Politica

Napoli, candidati a loro insaputa. Pd si riunisce, Valente: “Io parte lesa”. Ma rischia di essere dimissionata

Il consigliere indagato per aver autenticato le firme, Salvatore Madonna, si è autosospeso. La candidata alla poltrona di sindaco al pm: "Non so cosa sia successo, proverò a ricostruire gli eventi, ho sempre avuto e ho tuttora massima fiducia nel mio staff"

A Napoli il Pd dei “non so” e “non ricordo” come sono sbucati nove nomi in una lista col nome della sua candidata sindaco, e del “tanto Listopoli non ci riguarda direttamente”, si riunirà in assemblea sabato all’Hotel Ramada (sì, il luogo del ‘patto della frittura di pesce’ tra Vincenzo De Luca e i sindaci…). Ma per fare cosa? Dopo aver seppellito nel dimenticatoio di un provvedimento disciplinare assolutorio le monetine regalate fuori ai seggi delle primarie vinte da Valeria Valente, si tenta di fare la stessa operazione per i nove candidati fantasma – tra i quali una disabile – infilati nella notte di chiusura delle liste in ‘Napoli Vale’, la civica della candidata sindaco dem.

La 40enne deputata renziana, crocevia ignara di entrambi gli scandali, ha una linea dalla quale non si è schiodata nemmeno durante l’interrogatorio del pm Stefania Buda: “Sono parte lesa, non so cosa sia successo, proverò a ricostruire gli eventi, ho sempre avuto e ho tuttora massima fiducia nel mio staff, a cominciare dal responsabile politico della lista, il mio compagno Gennaro Mola”. E fa sapere che non intende dimettersi da capogruppo in consiglio comunale. Così il Pd partenopeo, ridotto ai minimi termini di credibilità e consenso – appena l’11% alle amministrative – affila le armi mentre cerca un capro espiatorio da pugnalare e sul quale scaricare le responsabilità del disastro. A suo tempo l’ex governatore Antonio Bassolino le additò sul segretario di Napoli Venanzio Carpentieri, rinfacciandogli di aver stipulato un accordo coi verdiniani senza aver riunito gli organismi di partito. Matteo Renzi, dopo la sconfitta, annunciò un lanciafiamme che è rimasto spento. Carpentieri è ancora al suo posto, alcune indiscrezioni rilanciate dal consigliere regionale campano Gianluca Daniele (corrente Sinistra Riformista) lo danno a lavorare alla composizione di una nuova segreteria, e all’esplosione di Listopoli ha messo le mani avanti: “Il partito non c’entra, tirarlo in ballo è strumentalizzazione, non ho dubbi sulla correttezza della Valente”. “Se c’è stato qualche collaboratore infedele che si è reso autore di queste condotte – prosegue il segretario – se ne assumerà la responsabilità, se fosse stato un tesserato del Pd ad aver autenticato la candidatura di ignari cittadini ci saranno provvedimenti, ma costruire una responsabilità oggettiva della candidata sindaco è sbagliato: il candidato sindaco non controlla personalmente la regolarità formale dei documenti, c’è uno staff per questo”.

È notizia fresca che l’indagato per aver autenticato le firme di tutti i 9 candidati a loro insaputa è, per l’appunto, un iscritto al Pd, il consigliere comunale Salvatore Madonna. E allora? “Allora Madonna si è autosospeso e di lui si occuperanno gli organismi di garanzia – risponde Carpentieri – io, vorrei ricordarlo, da segretario non ho alcun potere disciplinare, non posso nemmeno sospendere in via cautelare un tesserato”. Madonna si è autosospeso dal Pd poche ore dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia: dovrà presentarsi con l’avvocato all’interrogatorio fissato dal pm Buda per lunedì 13 febbraio alle ore 13. Sarà lui il capro espiatorio? Troppo poco, secondo il renzianissimo Francesco Nicodemo, capo della comunicazione social a Palazzo Chigi, che in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno chiede la testa di Valente: “Deve dimettersi da capogruppo, non possiamo fare finta di niente. Mi inquieta l’errore di un gruppo dirigente che non si assume la responsabilità di quello che ha fatto. Il Pd cos’è? Tessere, firme e liste. O classe dirigente”. Nicodemo spera che l’assemblea di sabato sia utile “per organizzare il congresso provinciale”. Imbarazzante la ricostruzione del Mattino su chi e come ha pasticciato le liste nella lunga notte in cui ‘Napoli Vale’ temeva di presentarsi monca agli elettori, con annesso segnale di debolezza politica ed elettorale. Una sequela di amnesie su quel che accadde, su chi portò quelle candidature fantasma, su chi le autenticò. La Procura ha interesse a far chiarezza, il Pd forse un po’ meno, per non dover affrontare verità scomode.