Diritti

Bambine nel mondo: difficoltà di accesso a salute e istruzione, la metà crescono in Paesi dove le donne sono discriminate

Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione nel suo report annuale curato nella versione italiana da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) parla di milioni di bambine in tutto il mondo che si affacciano alla pubertà con una serie di incognite di fronte a loro. L’Unfpa calcola per i prossimi 15 anni, a seconda dell’investimento o meno sul benessere, l’educazione e l’indipendenza delle giovanissime, un guadagno o una perdita potenziale di 21 miliardi di dollari in totale

Aditi vive in Bangladesh e il suo desiderio è quello di viaggiare, di visitare l’India e l’America. Christine, in Uganda, sogna di diventare un medico e curare gli ammalati. Isabelle, negli Usa, spera nella pace nel mondo. Hanno tutte 10 anni, un’età cruciale per ogni donna, quando tutto può essere ancora possibile. Ma a quell’età in molte parti del mondo, le bambine non hanno la possibilità di realizzare quello che vogliono. A volte sono vittime di imposizioni sociali, costrette addirittura a sposarsi e ad abbandonare la scuola, oppure vivono in situazioni di soprusi o violenza senza alcuna certezza sul proprio futuro. È il quadro che Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, descrive nel suo report annuale curato nella versione italiana da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), che parla di milioni di bambine in tutto il mondo che si affacciano alla pubertà con una serie di incognite di fronte a loro, e che tra 15 anni saranno delle 25enni nel pieno della loro vita da adulte. Sarà anche monitorando quello che diventeranno nel futuro prossimo che si potrà determinare il successo o il fallimento dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata nel 2015 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, che tra i suoi 17 obiettivi si pone anche l’uguaglianza di genere, l’abbattimento delle disuguaglianze, la riduzione della povertà e della fame, un’istruzione di qualità e l’inclusione sociale.

Essere una bambina di 10 anni: i limiti e le imposizioni sociali
Tutti punti che potrebbero influire notevolmente sull’esistenza delle bambine che oggi hanno 10 anni. Perché quando una ragazza arriva a quell’età, una serie di cose cambiano nella sua vita e sono molti i fattori che fanno la differenza su dove potrà arrivare. “Alcune di loro non hanno limiti di fronte a sé per fare scelte che determineranno la propria formazione o il proprio futuro lavorativo – spiega nell’introduzione del report Babatunde Osotimehin, sottosegretario delle Nazioni Unite e direttore esecutivo dell’Unfpa – Ma in altre parti del mondo, una bambina di 10 anni può subire le influenze della famiglia o leggi discriminatorie ed essere magari costretta a sposarsi, ad abbandonare la scuola per fare figli o diventare serva di suo marito. Può diventare una merce che può essere acquistata e venduta, e non può fare alcuna scelta che non sia già stabilita da altri.” A questo, secondo il Fondo, si aggiunge il fatto che a causa della discriminazione di genere le bambine sono molto più vulnerabili dei bambini e vanno incontro a molti più pericoli. Inoltre spesso le politiche pubbliche si concentrano sull’infanzia o sull’adolescenza, mentre la fascia di età precedente viene più trascurata, con il rischio che ci sia una scarsa tutela dei diritti e del benessere delle ragazze, che spesso subiscono imposizioni e violenze, hanno problemi di salute e sono costrette a rinunciare all’istruzione. I maggiori rischi riguardano soprattutto i paesi poveri o le comunità rurali, ma anche i paesi industrializzati devono salvaguardare le bambine che saranno le donne del futuro da problemi che possono essere di altro tipo. Compito delle istituzioni e dei governi è tutelare i loro diritti già dai 10 anni per ridurre il più possibile le differenze di genere e garantire il pieno sviluppo delle ragazze. Una bambina deve, per esempio, avere la stessa opportunità di un ragazzo di esplorare il mondo, fare amicizie, avere una vita sociale ed essere protetta da qualsiasi tipo di violenza fisica e mentale.

