Scienza

Davide Vannoni arrestato, cosa ci insegna questa storia

Vi ricordate di Davide Vannoni, laureato in Lettere che insegnava “psicologia della comunicazione” all’università di Udine? Aveva detto di aver trovato un metodo di cura a base di cellule staminali con il quale guarire decine di malattie ad oggi senza cura, lo aveva chiamato “Stamina”. Una scoperta eccezionale se non fosse che non solo non dimostrò mai scientificamente le sue ipotesi ma, di tutti i bambini e adulti sottoposti (più o meno ufficialmente) a quella cura, nessuno guarì.

Eppure la vicenda creò un polverone eccezionale. Questo successe non per il valore medico del “metodo Vannoni” e nemmeno per i risultati inaspettati. Successe perché prima alcuni programmi televisivi, alcuni giornalisti, poi gruppi di persone, ne fecero un caso nazionale, senza alcuna cautela ed andando contro il parere della comunità scientifica. È il percorso tipico di tutte le false cure: un’idea apparentemente semplice e con effetti eccezionali, ideata per curare malattie terribili, il cui ideatore si dipinge come boicottato e perseguitato dai poteri. Come per tutte le false cure il finale è sempre lo stesso: nessun risultato documentabile e l’inventore che, nonostante sia stato smentito dagli scienziati e dai fatti, che continua indisturbato a vendere le sue illusioni, a lui non interessano certo i risultati nei malati.

Nel caso di Vannoni, dopo un patteggiamento in tribunale che sospendeva la pena a patto di non continuare le attività di “cura”, si è assistito ad uno sviluppo abbastanza scontato, Vannoni non si è mai fermato (addirittura si vantava di continuare le sue cure all’estero alla faccia della giustizia italiana) e così la storia si è conclusa con il suo arresto. In realtà, se è consolante sapere che la giustizia prima o poi faccia il suo corso, non lo è sapere che esistevano ancora persone disposte a spendere migliaia di euro per inseguire un sogno, un miracolo senza attendibilità. Questo succede perché noi uomini siamo per istinto affascinati dalla magia, dai miracoli. Preferiamo, per ovvia esigenza di consolazione, la bugia scintillante alla verità dolorosa. Davanti ad un bivio sceglieremo sempre la via più luminosa, anche se fosse quella meno battuta, perché ci dà speranza, ci illude, accarezza i nostri sogni e questo vale ancora di più quando noi o chi vogliamo bene, stiamo male, siamo deboli e fragili, siamo ammaliati dalle promesse eccezionali.

Già. In mezzo a questa brutta storia ci sono quei bambini e quei genitori. Non ho mai speso una sola parola di critica per loro. Rabbia sì. Mi facevano rabbia quei genitori che davano credito ad un evidente strada senza uscita, mi dispiaceva per quei bambini, rincorrere un’illusione senza speranza è un furto di dignità, di umanità, significa approfittare del dolore e della disperazione. Il venditore di illusioni deve ovviamente rappresentare il “bene”, l’eroe contrapposto al male, ai “cattivi” che in queste storie sono rappresentati dagli scienziati, da chi cerca di riportare con i piedi per terra chi ha sperato più del possibile.

Una cosa simile succede in un altro argomento che in queste settimane tiene banco. Quello dei vaccini. Genitori convinti da ciarlatani che l’autismo dei loro bambini sia stato causato dai vaccini e che spendono fior di quattrini per seguire le loro cure inutili e senza effetto di veri e propri criminali in camice bianco. “Scaricare” la colpa delle proprie sventure sugli altri, sulla scienza cattiva, sui medici insensibili, sui ricercatori corrotti, è comodo, è umano, spontaneo, cercare il “genio” solitario che risolverà tutti i problemi anche, ci si sente appartenenti ad un ristretto gruppo, ad un’élite di prescelti, gli unici che avranno la fortuna di ricevere il “siero miracoloso”. Qualcuno si risveglia da questo incubo e trova la forza per riconoscere il bene ed il male, la realtà dall’illusione.

Alcuni mi hanno anche scritto, si dichiarano pentiti, offesi come uomini e come genitori, passando dall’amore per il “genio” all’odio per come aveva trattato i propri figli. Lo capisco perfettamente, d’altronde come si fa a rendere razionale un papà ormai spezzato dalla disperazione? Quei papà sono il simbolo di tutti i papà e le mamme che inseguono un sogno cadendo nelle grinfie di furbi, saltimbanchi e pifferai, sono i figli che pagano cure per il cancro che non risolvono nulla. Sono i bambini che prendono intrugli tutto il giorno che non avranno nessun effetto, soldi spesi, dolori rinnovati. Niente può difenderli se non uno Stato che tuteli i più deboli. Per questo quando lo Stato interviene fermando chi vende illusioni è una bella notizia, significa che lo Stato si fa sentire, è presente, fornisce un senso di sicurezza e di protezione. Le istituzioni, dal ministero agli ordini dei medici fino alla magistratura, devono pensare prima ai più deboli, è un dovere per una nazione civile. Quando non c’è una terapia, sapere che lo Stato si interessa di te è già un segno di cura che, se non guarisce, può dare sollievo.

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