Diritti

Eutanasia, Fabo vorrebbe andarsene senza dolore ma non può

Ho visto un video. Una voce narrante femminile accompagna le immagini di un ragazzo bello, atletico, pieno di energia, che fa mille cose e si diverte un sacco. Un deejay, un corridore motard, un esploratore dell’India e tante altre cose. Questo ragazzo, racconta il video, è però diventato tetraplegico e cieco: non vede e non si muove. Da più di 2 anni. Quella voce femminile è della sua ragazza, che gli sta accanto e gliela presta, perché lui fa fatica a parlare. Quella voce chiede che Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, trentanove anni, possa morire senza soffrire. Il suo corpo, racconta attraverso Valeria, è diventato per lui una gabbia, e lui non ha più voglia di lottare, dopo aver provato a resistere a ciò che gli era capitato in un incidente automobilistico del 2014. Una notte che non finisce mai. Fabo vorrebbe andarsene senza dolore, e non può farlo da solo perché inchiodato a quel letto.

Non sapevo niente della sua storia. Ma tornano alla mente le immagini di Piergiorgio Welby, assistito dalla sua Mina, e il suo corpo vilipeso da quelle autorità che gli negarono le esequie in chiesa. Tornano alla mente anche le foto di Eluana Englaro sorridente, e poi il volto emaciato di Beppino che l’accompagna verso la fine. Certo i casi sono diversi: Eluana aveva espresso quella volontà prima dell’incidente che l’avrebbe ridotta in stato vegetativo, Fabo (come Piergiorgio) è perfettamente in grado di esprimerla, una volontà attuale. Possiamo ignorarla? Io penso di no. La politica, innanzitutto, non può ignorarla. Anzi, ha il dovere di dare una risposta a questo ragazzo. Tutti quelli che hanno fatto a gara a recitare l’elogio funebre del grande oncologo Umberto Veronesi hanno il dovere di tendere le orecchie e di orientare il cuore verso questa persona che non ce la fa più, e che con coraggio decide di chiudere la propria vita. Ma rivendicando il diritto a non soffrire. Come se poi finora avesse sofferto poco, costretto su un letto e assistito in tutto e per tutto.

Leggo su un giornale che Fabo non riesce ad ascoltare la musica, la passione della sua vita, perché si commuove troppo. Veronesi aveva più volte sottolineato l’urgenza di una legge che regolamentasse questo tragico momento dell’esistenza di alcune persone, di tutti coloro che non hanno più voglia di continuare. Come la pugile di Million Dollar Baby, meraviglioso e terribile film di Clint Eastwood, in un letto d’ospedale con una tetraplegia: tenta il suicidio lacerandosi la lingua a morsi per morire dissanguata, fino a che Frankie (Eastwood) non decide di aiutarla staccando il respiratore e iniettandole adrenalina. Ma è modo di morire, lacerarsi la lingua? È modo di morire portare il cane nel bosco e sparargli una fucilata quando il cane non ce la fa più? Oppure è un diritto di ognuno in grado di decidere stabilire che è ora di morire senza dolore? Preoccuparsi del bene degli altri può diventare il peggiore metodo di tortura.

Scriveva Veronesi in un volumetto sul testamento biologico della fondazione che porta il suo nome: “penso anche che il morire faccia parte di un corpus fondamentale di diritti individuali”, e che le persone abbiano diritto di dire se vogliono morire stabilendolo quando la luce è ancora accesa. In una poesia dedicata alla figura di Antigone che combatte contro il bando del ‘re crudele’ verso Polinice: “Tu non devi morire”, il poeta Gennaro Oriolo scriveva questi versi, che vorrei dedicare alla compagna di Fabo

Antigone, dolce sorella
ora che tutto è fermo
il pendolo non batte le sue ore
s’accuccia il cane docile
al lume della fiamma intorpidita
ed il gatto non trova più l’uscita
ai tetti stralunati della sera;
ora che il vento è piatto e
s’annuncia il tepore della sera
dissennata pietà invoco
di salpare nave carenata
verso l’utile approdo,
di rivolgere lo sguardo della mente
all’ignoto mistero dell’eterno
come rivolo d’acqua che si estingue.
A te chiedo la ragione del cuore
contro il bando tirannico
del re crudele:
“e tu fammi morire”.

In exergo, la poesia riporta proprio le parole di Mina: “Caro Piero, mi è passata la tristezza, sento che ora sei davvero contento e libero”.