Oltre la metà delle bambine vive in paesi che discriminano le donne
Secondo il rapporto dell’Unfpa, i bambini di 10 anni in tutto il mondo sono circa 125 milioni, di cui 60 milioni femmine e 65 milioni maschi. Oltre la metà di loro si trovano in Asia e negli stati del Pacifico, seguiti dai paesi latinoamericani e caraibici, dall’Est Europa, Asia centrale e infine dagli Stati arabi. Di questi, l’89 per cento, pari a 9 su 10, vive nei paesi meno sviluppati del mondo. La metà abita in Asia e nei paesi del Pacifico, inclusa l’India e la Cina, in America latina e in Africa. Per quanto riguarda le bambine, dei 60 milioni, circa 35 milioni vivono in paesi con alti livelli di discriminazione verso le donne. Inoltre, più della metà delle ragazze di 10 anni risiede in paesi dove c’è disuguaglianza tra uomini e donne. Le possibilità di una bambina di 10 anni sono determinate dall’educazione che riceve dai genitori e dall’età, ma la differenza risiede soprattutto nelle opportunità che offre il paese in cui abita, come l’istruzione, il lavoro, la salute, le risorse.

Accesso a scuola: a differenza di molti ragazzi della loro età, le bambine tendenzialmente vanno meno a scuola, soprattutto negli stati che hanno subito guerre o disastri naturali. Per esempio, nel 2015 meno della metà dei ragazzi nel Sud del Sudan ha frequentato la scuola, mentre per le bambine il numero è sceso a un terzo. Se si parla di scuola secondaria poi, le cifre si riducono maggiormente anche in paesi dove le problematiche sono minori, e soprattutto negli Stati Arabi, in Oriente, Sud Africa e Africa occidentale e centrale.

Lavoro: In molti ambienti nella tarda infanzia o all’inizio dell’adolescenza i ragazzi cominciano a lavorare non pagati e molte ragazze di 10 anni lavorano senza salario in imprese di famiglia. Questo significa meno tempo per la scuola e per i compiti. Per le femmine soprattutto, il rischio di finire a fare le domestiche a casa senza essere pagate e senza coperture legali è sempre più alto rispetto ai coetanei maschi.

Salute: La maggior parte delle bambine vive nelle aree meno sviluppate del mondo, dove i sistemi sanitari scarseggiano. Tra i problemi ci sono alti tassi di gravidanza adolescenziale, di malattie come Hiv e Aids, scarso utilizzo delle moderne forme di contraccezione, l’inesistenza di informazioni riguardo la sessualità e a volte le mutilazioni genitali e le violenze forzate. Una delle criticità per le ragazze di 10 anni che stanno entrando nell’adolescenza sono i matrimoni precoci, per cui si calcola che nel mondo una ragazza su tre si sposa prima dei 18 anni. Ma un altro problema è anche la salute mentale, soprattutto nelle ragazze adolescenti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità infatti il suicidio è la seconda causa di morte nelle ragazze tra 10 e 19 anni, e la principale in quelle tra 15 e 19.”

Gli ostacoli da rimuovere
La maggior parte delle bambine di 10 anni oggi vive in paesi con risorse limitate che ostacolano l’accesso a servizi essenziali come l’istruzione e la sanità. Oltre a ciò, 6 ragazze su 10 vivono in stati in cui c’è disuguaglianza tra generi, in cui vengono sfruttate sul lavoro, incontrano presto la violenza, vanno incontro al matrimonio e alla cura dei figli, e questo ha conseguenze sullo stato mentale e può influire anche sulle loro famiglie e le loro comunità, sui loro paesi e la loro economia. Per questo L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha calcolato che entro il 2030 dovranno essere creati 600 milioni di nuovi posti di lavoro per andare incontro alla classe di lavoratori che includerà anche le bambine che ora hanno 10 anni, per favorire la loro indipendenza. Nei paesi in cui questo sta già avvenendo, come Cina, India e Nigeria, i risultati si cominciano già a vedere. Le bambine di 10 anni di oggi hanno migliori possibilità rispetto alla generazione precedente. Tanti però sono ancora gli ostacoli da rimuovere per permettere una completa emancipazione, basti pensare che ogni giorno si stima che nel mondo 47.700 ragazze si sposano a 17 anni, o in età più giovane nei paesi in via di sviluppo.

Impedimenti alla salute e al benessere: La maggior parte delle adolescenti da 10 ai 19 anni vive in paesi con alti livelli di disagio tipici della povertà, come malnutrizione, Hiv, Aids, scarsa educazione sessuale, tanto che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è più facile per un’adolescente morire di Aids che di altre cause. Nel 2013, due terzi di 250mila nuove infezioni da Hiv riguardavano ragazze tra i 15 e i 10 anni. In paesi come l’Africa Sub Sahariana le ragazze di quell’età hanno la probabilità di infettarsi cinque volte più dei loro coetanei maschi, e spesso ciò è dovuto alle violenze che subiscono, che possono avere conseguenze anche sull’aspetto psicologico con atti di autolesionismo, depressione e suicidio.

