Diritti

Ragazzo ‘effeminato’ a Padova, non siamo ancora un paese civile

Un’altra occasione, stavolta a Padova, ha contribuito a certificare il palese ritardo con il quale l’Italia si trova a gestire le situazioni familiari più difficili. Questa volta a pagarne il prezzo è un ragazzino appena tredicenne, tolto alla madre perché manifesterebbe atteggiamenti effeminati. Una decisione che lascia francamente interdetti, sia per i suoi effetti che per le motivazioni, che tutto sembrano fuorché sufficienti a giustificare un allontanamento. Una storia di difficoltà familiari, quella del ragazzo, già ospite di una comunità diurna per dei presunti abusi subiti da parte del padre, poi una vita con la madre segnata, ora, da questo episodio che rischia di separare il piccolo da una persona cara.

Penso che nel 2017 allontanare un figlio dalla propria casa perché si è permesso di andare a scuola truccato o per degli atteggiamenti “effeminati” non sia degno di una democrazia e di un paese civile, bensì di una nazione che fa ancora una volta della vergogna, del silenzio e della negazione della diversità il proprio faro ideologico nella ricerca e nella comprensione della sessualità e degli atteggiamenti ad essa correlati. Sessualità che in altre nazioni, forse un po’ più civili, non ci si vergogna ad approfondire, a riconoscere come mondo complesso, sfaccettato, ancora non del tutto compreso, a fronte di un paese, il nostro, che è ancora fermo ad un dualismo adamitico, ferreo, insindacabile, in perenne ritardo nelle questioni più spinose e ancora imbarazzato a riconoscere a tutti il pieno diritto a rappresentare sé stessi e le proprie inclinazioni sessuali.

Mi chiedo se la strada tracciata debba essere per sempre questa o se sia possibile prestare magari più attenzione a temi un tantino più delicati e degni di pubblica attenzione anche per quel che riguarda i giovani, l’istruzione e le scuole con un sistema che fa acqua da tutte le parti, con interi plessi lasciati al freddo proprio in queste giornate, con rinnovi di contratto stentati, insufficienza di insegnanti, carenze didattiche, sovraffollamenti.

No, il problema è ancora una volta un ragazzino che entra in classe truccato, gettando nello scompiglio e nello scandalo tutti, a partire da chi probabilmente è sordo a tutti i restanti problemi, ma proprio non tollera la diversità, quello sì un problema inaccettabile e da sradicare in ogni modo, magari rovinando costantemente la vita a qualcuno solo perché non capace di venir compreso con le categorie a noi più vicine, più rassicuranti, più normali.

Proprio quando sento di episodi come questi, dove le difficoltà sociali e l’incapacità di affrontarle a livello sistemico si mescolano con atteggiamenti retrogradi e incapacità culturali gravi, mi rendo conto che la lotta per i diritti civili che la sinistra deve fare non può scindersi da una lotta culturale, civile, per progredire tutti assieme ed evitare ancora una volta il trionfo delle discriminazioni e della paura del diverso. Credo sia giunta l’ora di cambiare il paese, di cambiare i funzionari inefficienti, i ministri incapaci, i dirigenti superpagati e improduttivi, tra l’altro sempre ben vestiti e sessualmente rassicuranti, piuttosto che continuare a dividere la popolazione in cittadini di serie A e di serie B in base all’orientamento sessuale. Un metodo, quest’ultimo, che con la democrazia non ha proprio nulla a che vedere.