Politica

Pd, a Battipaglia (Salerno) è boom di tesserati. Ma molti negano di aver aderito al partito

Le tessere sono circa 250 in più dello scorso anno e molte delle quali, come documentato in un video di Fanpage, sarebbero state fatte all’insaputa dei diretti interessati. Nel filmato si vede il giornalista del sito napoletano fingersi un dirigente dem telefonare agli ‘iscritti’ per concordare la consegna della tessera e sentire risposte di persone che cadono dalle nuvole

C’è un pasticciaccio brutto dietro il boom delle 471 tessere Pd di Battipaglia? Le tessere sono circa 250 in più dello scorso anno e molte delle quali, come documentato in un video di Fanpage, sarebbero state fatte all’insaputa dei diretti interessati. Nel filmato si vede il giornalista del sito napoletano fingersi un dirigente dem, impugnare il pdf con l’elenco completo dei tesserati, comprensivo di nome cognome e dati anagrafici, telefonare agli ‘iscritti’ per concordare la consegna della tessera, sentire risposte di persone che cadono dalle nuvole e negano incredule di aver aderito ai democratici. Tessere fasulle, quindi. Ma chi le ha raccolte, chi le ha pagate e cui prodest l’operazione? Fonti salernitane spiegano che sarebbe il frutto di una battaglia interna per stravolgere equilibri locali. Quest’anno, tra giugno e luglio, si dovrebbe votare il nuovo segretario cittadino e il direttivo di circolo. Il segretario uscente, Davide Bruno, disconosce le circa 300 tessere che non portano la sua firma: “Abbiamo fatto un tesseramento pubblico e trasparente, in strada, coi gazebo. Se qualcuno risulta iscritto a sua insaputa è un fatto gravissimo”. Tessere che è bene ricordarlo hanno scarso o nullo peso nella battaglia del congresso tra Renzi, Orlando ed Emiliano.

Il segretario nazionale del Pd viene eletto attraverso primarie aperte a tutti e i tesserati hanno avuto un ruolo, piccolo, solo nel momento delle preselezioni di circolo (stravinte da Matteo Renzi) che fissavano al 5% dei voti degli iscritti il quorum per partecipare al voto del 30 aprile. Inoltre, a Battipaglia la convenzione di circolo è stata annullata, non si è svolta dopo un ricorso dello stesso segretario cittadino. E ci sono pressioni dei ‘renziani’ per commissariare il circolo. In testa, ci sarebbe il segretario provinciale di Salerno, Nicola Landolfi, deluchiano. Landolfi avrebbe centellinato la distribuzione di tessere cartacee a Battipaglia e il boom sospetto si sarebbe registrato grazie ad adesioni via Internet. Contattato dailfattoquotidiano.it, Landolfi dopo aver visionato il video commenta così: “È il video di una telefonata di un cronista a una persona non meglio precisata che dichiara di non avere la tessera. Se dichiara di non averla vuole dire che non è stata fatta. Cioè, se non c’è l’ha, non ce l’ha. Si fa riferimento a un elenco avuto da un cronista. Ad ogni buon conto, il tesseramento è già stato in parte invalidato perché la commissione regionale di garanzia già decise di non svolgere la convenzione del 5 aprile”.

Un sito locale, l’Occhio di Salerno, il mese scorso ha pubblicato l’elenco dei 471 iscritti. Si tratta, scrivono, di “ex consiglieri, sindaci, assessori, ex candidati al consiglio comunale. Persone che hanno già un evidente marchio politico, che in diversi casi nulla ha a che fare con il Pd e il centrosinistra. Scorrendo la lista, si riscopre l’usanza, già ampiamente utilizzata nella scorsa campagna elettorale, di candidare parenti di personaggi politici che preferiscono non rimettere in gioco i loro nomi. Ma i cognomi non mentono…”. Uno dei loro principali referenti sarebbe un consigliere regionale salernitano della maggioranza che sostiene il Governatore Vincenzo De Luca: Aniello Fiore, già assessore comunale a Salerno quando De Luca ne era sindaco. Tra gli iscritti di questo elenco – ma lui la tessera sicuramente l’ha fatta – figura un ex bassoliniano ritiratosi a Battipaglia per cambiar vita, Nicola Oddati, per dieci anni assessore comunale di Rosa Russo Iervolino. Nel 2011 Oddati si candidò alle primarie del Pd di Napoli, quelle vinte da Andrea Cozzolino e poi ‘invalidate’ su decisione di Bersani per presunti brogli mai dimostrati.