Politica

Rai, presidente Vigilanza Fico (M5s): “Se Renzi vuole cacciare Campo Dall’Orto, allora va difeso”

Il deputato 5 stelle alla guida della commissione ha dichiarato di essere pronto a battersi per difendere il direttore generale di viale Mazzini, a rischio dopo le polemiche per la messa in onda dell'inchiesta di Report (Rai3) sul salvataggio de l'Unità: "La politica in ogni caso deve rimanere fuori da qualsiasi scelta inerente la nomina di persone all’interno del board dell'azienda". I dem: "Parole farneticanti che violano l'indipendenza del cda"

“Se è Matteo Renzi a volere la cacciata di Campo Dall’Orto dalla Rai, allora Campo Dall’Orto va difeso”. Dopo le polemiche per la messa in onda dell’inchiesta di Report (Rai3) sul salvataggio de l’Unità, si fanno sempre più insistenti le voci sul possibile allontanamento del direttore generale di viale Mazzini e a scendere in campo in sua difesa sono i grillini. I 5 stelle più volte si sono scontrati con il dg, sia per l’opportunità della sua nomina che per i suoi presunti silenzi (ad esempio sull’informazione delle reti Rai) ritenuti molto gravi da Grillo e i suoi. Nonostante questo, a prendere posizione ufficialmente in sua difesa è stato il presidente della commissione di Vigilanza e deputato M5s Roberto Fico. “Se”, ha detto in un’intervista all’agenzia Adnkronos, “il mandante della situazione che si sta sviluppando in Rai, con le voci di cacciata di Campo Dall’Orto, è Renzi, allora Campo Dall’Orto va difeso, come andrebbe difeso qualsiasi amministratore delegato, giornalista o dipendente Rai sul quale la politica si permette di mettere bocca”.

Alla dichiarazione di guerra dei grillini hanno replicato i membri Pd della commissione di Vigilanza Rai: “Cosa farà ora l’house ghorgan del Movimento 5 Stelle”, ha detto il senatore dem Salvatore Margiotta, “sin qui molto critico di questa stagione Rai? Risibile, ingenuo, contraddittorio Fico, presidente a 5 Stelle della Commissione Vigilanza Rai. Che i Cinquestelle strizzassero l’occhio al management Rai, in particolare al direttore generale che ha dato sin qui scarsa prova di sé, mi era chiaro da tempo, per piccoli e grandi segnali”. Per il collega Francesco Verducci le parole di Fico sono “farneticanti”: “Evidentemente si appassiona troppo ai retroscena. E dimostra di non avere alcun rispetto per i membri del cda Rai, che tratta alla stregua di esecutori di ordini altrui. Invece non è così. Le dinamiche del cda ed i rapporti tra il dg ed il consiglio rispondono a logiche di autonomia e riguardano il merito delle questioni. Il Pd non fa ingerenze, e non prende lezioni da esponenti di partito come il M5s. Se Fico rileva problemi di pluralismo in Rai, ha il dovere di ricorrere all’Agcom. Ma non è tollerabile che intervenga a gamba tesa in questioni che riguardano strettamente l’autonomia del cda”. Tra i consiglieri del consiglio d’amministrazione a prendere posizione è stato Franco Siddi: “Il destino di Campo Dall’Orto”, ha detto, “dipende da ciò che farà ancora come direttore generale non certo da ciò che politicamente di lui pensano Renzi o Fico”. Siddi ha quindi commentato ironicamente la nuova posizione dei 5 stelle sul direttore generale: “Sono lieto che fino a ieri tanti politici parlavano del dg come di un agente politico di una parte e oggi lo adottano. Per quanto mi riguarda, come consigliere Rai continuerò a operare e a collaborare col direttore generale, senza mai rinunciare al pensiero critico e alla libertà delle idee, sulla base delle opzioni strategiche per la Rai di oggi e del futuro affidato al nostro mandato”.

Il M5s dal canto suo resta convinto sulla sua posizione e annuncia le barricate in Vigilanza nonostante il passato di attacchi contro il dg. “Campo Dall’Orto ha fatto sicuramente delle cose positive”, ha detto Fico. Che ha poi però specificato: “Tuttavia l’operato del dg presenta molti limiti soprattutto per quanto riguarda l’informazione, e mi riferisco in modo particolare all’informazione del Tg1, che il Pd difende a spada tratta. La politica in ogni caso deve rimanere fuori da qualsiasi scelta inerente la nomina di persone all’interno del board della Rai, ed è inutile che Anzaldi si nasconda dietro un dito, perché sa bene come nascono certe dinamiche”. L’impressione di Fico è che “Campo Dall’Orto non abbia soddisfatto Renzi e il Pd, non in termini di qualità rispetto all’interesse pubblico, ma rispetto al Pd, e quindi, con tutti i suoi limiti, Campo Dall’Orto va difeso. E gli auguro di portare a termine suo mandato, che scade nell’estate del 2018”. “Il dg oggi può dimostrare di essere un uomo libero e indipendente, fuori da ogni tipo di logica e appartenenza”, ha aggiunto il presidente della commissione di Vigilanza. Che ha pure lanciato un appello: “Se c’è qualche pressione di ogni tipo su consiglieri, dg e presidenza Rai per far partire ‘operazioni’ nei confronti di chicchessia è bene che tutti denuncino pubblicamente. La trasparenza è una garanzia per tutti”.

La posizione è condivisa da tutto il fronte 5 stelle. Tanto che pure il senatore e capogruppo M5s in Vigilanza Rai Alberto Airola ha ribadito il messaggio con un post su Facebook. “Ogni parvenza di libertà di espressione in Rai è scomparsa”, ha scritto, “in confronto all’imposizione del pensiero unico renziano nel servizio pubblico, la lottizzazione partitica era acqua fresca. Fra le varie ‘colpe’ di Dall’Orto c’è quella di aver mandato in onda la puntata di Report in cui c’era un’inchiesta sullo scandaloso salvataggio dell’Unità, nonostante le minacce dell’ex premier, che si crede padre-padrone dell’azienda”. Quindi la promessa che in Vigilanza i 5 stelle faranno quadrato per difendere il direttore generale: “Il Pd, insieme al centrodestra uniti attaccano quindi Report e ogni spazio residuo di giornalismo vero in Rai, un fatto inaudito che fa precipitare l’informazione a livelli di Corea del Nord. Nelle prossime ore scateneranno la furia aggressiva dei mastini di Renzi come Anzaldi, Verducci, Peluffo, Boccadutri, cercando di sostituire Campo Dall’Orto con la super fedelissima presidente Maggioni-Bildelberg. In Vigilanza però troveranno pane per i loro denti: io e i miei colleghi siamo pronti alla battaglia”. Airola ha concluso attaccando “il silenzio di quei finti intellettuali e giornalisti che, dieci anni, fa salivano sulle barricate per difendere il servizio pubblico e ora strisciano ai piedi del padrone zitti e muti”.