Cronaca

Teramo, inchiesta dopo l’allarme acqua potabile. ‘Odore e sapore non accettabile’

Martedì l’ente che gestisce la rete idrica locale aveva avvertito di usare l'acqua solo per fini igienici. L'emergenza è poi rientrata. I campioni inquinati provenivano dai dintorni dei laboratori di Fisica nucleare del Gran Sasso, già finiti nell’occhio del ciclone per lo sversamento nell’agosto scorso

“L’acqua non è potabile. Potete usarla solo per lavarvi”. Martedì pomeriggio a Teramo e provincia è scattata la psicosi dopo l’annuncio dato dalla Ruzzo, l’ente che gestisce la rete idrica locale. “In seguito a prelievi effettuati al Traforo del Gran Sasso, l’Arta (l’associazione regionale per la tutela ambientale) ha giudicato l’acqua in uscita non conforme, pertanto l’Asl di Teramo ne ha disposto l’uso per soli fini igienici” ha spiegato la Ruzzo. E nel Teramano è esplosa la caccia alla bottiglie di acqua minerale superstiti nei supermercati. L’analisi dell’Arta parlava di un “odore e sapore non accettabile” prima che l’emergenza finisse mercoledì mattina. E ora sarà un pool composto da tre magistrati, coordinato dal procuratore capo di Teramo, a indagare su questo nuovo episodio. Un altro, dopo quello dello scorso agosto.

I campioni d’acqua inquinata provenivano dai dintorni dei laboratori di Fisica nucleare del Gran Sasso, già finiti nell’occhio del ciclone (e in un servizio de Le Iene) per lo sversamento nell’agosto scorso in un pozzetto di captazione di un solvente utilizzato nei suoi ambienti, il diclorometano, potenzialmente cancerogeno. Un incidente che ha spinto la Ruzzo ad attingere altrove (al potabilizzatore di Montorio al Vomano) fino al gennaio di quest’anno. Un problema di lunga data quello dell’approvvigionamento idrico nelle falde del Gran Sasso, vicino alle strutture dell’Istituto Nazionale Di Fisica Nucleare dove si svolgono esperimenti nucleari. Sarebbero stati diversi i casi di sversamenti inquinanti nell’acquedotto pubblico teramano, come ha ricostruito l’inviata de Le Iene Nadia Toffa. I cittadini di Teramo e dintorni avrebbero bevuto acqua imbevibile senza che nessuno li avvisasse delle minacce per la propria salute.

Martedì notte il colpo di scena. Il contrordine è arrivato alle 2.30 di notte su Facebook dal presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino: “Positivi gli esiti degli altri campionamenti. Le ultime analisi confermano la potabilità dell’acqua che torna a essere a disposizione per tutti gli usi”. L’Arta e l’Asl hanno confermato la notizia, così come la Prefettura. I prelievi dell’8 maggio, decisamente allarmanti, sono stati sconfessati da quelli indetti in tutta fretta il giorno successivo. I laboratori dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare hanno rispedito al mittente le accuse: “Le acque provenienti dal punto di captazione interno ai nostri laboratori sono messe a scarico dal 1° maggio” e sarebbe quindi da quella data “che non vengono immesse nella rete idrica dell’acquedotto del Ruzzo. Questa misura di messa a scarico è stata adottata in via precauzionale in occasione dei lavori di parziale ripavimentazione in corso nei laboratori sotterranei”. Inoltre, sostengono sempre dall’Istituto del Gran Sasso, “dai monitoraggi eseguiti in tutti questi giorni le acque di scarico in uscita dai laboratori sono sempre risultate e tuttora risultano pulite e assolutamente conformi ai requisiti previsti per le acque potabili”.

Ma molti teramani non si fidano più del rubinetto di casa. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale abruzzese, Riccardo Mercante, ha usato parole dure: “Per tutto questo tempo, la Ruzzo e la Regione non hanno fatto altro che rassicurare i cittadini minimizzando il rischio di contaminazione dai laboratori del Gran Sasso. Quello che mi lascia davvero senza parole non è soltanto il comportamento del gestore, ma soprattutto la superficialità con cui il governo regionale ha affrontato la questione. Mi riferisco, in particolare, alla risposta evasiva data all’interrogazione con cui a dicembre avevo affrontato il tema chiedendo alla Giunta di spiegare una volta per tutte se vi fossero stati effettivamente sversamenti di inquinanti, quale fosse la qualità delle acque e quali i rischi. Purtroppo quella che ho ottenuto è stata una risposta superficiale ed evasiva, diretta solo a porre l’accento sull’importanza e utilità dei laboratori del Gran Sasso e quindi sulla necessità di garantirne la coesistenza con la sorgente acquifera. Oggi è stato vietato di bere acqua ai cittadini di 32 comuni della provincia teramana. Mi chiedo quante e quali volte in passato si sia fatto finta di nulla”.