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Scissione Pd, Rossi non va alla direzione: “Cosa fanno gli altri? Non so, io me ne vado. Ma resto presidente della Toscana”

Il governatore: "Lascio il Partito Democratico per coerenza, ma non la guida del governo toscano. Ieri abbiamo presentato in Consiglio il piano regionale di sviluppo. Se il Consiglio a marzo lo approverà non vedo ragioni di crisi. Ma dipenderà da Renzi". Che ha 25 consiglieri, la maggioranza è a quota 21

“Non sono un pagliaccio. L’ho detto e ripetuto: nel partito di Renzi che non si definisce né di destra e né di sinistra io non ci sto. Non rinnoverò la tessera. Io voglio restare coerente con la mia storia politica. Piuttosto preferisco smettere…”. Firenze, Enrico Rossi si alza di buon mattino per andare a Roma, ma non andrà alla direzione in cui si decideranno le sorti del Partito Democratico. Alle 7 ha già visto i giornali sul suo Ipad. Titoli cubitali: Regione sull’orlo di una crisi da tsunami.

Lei dice addio, ma Emiliano che farà?
“Non mi importa cosa faranno gli altri, io ho deciso e vado avanti”.

Cosa succederà in Regione, presidente Rossi?
“Per me niente. Tutto va avanti come prima. Ieri abbiamo presentato in Consiglio il piano regionale di sviluppo. Un atto fondamentale”.

Quando presto ci saranno le elezioni lei si presenterà al Parlamento e si aprirà la crisi in Regione.
“Lascio il Pd, non la guida del governo toscano. Sono stato eletto dai cittadini due anni fa, resterò fino al 2020.”.

E i renziani? Lei ha incontrato il segretario regionale Dario Parrini. E’ d’accordo con il fatto che la Regione, dove i renziani hanno la maggioranza dei consiglieri, accettino un presidente non Pd?
“Lo domandi a loro. Io dico che resto al mio posto. La battaglia che sto conducendo è sulle idee, non sulle poltrone. Se il Consiglio a marzo approverà il piano di sviluppo della regione non vedo ragioni di crisi”.

La sua previsione?
“Dipenderà da cosa deciderà Renzi. Se dirà ai suoi uomini in Regione di farmi la guerra, la faranno, altrimenti potremo andare avanti tranquilli con il programma che ci siamo dati”.

Rossi ha fretta, deve partire per Roma. La destinazione non è la direzione del Pd. Lì non ci andrà più. La sua agenda romana prevede incontri per la crisi delle Acciaierie di Piombino. Una grana: il rilancio predisposto da Aferpi, la società dell’algerino Issad Rebrab non decolla. Poi il 28 febbraio ci sarà la Conferenza dei servizi sull’autostrada Tirrenica.

Rossi va avanti, ma a Firenze i renziani fanno i conti: i consiglieri del Pd sono 25 su un totale di 41, la maggioranza è a quota 21.