Diritti

Disabili napoletani senza assistenza, il Comune: “Tagli su direttiva nazionale”. Francesco e gli altri, abbandonati anche a scuola

L’allarme assistenza per alunni disabili e anziani a Napoli rientra lentamente, non senza incognite. L’assistenza domiciliare integrata è stata prorogata fino al mese di febbraio, poi partiranno le convenzioni con altri enti erogatori del servizio che saranno individuati in questi mesi. Si chiude in maniera positiva almeno uno dei capitoli del caos assistenza che ha tenuto banco nei giorni scorsi quando 900 famiglie si sono viste interrompere improvvisamente il servizio. A novembre invece dovrebbero ripartire sia il trasporto scolastico che l’assistenza in tutte le scuole comunali materne. Niente da fare invece per i ragazzi delle superiori, come Francesco. Non ha alcun aiuto a scuola. Se deve andare in bagno l’istituto chiama il padre, di 68 anni, perché non c’è l’assistenza materiale e nemmeno quella specialistica, visto che sono stati cancellati anche gli assistenti alla comunicazione. Il Comune di Napoli fa sapere che l’assistenza scolastica per le superiori sarebbe di competenza della Regione, che tra l’altro ha un debito di 12 milioni di euro con Palazzo San Giacomo. Tutto è iniziato con il bilancio provvisorio approvato ad agosto in cui mancavano le coperture per l’assistentato scolastico. Inoltre il trasporto non era partito (e non lo è tuttora) a causa di una riorganizzazione interna, cioè l’accorpamento della società “NapoliSociale” (che si occupa tra le altre cose anche del trasporto scolastico dei disabili) in “NapoliServizi”. Fusione che approderà in aula lunedì. “I tagli previsti nel bilancio non nascono da una volontà politica di tagliare sul sociale – spiega l’assessore al Welfare del Comune di Napoli Roberta Gaeta – ma nascono da un’esigenza economica che risponde ad una direttiva nazionale, che è quella di tagliare alcuni interventi del 15% quando si è in piano di riequilibrio, noi abbiamo poi recuperato le risorse attraverso l’approvazione di alcune delibere”. Una variazione del bilancio che un comune in pre-dissesto non potrebbe fare. “C’è un’assunzione di responsabilità da parte nostra in questo – dice l’assessore Gaeta – proprio perché riteniamo che i diritti superino i principi contabili”