Giustizia & Impunità

Quadri rubati a Verona, il presidente ucraino Poroshenko indagato per ricettazione

La Procura contesta al capo di stato anche l'appropriazione indebita, per la vicenda delle 17 tele - dal valore "non inferiore a 17 milioni di euro" - prelevate dal museo della città veneta, ritrovati in Ucraina e non ancora restituiti. Per il leader politico arrivare in Italia per riconsegnarli nell'annunciata cerimonia con Renzi potrebbe diventare complicato. La questione investe anche il ministero della Giustizia

Il presidente ucraino Petro Poroshenko (nella foto) è indagato dalla Procura di Verona per appropriazione indebita e ricettazione per il mancato rientro dei quadri rubati al museo veronese di Castelvecchio. Il fascicolo aperto nei confronti del capo di Stato, nato in seguito alla denuncia dell’avvocato Guariente Guarienti, è assegnato al sostituto procuratore Gennaro Ottaviano, il magistrato che ha coordinato le indagini sulla rapina che il 19 novembre 2015 ha privato il museo di Verona, e il patrimonio storico-artistico italiano, di 17 tele di valore inestimabile indicativamente ritenuto “non inferiore ai 17 milioni di euro”, ritrovate il 6 maggio scorso in Ucraina. Il quotidiano veronese L’Arena aveva dato notizia dell’apertura di un fascicolo, di cui ilfattoquotidiano.it ha ricevuto conferma da fonti giudiziarie, e di cui ora è in grado di rivelare i reati contestati.

La rogatoria inoltrata dai magistrati italiani alla procura generale di Kiev per la restituzione dei quadri rubati è del 17 maggio scorso ed è rimasta tuttora inevasa per “motivi diplomatici”, come ha precisato ai pm di Verona il coordinamento della giustizia europea Eurojust. Da allora, inspiegabilmente, la data del rientro dei quadri in Italia è continuata a slittare, mentre il 13 giugno scorso a Kiev è stata persino inaugurata una mostra con le tele rubate, alla presenza del presidente ucraino, dell’ambasciatore italiano Fabrizio Romano e del sindaco di Verona Flavio Tosi, che a Poroshenko ha conferito anche la cittadinanza onoraria.

“Il presidente dell’Ucraina, Poroshenko, e il presidente del consiglio dell’Italia, Renzi, si sono accordati per fare una cerimonia ufficiale di restituzione – ha dichiarato ieri l’ambasciatore ucraino Yevhen Perelygin in visita a Padova – Io non sono al corrente dell’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Verona”. Ma l’apertura dell’indagine a carico del presidente ucraino è ormai confermata, e potrebbe rendere più complicata la presenza di Poroshenko in territorio italiano. I requisiti perché i magistrati possano effettivamente procedere, infatti, prevedono che il cittadino straniero indagato si trovi nel territorio dello Stato, e che vi sia una richiesta da parte del ministro della Giustizia “se dalla commissione del fatto è derivata un’offesa ad un interesse dello Stato o della collettività”.

La palla, dunque, ora passa al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Ieri il procuratore capo reggente di Verona, Angela Barbaglio, e il pm titolare dell’indagine, Ottaviano, hanno ricevuto il console generale ucraino a Milano, Roman Goriainov, e alcuni suoi funzionari per un colloquio che gli inquirenti definiscono “cordiale”, ma da cui sarebbe emerso tutto l’interesse del governo ucraino a chiudere in fretta la vicenda. La risposta della Procura di Verona, però, è stata inflessibile: “La questione si risolverà solo con il rientro dei quadri che appartengono all’Italia”.