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Papa Francesco, messaggio da moschea di Baku: “Mai più violenza in nome di Dio”

Il Pontefice in Azerbaigian torna a parlare di fede e fondamentalismo: "Dio non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo". Il rientro a Roma in serata

Il monito del Papa arriva dall’Azerbaigian, paese musulmano dove i cattolici sono solo 570, per lo più lavoratori stranieri: “Dio, e la storia stessa, ci domanderanno se ci siamo spesi oggi per la pace”. Sta per lasciare il Caucaso Papa Francesco ma nel farlo lancia questo appello sul ruolo essenziale e la responsabilità delle religioni: “La voce di troppo sangue grida a Dio dal suolo della terra, nostra casa comune”. Prima di tornare a Roma, il Papa parla nella moschea di Baku, dove entra a piedi nudi. Accanto a sé lo sceicco e capo dei musulmani nella regione e rappresentanti ebrei ed ortodossi: “Dio non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo. Ancora una volta, da questo luogo così significativo, sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio!”.

Dalla Georgia Bergoglio, come racconta l’inviato del Corriere della Sera, è arrivato qui dove la comunità di cattolici è grande come i più piccoli comuni d’Italia. “Nessun fedele all’aeroporto, la sua utilitaria si confonde nel traffico mattutino, Francesco celebra messa davanti trecento persone nella chiesetta dei salesiani”. Lo stesso Francesco rivendica l’importanza del gesto: “Qualcuno può pensare che il Papa perda tempo, a fare tanti chilometri per una comunità piccola, di periferia. Ma il Papa perde tempo come lo Spirito Santo con la piccola comunità di Gerusalemme che si sentiva povera, perseguitata, forse lasciata da parte, e alla quale ha dato la forza di proclamare il nome di Gesù: coraggio, avanti, go ahead senza paura!”.

Prima di lasciare il Paese alla volta di Roma quel monito a tutte le religioni: “Nella notte dei conflitti che stiamo attraversando, le religioni siano albe di pace, semi di rinascita tra devastazioni di morte, echi di dialogo che risuonano instancabilmente”. Parole apprezzate dallo sceicco Pashazadeh: “È molto importante la sua protesta nel collegare il nome dell’Islam al terrorismo e al contempo la sua dura condanna alle cause reali del terrorismo e i suoi discorsi incisivi contro i casi di xenofobia”.