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Francia, si dimettono 2 ministri in 24 ore: dopo Ferrand lascia anche Sylvie Goulard

Il titolare della Coesione territoriale e la responsabile della Difesa hanno fatto sapere che non faranno parte del governo che verrà annunciato mercoledì. E Marielle de Sarnez, ministra degli Affari europei, potrebbe lasciare nelle prossime ore. La promessa di una legge per la “moralizzazione della vita pubblica” fatta in campagna elettorale dal neo-presidente Emmanuel Macron comincia a dispiegare i propri effetti

Il futuro governo francese ha perso due ministri in meno di 24 ore: il 19 giugno Richard Ferrand e il 20 giugno Sylvie Goulard. Il titolare della Coesione territoriale e la responsabile della Difesa hanno fatto sapere che non faranno parte del governo che verrà annunciato mercoledì. E un terzo membro dell’esecutivo che verrà affidato a Edouard Philippe potrebbe lasciare nelle prossime ore: Marielle de Sarnez, ministra degli Affari europei. La promessa di una legge per la “moralizzazione della vita pubblica” fatta in campagna elettorale da Emmanuel Macron comincia a dispiegare i propri effetti.

La decisione della Goulard è arrivata in mattinata, attraverso un comunicato. Una scelta fatta dopo che il suo partito, il centrista Mouvement Democrate (MoDem), è finito in un’inchiesta preliminare per “appropriazione indebita” sulle condizioni di impiego di alcuni assistenti al Parlamento europeo. A rivelare l’esistenza del fascicolo era stato l’8 giugno Le Parisien: nei giorni precedenti un ex dipendente del partito, ex assistente parlamentare di Jean-Luc Bennhamias, a sua volta ex eurodeputato e candidato alle ultime primarie socialiste, aveva raccontato alla procura di Parigi di aver beneficiato di un impiego fittizio all’Europarlamento mentre in realtà lavorava nella sede del partito a Parigi. Un caso simile a quello che coinvolge il Front National di Marine Le Pen.

E’ il secondo caso di impieghi fittizi per il partito guidato dall’attuale ministro della Giustizia, François Bayroudopo quello che ha coinvolto a maggio Marielle de Sarnez. Secondo il settimanale satirico Le Canard Enchainé, a partire dal 2010 la segretaria di Bayrou, Karine Aouadj, avrebbe cumulato il suo impiego con quello di assistente parlamentare per la ministra degli Affari europei ed ex eurodeputata. Stando a quanto riportato dal giornale, che ha rivelato all’opinione pubblica francese il Penelopegate che ha travolto il candidato dei Les Republicains François Fillon, lo stipendio di Aouadj sarebbe stato pagato per due terzi dal Parlamento europeo.

Era stato proprio Bayrou a proporre nell’ambito dell’alleanza elettorale stretta con Macron un provvedimento per la “moralizzazione della vita pubblica”. Il testo prevede una serie di misure molto restrittive per i membri del Parlamento come l’obbligo di non essere sottoposti a procedimento giudiziario, un limite di tre mandati, il divieto di assumere i familiari come assistenti o collaboratori e una forte riduzione delle attività di consulenza. L’intento della legge è quello di evitare il ripetersi di scandali come quello di Fillon.

Il 19 giugno a lasciare la costituenda compagine di governo era stato Richard Ferrand. Macron ha chiesto al ministro della Coesione territoriale di dimettersi perché accusato aver favorito la compagna alcuni anni fa, quando era alla testa della mutua bretone, fatti risalenti al 2011 quando il segretario di En Marche! dirigeva le Mutuelles de Bretagne. Una decisione presa, secondo l’emittente Bfm-Tv, in parte per anticipare l’imbarazzo in vista della probabile apertura di un’inchiesta (che secondo alcuni quotidiani locali sarebbe già stata aperta dalla procura di Brest e che per le regole ferree della ‘moralizzazione della politica’ implica dimissioni immediate); in parte per affidare ad un uomo di grande fiducia – Ferrand, ex socialista, è al fianco del neo-presidente della Repubblica fin da quando quest’ultimo era ministro dell’Economia – la complicata gestione del gruppo parlamentare de La Republique en marche.

I guai per Macron, tuttavia, non finiscono qui. Questa mattina le sedi del gruppo di pubblicità Havas e dell’agenzia nazionale Business France sono state perquisite nel quadro dell’inchiesta sull’organizzazione di un viaggio nel gennaio 2016 a Las Vegas dell’allora ministro dell’Economia. Il fascicolo è stato aperto a marzo dalla procura di Parigi per favoritismo. Nel mirino, una serata organizzata il 6 gennaio 2016 a Las Vegas, alla quale partecipò, acclamatissimo da una platea di centinaia di imprenditori, proprio il ministro Macron. Un “pacchetto” che – tutto compreso – stando alle notizie del Canard Enchainé, costò 381.759 euro, di cui 100.000 soltanto per l’hotel. Il tutto, a quanto sembra, senza gara d’appalto.