Media & Regime

Matteo Renzi, un membro del suo staff dietro la pagina fan dell’ex premier. Epic fail in un commento su Facebook

Il fact checker Lorenzo Borga, postando uno screenshot dei commenti con uno "scambio di identità", dimostra che dietro "Matteo Renzi News" c'è probabilmente Alessio De Giorgi, responsabile della comunicazione personale del segretario Pd

“Lezione di vita: non commentare dalla pagina da cui vuoi dissociarti”. Lorenzo Borga, fact checker per Il Foglio e La Voce, riassume così il (maldestro) tentativo di Alessio De Giorgi, responsabile della comunicazione dell’ex premier, di prendere le distanze da Matteo Renzi News, pagina Facebook finita più volte sotto attacco per i suoi post controversi. Un esempio su tutti, quello in cui il segretario Pd viene paragonato Francesco Totti dopo l’addio alla maglia giallorossa (“Due grandi capitani”). Nel tentativo di ribadire la sua estraneità (e quella del Partito Democratico) alla gestione della pagina Facebook però, De Giorgi ha fatto una gaffe, postando una risposta proprio con l’account in questione. La clamorosa gaffe è stata segnalata da Lorenzo Borga, che ha postato la conversazione sul sito lostatosolido.it, poi ripresa dal Post.

Già da tempo in rete sono in molti a sostenere che dietro la pagina non ci siano semplici volontari, ma professionisti legati a Renzi: su tutti, il nome che veniva fatto con più insistenza era proprio quello di Alessio De Giorgi, “renziano della prima ora” ed ex direttore di Gay.it, da maggio 2016 gestisce la comunicazione di Matteo Renzi. Il Partito Democratico, di fronte alle continue polemiche sui contenuti della pagina (inclusa quella in cui paragonava le percentuali prese dal segretario del Pd e da Emanuelle Macron) aveva sempre tenuto a precisare: “La pagina Facebook Matteo Renzi News non è riconducibile in alcun modo alle strutture di comunicazione del partito”. Finché non è spuntato un commento di Alessio De Giorgi seguito da uno dell’account Matteo Renzi News, che ha portato molti a pensare che De Giorgi potrebbe aver involontariamente confermato proprio nel tentativo di dissociarsi dalla pagina. Il Post scrive di non essere riuscito a contattare De Giorgi “che però ha sempre smentito il suo coinvolgimento nell’attività della pagina su Facebook”.

Il giornalista aveva scritto un articolo in cui sosteneva che ci fosse proprio il fondatore di Gay.it dietro la pagina, e quest’ultimo gli invia “un messaggio privato che ha chiesto di rendere pubblico” in cui nega categoricamente. Tuttavia, in un commento, chiede spiegazioni su un dettaglio dell’articolo: “Che significa che l’ultimo post risale a tre giorni fa?”. “Quello che ho scritto”, replica Borga. A questo punto, la sorpresa: la contro risposta non viene dall’account personale di De Giorgi (con cui aveva postato il primo commento) ma dall’account della pagina Matteo Renzi News, che insiste a chiedere spiegazioni usando la prima persona singolare: “Le risulta che io sia amministratore della pagina?” I commenti in questione sono stati cancellati, ma si trova ancora lo screenshot postato da Lorenzo Borga sul suo profilo e sul blog. Leggendolo, il sospetto che sia la stessa persona a digitare è forte, vista la continuità di tono e di senso: che si sia dimenticato di cambiare utente prima di rispondere?

Nell’articolo originale Borga faceva notare che una modesta fanpage con 7mila likes ad agosto 2016 ora ne ha 67.559, e i tempi coincidono con l’assunzione di De Giorgi. I post inoltre hanno assunto un lettering e una grafica sempre più accurati, e il numero di contenuti condivisi ogni giorno, inclusi video e infografiche, è decisamente alto per un gruppo di militanti che gestiscono la pagina nel tempo libero.

Ma c’era già stato un clamoroso caso di trame politiche tessute sui social network: l’anno scorso al centro dello scandalo c’era Beatrice Di Maio, account Twitter da 13.994 follower, lanciata in una campagna pro M5S a suon di “cinguettii” al vetriolo contro il Pd. L’account era stato denunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti per alcune affermazioni diffamatorie. Il Partito Democratico aveva presentato due interrogazioni parlamentari per sapere se “la macchina del fango” rispondesse ai pentastellati. Fino alla rivelazione di Titti Brunetta, moglie del capogruppo di Forza Italia, che lo ammise in un’intervista rilasciata a Libero.