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Unesco, confermata risoluzione su Spianata criticata da Israele. “Minacce di morte a direttrice Irina Bokova”

Il provvedimento, già votato quattro giorni fa, nega qualsiasi legame tra il Monte del Tempio di Gerusalemme e l’ebraismo, limitandosi a considerare un luogo di culto musulmano la moschea di al-Aqsa. La rappresentante Onu aveva invece difeso l'indivisibilità di Gerusalemme

Quattro giorni fa con una nota aveva detto che “il patrimonio di Gerusalemme è indivisibile”. A commento del voto di una risoluzione sul Monte del Tempio/Spianata della Moschee duramente criticata da Israele. E oggi è proprio l’ambasciatore all’Unesco Carmel Shama HaCoen a rivelare alla radio israeliana che Irina Bokova ha “ricevuto minacce di morte e la sua protezione è in via di rinforzamento”. L’Unesco, al momento, non ha confermato.

L’organizzazione Onu per l’educazione, la scienza e la cultura proprio oggi ha adottato la risoluzione sulla conservazione del patrimonio culturale e religioso a Gerusalemme Est  malgrado l’imprevisto cambio dell’intenzione di voto della delegazione messicana, che ha preferito astenersi. Nella lista dei 26 Paesi astenuti figura anche l’Italia. La risoluzione adottata nega qualsiasi legame tra il Monte del Tempio di Gerusalemme e l’ebraismo, limitandosi a considerare un luogo di culto musulmano la moschea di al-Aqsa.

Nel provvedimento – che condanna Israele su vari temi riguardo Gerusalemme e i suoi luoghi santi – si sostiene che la Città è sacra alle tre religioni monoteiste (ebraismo, islam e cristianità) ma che il Monte del Tempio lo è solo per i musulmani senza menzionare che è santo anche per gli ebrei. Per indicare il luogo non usa né il termine ebraico (Har HaBayit) né quello inglese equivalente (Temple Mount). Ad essere adoperate sono invece le definizioni musulmane di Moschea di Al-Aqsa e di Haram al-Sharif. Una decisione era stata stigmatizzata dal premier Benyamin Netanyahu che l’aveva definita “assurda”, “è come dire che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l’Egitto con le Piramidi”. Il ministro israeliano dell’istruzione Naftali Bennett aveva quindi deciso di sospendere da subito “tutte le operazioni” con l’Unesco coem riportato dal sito di Maariv secondo cui “non ci saranno incontri con i rappresentanti dell’Unesco o la partecipazione a conferenze internazionali”, e non avrà luogo “alcuna cooperazione con un’organizzazione professionale che fornisce supporto al terrorismo“.

L’Unesco contro Israele “potenza occupante”
La controversa risoluzione ha per tema la questione dell’Haram al Sharif, la Spianata delle moschee di Gerusalemme, da dove – secondo la tradizione – Maometto è asceso al cielo. Il documento – che usa sempre la terminologia araba per definire luoghi chiamati in modo diverso da musulmani e ebrei – non affronta tuttavia da nessuna parte la questione se il Muro del Pianto sia un luogo sacro per gli ebrei oppure no. L’approccio è diverso: è quello della denuncia delle violazioni degli accordi internazionali e in particolare dell’Haram al Sharif, compiute – ad avviso dell’organismo dell’Onu – da parte israeliana per quanto riguarda lo status quo storico della Spianata delle moschee, ancora formalmente sotto giurisdizione giordana.

La risoluzione si sofferma soprattutto su due aspetti: il fatto che gruppi della destra ebraica sempre più spesso si rechino sulla Spianata delle moschee (e non solo al Muro del Pianto), rivendicando il diritto a pregare sul Monte del Tempio (come aveva fatto Ariel Sharon anche nel settembre 2000 provocando di fatto la seconda Intifada, ndr), che sorgeva in quel luogo prima di essere distrutto dai romani nel 70 dopo Cristo.

L’Unesco deplora fermamente – si legge – “le continue irruzioni da parte di estremisti della destra israeliana e dell’esercito nella moschea di Al Aqsa e nell’Haram al Sharif, e chiede a Israele, potenza occupante, di adottare misure per prevenire provocazioni che violano la santità e l’integrità” della spianata dello moschee. Secondo punto, il documento denuncia gli scavi fatti e le infrastrutture costruite unilateralmente dalle autorità israeliane nel complesso che riguarda anche la spianata delle Moschee, e “il crescendo di aggressioni e di misure illegali contro la libertà di preghiera dei musulmani nei loro luoghi santi”.

In sintesi, l’Unesco chiede a Israele di accettare il rispetto pieno dello status quo, concordato tra lo Stato ebraico e la Giordania dopo la guerra del ’67, che garantisce tra l’altro agli ebrei la possibilità di visitare la Spianata ma non di pregare e riserva invece ai musulmani questo diritto. Secondo lo status quo, l’esclusiva autorità sulla Moschea di Al Aqsa e sulla Spianata dell’Haram al Sharif spetta al dipartimento per gli affari religiosi giordano, il Waqf. Lo status quo – bisogna ricordare – venne di fatto messo in discussione appunto dalla passeggiata di Sharon. Il documento dell’Unesco definisce Israele “la potenza occupante” su Gerusalemme est. Un termine ineccepibile da un punto di vista del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’Onu dopo il 1967, ma che certo non fa piacere alle autorità israeliane, come anche l’intero tono del documento.