Violenza: Una ragazza su tre sperimenta violenza nel corso della sua vita, che può andare da quella fisica a quella psicologica, fino al sesso forzato, al matrimonio imposto o al bullismo. La maggior parte delle esperienze avviene nel corso dell’adolescenza e spesso le ragazze subiscono episodi di violenza per certi loro comportamenti, come andare a scuola, fare sport o partecipare ad attività considerate nel loro contesto sociale inadatte al sesso femminile. Inoltre, nei paesi che hanno subito conflitti o disastri naturali, non ci sono la protezione della famiglia o punti di riferimento adeguati. In questi stati, come per esempio in Bangladesh, una ragazza su tre va in sposa prima dei 15 anni, mentre in Siria le guerre hanno fatto aumentare i matrimoni tra giovanissime, visti come un mezzo per proteggerle.

Accesso limitato all’istruzione: Circa 62 milioni di adolescenti di sesso femminile non vanno a scuola. A livello mondiale, l’Africa Sub Sahariana ha la più grande disparità di genere nell’istruzione. Spesso le ragazze abbandonano gli studi per assumersi responsabilità in famiglia e svolgere lavori domestici.

Mancanza di leggi e risorse: Ad aggravare la situazione, spesso in molti paesi non ci sono leggi adeguate per difendere i diritti delle bambine, né risorse economiche per investire su di loro, tanto che spesso le ragazze vengono impiegate in lavori non retribuiti. La maggior parte dei progetti di formazione o di inserimento lavorativo è orientata ai ragazzi.

Investire sulle ragazze di 10 anni vale 21 miliardi di dollari
Per un paese investire sul capitale umano di una bambina di 10 anni attraverso un’istruzione di qualità e l’accesso alle informazioni sulla salute, può portare allo sviluppo dell’economia. L’Unfpa calcola per i prossimi 15 anni, a seconda dell’investimento o meno sul benessere, l’educazione e l’indipendenza delle giovanissime, un guadagno o una perdita potenziale di 21 miliardi di dollari in totale. Ciò è dato soprattutto dagli investimenti in salute, che permettono alle ragazze sane di crescere e diventare donne sane, istruirsi e diventare lavoratrici più produttive, che metteranno al mondo figli in salute. Anche gli investimenti sull’istruzione sono un motore per la crescita e un mezzo importante per raggiungere l’uguaglianza di genere, permettendo inoltre nel lungo periodo un aumento dell’utile. È importante quindi assicurare alle ragazze il completamento degli studi fino alla scuola secondaria, e inoltre educarle alla salute sessuale per renderle consapevoli della propria fertilità, dei rischi dei rapporti non protetti e del loro potere di scelta all’interno di un rapporto sentimentale.

Dieci azioni a sostegno delle bambine di 10 anni e dei loro paesi
Se i governi e le istituzioni, insieme alle famiglie, sostenessero le bambine di 10 anni nel loro percorso verso l’età adulta, i risultati andrebbero a vantaggio del paese stesso, aumentando le possibilità per le ragazze di sviluppare il proprio potenziale ed eliminando problemi come la povertà, le malattie croniche, l’esclusione. Per farlo secondo l’Unfpa servono investimenti per rendere accessibili l’istruzione scolastica, i servizi e le informazioni, comprese quelle sulla fertilità e la salute sessuale, per proteggerle dai matrimoni precoci con informazioni e incentivi alle famiglie, fornendo assistenza legale quando necessaria, proteggendo le donne dalla violenza e cercando di abbattere le barriere della disuguaglianza tra genere. Il lavoro riguarda tutti i paesi, non solo quelli del sud del mondo. I paesi più ricchi come l’Italia, per esempio, devono fare molta strada in campo di rispetto dei diritti sessuali e di violenza. Negli stati più poveri l’attenzione è verso l’educazione primaria e secondaria e sull’assistenza sanitaria di base. Tutti questi intenti sono stati fissati in dieci azioni precise che gli stati dovranno perseguire, come fissare l’età minima del matrimonio a 18 anni, introdurre l’educazione sessuale a partire dalla pubertà, coinvolgere uomini e donne nel processo contro la discriminazione. Solo così, mettendo al centro le bambine di 10 anni, secondo l’Unfpa tra 15 anni si potrà arrivare a un vero sviluppo globale.