovatori, cioè gli ex di Scelta Civica, che chiedevano di arrivare all’esame del testo in Aula a Montecitorio già a luglio. La discussione è durata parecchio e la conclusione è che la data sarà decisa in un’altra capigruppo – tra fine luglio ed inizio agosto – ma comunque sarà nella prima quindicina di settembre. La sottolineatura, se si vuole banale, è che questo significa che non ci saranno elezioni politiche anticipate in autunno e si voterà al termine naturale della legislatura, a primavera.

Ma il nuovo giro di giostra con un maxi-rinvio di due mesi subito in partenza fa alzare la voce al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: “E’ scandaloso e vergognoso – dice – che si voglia perdere altri due mesi di tempo: perché settembre? Domani”.

Un possibile punto di partenza per la discussione ancora non c’è. Anche perché pesano i risultati delle elezioni amministrative, che hanno rilanciato il centrodestra unito, hanno messo in ginocchio non solo il centrosinistra ma anche il Pd e hanno messo in luce più di una debolezza del Movimento Cinque Stelle. Se il dibattito ricomincerà come è avvenuto per settimane ad inizio anno – cioè ogni partito cercherà di portare un po’ d’acqua al proprio mulino – un accordo tra i “grandi” del Parlamento di sicuro non ci sarà.

Al M5s va bene un proporzionale e infatti ripropone l’estensione del Legalicum – cioè l’Italicum modificato dalla Consulta – dalla Camera al Senato. A Renzi pure va bene un proporzionale (su quello aveva puntato nei mesi scorsi), ma ora è travolto da tutti i dirigenti democratici che gli parlano di coalizione (che quindi dovrebbe prevedere almeno un premio di maggioranza alla coalizione). In teoria il maggioritario dovrebbe essere la stella polare del centrodestra, ma se Lega Nord e Fratelli d’Italia sono d’accordo, continua a essere titubante Silvio Berlusconi che – sia pure attraverso Renato Brunetta – ricomincia a parlare di sistema tedesco, quello affondato alla Camera e che per altro non darebbe maggioranze chiare se non eventuali larghe intese. Salvini dice che “il modello delle Regioni è il migliore, funziona da vent’anni, prendiamone uno qualunque”. “Se a Berlusconi va bene in Veneto e in Liguria – aggiunge – non vedo perché non gli debba andare bene a livello nazionale. Può essere il premio alla coalizione, il maggioritario, il Mattarellum, il Rosatellum, noi siamo disposti a votare in una settimana una legge chiara che la domenica sera dice chi ha vinto e chi ha perso”. La proposta della Lega, ha detto, è “il maggioritario che c’è nelle Regioni e nei Comuni”, dove “non c’è la lista unica, ci sono le coalizioni”. I problemi veri però sono altrove: prima di trovare un’idea comune sulla riforma elettorale ne dovrà passare di tempo. Almeno due mesi.