Cronaca

Maltempo al Centro-Sud, agricoltura e allevamento in ginocchio: aumentano i prezzi di ortaggi e latte

Emergenza nelle zone terremotate, dove i capi di bestiame non sono protetti. In Puglia, Calabria, Campania e Basilicata il rischio è di buttar via i raccolti. Per la Cia ci sono oltre 700 milioni di danni. Enormi problemi anche per la viabilità, centinaia le scuole ancora chiuse

I carciofi pugliesi, le lenticchie lucane, gli agrumi calabresi. E poi gli allevamenti di bestiame nelle zone terremotate e gli ortaggi invernali in tutto il Centro e Sud Italia. Le nevicate degli scorsi giorni hanno messo in ginocchio le campagne, dove la conta dei danni è appena iniziata. E la gelata che ha investito ampie zone del Paese presenta un conto pesante: le prime stime della Cia-Agricoltori italiani parlano di 700 milioni tra danneggiamento di mezzi strumentali, aggravio delle spese per riscaldamento serre e allevamenti, danni alle colture e mancata distribuzione. Solo per questo capitolo, il maltempo avrebbe provocato 400 milioni di perdite. La situazione è particolarmente grave in Puglia, nelle zone colpite dal sisma di agosto e ottobre, in alcune zone di Calabria, Campania e Sicilia.

La mappa dei danni – Dalle province pugliesi alla Basilicata, dalle Marche al Lazio sono migliaia le aziende agricole che hanno perso le produzioni di ortaggi invernali, ormai prossimi alla raccolta. Carciofi, rape, cavolfiori, cicorie, finocchi e scarole sono stati ‘bruciati’ dalla neve e dalle temperature al di sotto dello zero ormai dall’Epifania. Ma i danni – sottolinea la Coldiretti – riguardano anche “agrumeti e vigneti da uva da tavola che hanno ceduto sotto il peso della neve”. La Cia ha chiesto lo stato di calamità per la Puglia, dove le gelate hanno compromesso i raccolti di agrumi e ortaggi in tutta la regione. I sindaci di Brindisi e Lecce, Angela Carluccio e Paolo Perrone, hanno inviato “formale richiesta al governatore Michele Emiliano affinché si attivi per aiutare i coltivatori” e il deputato del Pd Alberto Losacco ha annunciato che presenterà “un’interrogazione al ministro Martina per chiedere il riconoscimento dello stato di calamità per l’agricoltura pugliese”, poiché i raccolti “sono stati irrimediabilmente compromessi” dal maltempo. In difficoltà anche il comparto della floricoltura in provincia di Lecce: molti impianti sono rimasti senza energia elettrica, la neve ha ricoperto i teloni delle strutture rendendo le serre buie e il freddo sta danneggiando le piante di lilium, ranuncoli e tulipani. In Sicilia sono stati colpiti in particolare gli ortaggi invernali, ma si segnalano problemi anche per la logistica degli allevamenti e diverse serre distrutte dal peso della neve, tanto da spingere alcuni comuni a richiedere lo stato di calamità. Stesse criticità in Campania, in particolare nella provincia di Benevento, in Calabria – soprattutto per gli agrumi sul versante orientale della regione – e in Basilicata, dove è stato avviato il censimento dei danni che riguardano principalmente le piantagioni di legumi e carciofi.

Emergenza nelle zone terremotate – Anche a causa dei problemi legati al terremoto, la situazione è grave nel Lazio, in Umbria e nelle Marche, dove la gestione del bestiame presenta grandi difficoltà. Il comparto zootecnico, già in ginocchio dopo il sisma, è stato nuovamente messo a dura prova dal gelo. Mancano ancora gli stalli provvisori per gli animali, esposti quindi alle basse temperature a causa degli abituali ricoveri resi inagibili dalle scosse. “Siamo allo stremo, gran parte delle nostre produzioni sono ferme da agosto. A ciò si aggiunge il problema della sopravvivenza dei nostri animali e delle nostre attività”, denuncia uno dei danti allevatori della conca di Amatrice e Accumoli, dove le temperature sono crollate fino a -16 gradi nelle scorse notti. “Era stata fatta una gara da parte della Regione Lazio per le stalle provvisorie – ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, durante un intervento a Radio Cusano Campus – Purtroppo su 52 stalle, 25 sono state cantierate e 27 no. Oggi qualcuno scopre che c’è un’ordinanza del 28 novembre e si affannano tutti per darsi da fare. Ma dal 28 novembre al 9 gennaio passano quasi due mesi”. Un meccanismo incagliato, quindi, che coinvolge anche la politica: “Sei giorni fa, è venuto in visita il ministro per l’Agricoltura per l’inaugurazione di una tensostruttura, accompagnato in fanfara – spiega Pirozzi – Non so se al ministro hanno detto quella che era la situazione. Qui nessuno faccia il furbo. Se io vedo che tu stai in ritardo, vengo là e ti chiedo conto di cosa stai facendo, muovendomi immediatamente per attivare altre procedure. Ora stanno chiudendo la stalla dopo che sono scappati i buoi”.

Latte sversato e aumento prezzi – Nelle zone colpite dal maltempo, si aggiunge il problema legato alla viabilità che non consente la consegna dei raccolti. Sono crollate del 70 per cento le spedizioni di ortaggi dalla Puglia e molte aziende zootecniche stanno sversando tonnellate di latte perché non riescono a trasportarlo ai raccoglitori. “ll mancato approvvigionamento di mercati e punti vendita sta facendo schizzare i prezzi di vendita degli ortaggi, che già all’ingrosso risultano da capogiro – denuncia il presidente della Coldiretti pugliese, Gianni Cantele – Secondo una rilevazione da noi effettuata a poche ore dalle prime nevicate, sono altissimi i prezzi di rape, carciofi, cavoli, bietole, cicorie e finocchi”. Per questo, l’associazione dei coltivatori sposa la richiesta del governatore pugliese Michele Emiliano, che ha chiesto con urgenza l’intervento dell’Esercito: “Sarebbe utile per ripristinare le condizioni regolari di viabilità per far uscire le aziende agricole e zootecniche dall’isolamento – dicono dalla Coldiretti – anche per non ingenerare distorsioni dei prezzi a danno dei coltivatori”.