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Usa, “Trump pensa a una mobilitazione di 100mila soldati della Guardia nazionale contro gli immigrati”

La proposta è citata nella bozza di un documento presa in visione dall'agenzia di stampa Associated Press e indica la mobilitazione in 11 stati. Se la proposta verrà attuata, darebbe vita ad una mobilitazione senza precedenti delle forze dell’ordine nel contrastare l’immigrazione illegale e anche in territori lontani dalla frontiera con il Messico

Dopo aver perso (temporaneamente) la battaglia sul Muslim ban Donald Trump non molla la presa sulla questione immigrati. Secondo l’Associated Presse l’amministrazione repubblicana sta considerando di mobilitare fino a 100mila unità della Guardia nazionale contro gli immigrati irregolari. La proposta è citata nella bozza di un documento presa in visione dall’agenzia di stampa e indica la mobilitazione in 11 stati. Se la proposta verrà attuata, darebbe vita ad una mobilitazione senza precedenti delle forze dell’ordine nel contrastare l’immigrazione illegale e anche in territori lontani dalla frontiera con il Messico (punto nevralgico per gli ingressi di clandestini negli Usa), fino agli stati settentrionali di Portland e Oregon, o orientali come New Orleans e Louisiana. Se la proposta dovesse essere attuata chiamerebbe comunque in cause i governatori degli stati coinvolti che dovrebbero approvare la partecipazione all’operazione delle truppe sotto la propria competenza statale.

Intanto negli Usa è andata in scena la “Giornata senza immigrati”: serrande chiuse per ristoranti, supermercati, negozi e imprese proprio contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Nelle maggiori città del Paese molte aziende e piccoli esercizi commerciali ieri hanno partecipato al boicottaggio, organizzato sulle reti social. Primo obiettivo: dimostrare il “peso economico” degli immigrati negli Stati Uniti e le conseguenze negative che la loro assenza causerebbe. Gruppi di immigrati provenienti da varie nazioni hanno manifestato in diverse località contro gli ordini esecutivi firmati dal presidente, destinati a mettere fine all’esistenza delle cosiddette ‘città santuario’, accelerare le espulsioni delle persone senza documenti e impedire l’ingresso di rifugiati e cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana. Secondo le organizzazioni degli attivisti dell’area di Los Angeles, tra cui Vamos Unidos Usa, molti negozi non hanno aperto per protesta, con l’obiettivo di mostrare l’impatto economico dei migranti sul Paese. Come in molte altre città, i partecipanti alla giornata hanno boicottato gli acquisti e i trasporti pubblici, per mostrare che cosa la loro assenza voglia dire per l’economia del Paese. A New York gli organizzatori delle proteste hanno segnalato che almeno un centinaio di chiese della città è disposta ad accogliere le persone senza documenti che hanno bisogno di un rifugio perché rischiano di essere espulsi dal Paese.

Molti negozi della città hanno esposto cartelli all’ingresso, con messaggi come “Solidarietà al giorno senza immigrati” o “Amiamo l’America ma il governo non ama noi”. Tuttavia, non sono mancati gli immigrati senza documenti che hanno scelto di non mancare al lavoro. Nella capitale, circa 200 persone hanno manifestato di fronte alla Casa Bianca per difendere il lavoro degli immigrati come necessario “per la prosperità del Paese”. Tra chi ha deciso di aderire alla protesta, la catena di ristoranti dello chef spagnolo José Andrés, rimasta in gran parte chiusa. In parallelo, proteste di diverso segno si sono svolte in tutto il Paese. Tra esse quella del Davis Museum del Wellesley College, in Massachusetts, che ha tolto dall’esposizione 120 opere della sua collazione permanente perché realizzate o donate da immigrati. L’obiettivo è mostrare che cosa sarebbe l’arte senza il contributo degli immigrati.