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Referendum Costituzionale

Referendum, le mie dieci ragioni per il Sì

Quando cerco di dialogare con i sostenitori del No, amici di lunga data o sconosciuti, i commenti che ricevo spaziano da “non capisco come, con le tue capacità, possa sostenere il Sì” (che sottintende che quelle capacità non le ho) “Carugi, grande delusione” (che implica una mia essenza Jekill e Hyde o se si preferisce: dalle stelle alle stalle), da “stai con gli idioti del Sì “ (precisando: tutti quelli che votano Sì sono idioti) a “è in campagna elettorale per entrare in politica?” (sottintendendo interessi privati) da: “siete amici di JP Morgan e della finanza” (implicando che chi è per il Sì sta dalla parte del male, contro il popolo) a “se fosse ancora esodato voterebbe No” (facendo intendere, senza nesso logico, che la riforma peggiorerebbe lo stato degli esodati oltre quanto fatto dai governi Monti e Letta e, che io mi schieri per interesse personale).

Fortunatamente non ho la notorietà di Benigni e Santoro e pertanto mi sono risparmiati gli insulti più espliciti, ma il catalogo è assortito e documentato. Fin qui niente di grave, agli isterismi stizzosi si sorride, ma il battibecco che si innesca impedisce di esporre e capire i motivi delle reciproche posizioni, cosa che è basilare per la convivenza civile. Pertanto trovo necessario chiarire i 10 motivi che mi spingono, nell’ambito delle mie onestà, lucidità e sincerità (limitate, come per tutti) a sostenere che al prossimo referendum sia importante votare Sì; per i miei figli e nipoti più che per me.

1. Il processo legislativo verrebbe snellito; lobby, congreghe, corporazioni, gruppi di potere e cosche avrebbero meno opportunità di insinuare emendamenti che favoriscono i loro interessi privati e l’approvazione delle leggi sarebbe in tempi più brevi;

2. Avremmo governi più duraturi e legislature che terminerebbero alla scadenza naturale, non in balia di maggioranze che mutano sulla base della convenienza di partiti anche piccoli. Trovo ciò importante perché costringe l’esecutivo a misurarsi su risultati a medio termine anziché varare leggine che danno voti immediati ma creano futuri problemi;