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Chioggia, il ricorso al Tar: “Sindaco M5s ha contenzioso con il comune: non era candidabile né eleggibile”

Il primo cittadino veneto è titolare di “Ultima spiaggia”, che aveva chiesto di poter subentrare nella gestione di una parte di arenile. Nel 2015, il rappresentante di una società confinante presenta ricorso contro l'assegnazione. "E' evidente che c'è un conflitto. Sono stupito che Ferro si sia candidato a sindaco", dice l'avvocato Pierpaolo Alegiani. Il diretto interessato, però, nega che ci siano problemi di ineleggibilità e si è detto disposto a incontrare e spiegare la situazione ai consiglieri comunali

Qualche nuvola si addensa sul cielo grillino di Chioggia, che dalla scorsa primavera è amministrata dal sindaco Alessandro Ferro. Perché l’architetto fa parte di una società che ha un contenzioso aperto con lo stesso Comune a causa della concessione di una porzione di arenile a Sottomarina e quella vicenda giudiziaria, che riguarda anche un’altra società di concessione, era già aperta nel momento in cui Ferro si è candidato ed è stato eletto. Un conflitto d’interessi (come dimostrerebbe una mail inviata dal sindaco), o addirittura una causa di non eleggibilità, come sostiene l’avvocato della società contrapposta al primo cittadino? In una città dove si litiga su tutto e dove gli animi si scaldano facilmente, questa storia sta assumendo i contorni dello scontro politico.

Ma andiamo con ordine. Ferro, assieme ad un socio, è titolare di “Ultima spiaggia”, una società ad accomandita semplice che nel 2014 aveva chiesto al Comune di poter subentrare nella gestione di una parte di spiaggia in precedenza appannaggio della parrocchia di Ca’ Lino. Il sub ingresso era stato autorizzato e lo stabilimento balneare era stato aperto. Ma nel 2015, il rappresentante di una società confinante (“Chiara srl“) presenta ricorso al Tar contro l’assegnazione a Ferro. Sostiene, infatti, che il Comune avrebbe dovuto mettere in gara la nuova concessione. Il Tar dà ragione alla società assistita dall’avvocato Pierpaolo Alegiani. A quel punto il non ancora sindaco presenta ricorso in appello al Consiglio di Stato (è assistito dall’avvocato Massimo Carlin, che qualche anno fa patteggiò una pena coperta da condizionale per uno scandalo amministrativo), sia contro “Chiara srl” che contro il Comune. Insomma, un contenzioso giuridico con i fiocchi, per questioni economiche e di regolarità amministrativa.

Nel frattempo si sono svolte le elezioni. Adesso il legale esce allo scoperto, perché chiede che sia data esecuzione alla sentenza dei giudici amministrativi, con conseguente revoca della concessione di cui beneficia anche il sindaco. “Vorrei sapere come e quando il Comune intenda ottemperare alla decisione del Tar. Ho già sollecitato in tre occasioni, con mail del 15 e 23 dicembre 2016, e dell’8 gennaio 2017, un incontro, ma finora il Comune non mi ha dato riscontro” aveva detto l’avvocato. Poi ha ricevuto una mail personale di Alessandro Ferro con scritto: “In merito alle mail ricevute, sono disponibile a un incontro”. Chiosa dell’avvocato Alegiani: “Molto singolare che la risposta non sia venuta da un sito del Comune, ma dalla mail privata. Io avevo interpellato l’ente pubblico”.

Un pasticcio. Ma a questo primo problema se ne aggiunge un altro, il vero bubbone politico. Alegiani spiega: “Ferro non era né candidabile, né eleggibile, in base a quanto previsto dal Testo Unico degli enti locali, per l’esistenza di un contenzioso con il Comune. È evidente che c’è un conflitto. Sono stupito che Ferro si sia candidato a sindaco. E non si può sostenere che la causa è stata fatta da una società, perché nella sas a rispondere sono direttamente i soci”.

Si è scatenata la bagarre. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti e spiegazioni pubbliche in consiglio comunale, nel nome della trasparenza. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Paolo Bonfà, ha replicato: “Fa sorridere che sia il capogruppo di Forza Italia a sollevare un dubbio su un conflitto di interessi per altro inesistente”. Intervento del capogruppo del Pd, Antonio Duse, che ai giornali locali ha dchiarato: “Bonfà dice che Forza Italia dovrebbe tacere? Beh, il suo sindaco viene proprio da Forza Italia, può essere che abbia imparato bene quello che era meglio dimenticare. Ma non era il Movimento 5 Stelle quello che faceva della trasparenza e dell’onestà il suo cavallo di battaglia? Allora perché Ferro, in campagna elettorale o subito dopo, non ha detto di avere un contenzioso aperto col Comune? Dov’è, in questo caso, la loro trasparenza?”.

Il sindaco non ritiene vi sia alcuno scandalo: “Non ero parte processuale nei procedimenti in essere con il Comune, ma lo è la società di cui sono socio accomandante. Secondo la giurisprudenza tale condizione esclude le condizioni di incompatibilità e ineleggibilità di cui sono accusato. Inoltre il procedimento vedeva la società Ultima spiaggia in difesa insieme al Comune e non contro l’ente. E’ una condizione ben diversa che sottolinea l’inesistenza di condizionamento o conflitto d’interesse con il ruolo istituzionale ricoperto”. Ma poiché il Consiglio di Stato nel frattempo gli ha dato torto, il sindaco Ferro dovrà lasciare la concessione della spiaggia.