Cronaca

Migranti, ancora un naufragio vicino alle coste libiche. 240 dispersi, 29 salvati

Affondano due gommoni, i sopravvissuti e le salme portate a Lampedusa. I superstiti, ascoltati dal sindaco di Lampedusa e da Unhcr, raccontano di essere stati richiusi dai trafficanti in un magazzino e obbligati a salire sui barconi, nonostante fossero difettosi

E’ salita a 240 la stima del numero dei dispersi dei due naufragi della notte scorsa a largo delle coste libiche.  E’ quanto raccontano, ancora sotto choc, i superstiti, 29 in tutto, arrivati nella notte all’hotspot di Lampedusa. A raccogliere le loro testimonianze il sindaco Giusi Nicolini, che è andata a fare visita al centro dove sono stati accolti.

Nella notte di mercoledì 2 novembre, il centro di controllo di Roma è stato allertato del naufragio. Cinque navi, due rimorchiatori privati, una unità Frontex, una della missione Eunavformed Sophia, una nave di Save the Children sono immediatamente intervenute sul luogo per prestare i primi soccorsi, coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera di Roma. Sul posto anche un elicottero della Marina che ha consentito il salvataggio di parte dei migranti. Le persone tratte in salvo sono state 29 e sono arrivate nella notte, all’1,15, a Lampedusa.

Secondo la Guardia Costiera, erano giorni che non partivano imbarcazioni con a bordo i migranti. E quello di oggi è stato l’unico intervento, considerate le condizioni “veramente proibitive” del mare.

Nelle prime ore, è circolata la notizia di un solo affondamento. Secondo il racconto dei sopravvissuti del primo naufragio, in prevalenza provenienti dalla Guinea, sul gommone c’erano 140 persone. Con il passare delle ore è emerso che un secondo barcone è naufragato. A bordo c’erano 138 persone e solo due si sono salvate. Su Twitter la portavoce di Unhcr, Carlotta Sami, scrive che la notizia dell’affondamento dei gommoni è confermata anche da due testimoni.

I barconi erano già difettosi, hanno raccontato alcuni migranti sopravvissuti al sindaco di Lampedusa, ma sono stati costretti lo stesso a salirci a bordo. Riferendo che prima del viaggio erano stati rinchiusi per due mesi dai trafficanti in un magazzino in Libia e sottoposti a ogni tipo di violenza.

Gli ultimi salvataggi si erano verificati il 26 e il 28 ottobre scorsi, quando erano arrivate nel porto di Catania complessivamente quasi mille persone e 29 cadaveri, recuperati in due operazioni di soccorso.