Diritti

Famiglie omogenitoriali, quali sono i nuovi modelli? Gli psicologi rispondono

Non è irrealistico pensare che la specie umana possa, a breve termine, prendere in mano la propria evoluzione, diceva Jürgen Habermas. E aveva ragione. Per discutere proprio di questo, la rivista semestrale Archivi di Psicologia Giuridica (al suo secondo anno di vita), in collaborazione con l’Istituto di Psicologia Forense, se ne esce con un nuovo numero (bozze in stampa) sulle famiglie omogenitoriali.

E il 24 ottobre organizza a Firenze (Gabinetto Viesseux – Palazzo Strozzi) un incontro dal titolo La filiazione nelle coppie omosessuali e il conflitto di Edipo. Alle presenza del Presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo, del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Firenze Sergio Paparo e del Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, Lauro Mengheri, Fernando Prodomo, Presidente della prima sezione del Tribunale di Firenze, introdurrà il presidente uscente della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, Domenico Cosenza.

Come si possono strutturare le relazioni familiari fondamentali del triangolo madre-padre-figlio, nel caso delle coppie omosessuali? Naturalmente è la domanda. Chi infatti si interroga laicamente sulla contemporaneità, osservando i fenomeni con l’occhio dello scienziato e non del partigiano, chi insomma preferisce il capire al giudicare, si sarà chiesto, al riguardo dell’omogenitorialità, quali nuovi modelli affettivi e relazionali andranno a formarsi, accanto ai tradizionali.

E’ con questo sguardo “nudo”, scevro da pregiudizio, con la stessa lente che impugnano bioeticisti, antropologi o sociologi, che Armando Ceccarelli, direttore di Archivi di Psicologia Giuridica, ha voluto sondare le nuove realtà familiari, all’alba di una legge che, pur rigettando la stepchild adoption (adozione del figlio del genitore biologico), anche in Italia finalmente riconosce l’unione tra due persone dello stesso sesso, allineandosi col resto d’Europa e con gran parte del mondo.

Se l’evento è principalmente rivolto a magistrati, avvocati, medici, psicologi (in particolare a coloro che operano nel campo della psicologia giuridica), è evidente che ha lo scopo di sollecitare una riflessione su una delicata questione di psicologia del bambino. “In Francia – spiega Ceccarelli – quando fu approvata una legge simile alla nostra, si accese un dibattito molto importante tra gli psicoanalisti, che di fatto li spaccò in due fazioni contrapposte. Alcuni infatti ipotizzavano una problematicità per i bambini figli di una coppia omosessuale, altri invece consideravano le funzioni genitoriali interpretabili da soggetti interscambiabili, ossia non identificando la funzione normativa con il genere biologico maschile e quella del care-giver con il genere femminile. Abbiamo pensato a Cosenza perché la scuola lacaniana è la più legata alla tradizione francese, e perché la mia rivista si muove in ambiente psicodinamico e psicoanalitico”.

Alla mia domanda su quale posizione avesse la rivista in merito alla problematicità dei bambini arcobaleno, Ceccarelli ha risposto così: “Non ho una posizione definita, tanto che la postfazione è stata affidata a Maura Anfossi, psicologa clinica e psicoterapeuta specializzata nella teoria dell’attaccamento, dunque con una visione direi opposta a quella lacaniana e psicoanalitica. Certamente mi sentirei di ipotizzare una maggiore problematicità nelle famiglie con da due padri, perché lì non c’è stata l’esperienza della gestazione, così importante anche per la teoria dell’attaccamento”. Ed è proprio la Anfossi a rassicurare, in linea con la posizione ufficiale e unanime della comunità scientifica internazionale che “non ci sono a oggi ragioni sperimentalmente documentate per credere che la presenza di genitori dello stesso sesso possa incidere sulla qualità dell’attaccamento, né sullo sviluppo in percentuale maggiore di relazioni di attaccamento insicuro. Possiamo pertanto dedurre che anche nelle famiglie arcobaleno si creino relazioni di attaccamento sicuro e di attaccamento insicuro”.

Ma le pagine scorrono tutte in modo intelligente, senza mai cedere al vizio della morale occasionale o a quell’opposizione sterile, tipica degli impianti culturali chiusi, concentrati solo a difendersi dagli smottamenti dei modelli tradizionali. Da leggere tutto e con avidità, quindi, il prossimo numero di Archivi di Psicologia Giuridica, perché, nelle sue due sezioni (Aspetti psicologici e Profili giuridici), fa il punto su una questione che in Italia è ancora orfana di un sua solida letteratura scientifica, nonostante sia già operativa una legge che regola nuovi modelli familiari.