Diritti

Violenza donne, la prevenzione per la prima volta anche in azienda: “Serve più attenzione sul posto di lavoro”

Lanciato ufficialmente a giugno 2017, si chiama progetto Libellula e prevede numerose iniziative, tra cui incontri di sensibilizzazione sul tema e sugli stereotipi di genere, corsi di difesa personale, servizi di consulenza specializzata , pari opportunità di accesso e carriera e anche l'educazione alle differenze per i figli di dipendenti

La violenza sulle donne si può combattere anche sul posto di lavoro. O almeno è importante iniziare ad affrontare il problema prima che sia troppo tardi. Si chiama Progetto Libellula il primo network italiano di imprese che intendono prevenire femminicidi e violenza domestica direttamente in azienda. Presentato a Milano il 16 maggio, il progetto è un’iniziativa di due dipendenti Zetaservice, Debora Moretti e Marilù Guglielmini, che di fronte ai sempre più numerosi casi di cronaca con protagoniste donne perseguitate, picchiate o uccise da mariti e fidanzati hanno deciso di fare qualcosa.

Dopo aver conosciuto Luca, un carcerato in permesso lavoro che ha ucciso la moglie Maria dopo anni di violenza domestica perché “non ho capito più niente“, Debora e Marilù hanno iniziato a chiedersi “quale sia la quotidianità di queste persone”, ha spiegato Moretti. Finché non hanno capito che “le vittime di violenza sono persone come tutte noi, che trascorrono gran parte della loro giornata in aziende come le nostre”. E allora hanno iniziato a guardarsi attorno sul lavoro, a cercare segnali proprio in ufficio per capire se ci fossero colleghe vittime di violenza. “Ma soprattutto abbiamo cercato di capire come intervenire per prevenire la violenza ed evitare l’ennesimo femminicidio, l’ennesimo ‘non ho capito più niente'”.

I curatori del progetto hanno fatto un’indagine su un campione di 2261 dipendenti di 13 aziende: i dati raccolti hanno rivelato che il 22% delle donne ha subito violenza almeno una volta nella vita. Un dato che quasi coincide con la percentuale di donne (23%) che ritiene ci siano vittime di violenza domestica tra le colleghe, mentre solo il 13% degli uomini ha risposto affermativamente alla stessa domanda. La metà esatta degli intervistati poi si è detta convinta che tra le cause della violenza vi siano ignoranza e scarsa cultura.

“È un progetto concreto“, spiega Guglielmini. “Con attività in grado di coinvolgere anche chi crede che l’argomento non lo riguardi. Vogliamo portare un cambiamento: sarà lento, ma possiamo fare la differenza”. Il Progetto Libellula verrà lanciato ufficialmente a giugno e prevede numerose iniziative, tra cui incontri di sensibilizzazione sul tema e sugli stereotipi di genere, corsi di difesa personale, servizi di consulenza specializzata, pari opportunità di accesso e carriera e anche l’educazione alle differenze per i figli di dipendenti.

“Perché le aziende non rientrano nel circuito della lotta alla violenza anche se lì passiamo la maggior parte della nostra giornata?”, chiede Guglielmini. “È un tema che non viene affrontato, ma se in azienda è possibile crescere a livello professionale, allora si può fare un passo ulteriore con attività formative per sensibilizzare sulla violenza sulle donne, per dare strumenti per individuarla e per interromperla prima che accada. Per dare – conclude – un futuro diverso ai Luca e Maria delle nostre aziende”.