Cronaca

Terremoto Centro Italia, le testimonianze: “Voci da sotto le macerie”, “Non so come facciamo ad essere vivi”

Il racconto degli abitanti dei paesi sconvolti dal sisma: "Quando mi sono svegliata questa notte per la scossa, ho visto una grossa crepa nel muro, ho fatto appena in tempo a prendere i bambini, fare le scale e uscire", "E' stato un incubo. Ci siamo svegliati alle 3.35 con i mobili che crollavano e i muri che si muovevano di un metro"

“Quando mi sono svegliata questa notte per la scossa, ho visto una grossa crepa nel muro, ho fatto appena in tempo a prendere i bambini, fare le scale e uscire”: è una delle testimonianze dei cittadini dei paesi sconvolti dal terremoto che ha colpito Lazio, Umbria, MarcheSabrina Fantauzzi, giornalista, si trovava a Illica, vicino ad Accumoli, provincia di Rieti. “Qui in paese una ragazza spagnola è morta, era la moglie di un mio cugino, si erano appena sposati. Una mia zia invece è stata recuperata dopo 4 ore sotto le macerie. Ma sembra ci siano altre due vittime, dovrebbe trattarsi di una coppia romana – racconta ancora Fantauzzi – Il centro è chiuso, così come l’accesso al paese”. “Subito dopo la prima scossa – continua la testimone – siamo scesi in strada e ci riamo radunati tutti in un prato con le coperte. La cosa che più mi ha colpito è che non si vedevano più le luci di Accumoli ma soltanto una colonna di fumo per la polvere e i detriti. I primi soccorsi, due ambulanze, sono arrivati dopo un’ora e sono stati messi in salvo tutti i bambini”. E nel racconto della giornalista trova spazio un appello: “Qui a Illica siamo a 800 metri d’altezza, ma dopo di noi, a oltre mille metri, c’è Poggio d’api, e in questo periodo ci sono molti villeggianti, spero i soccorsi siano andati a vedere la situazione”. Molti i danni alle abitazioni, sempre secondo la testimonianza si Sabrina: “Le case più antiche, quelle del 1700, sono danneggiate – riferisce Fantauzzi – ma quelle realizzate negli anni ’70 sono polverizzate, hanno retto solo gli edifici costruiti dopo gli anni ’80, con criteri antisismici”.

Situazione drammatica anche ad Amatrice: “Non so come facciamo ad essere tutti vivi“, racconta un fotografo di LaPresse che si trovava lì nella notte. La casa dei suoi genitori, nella quale si trovava lui stesso, è completamente crollata e la famiglia è dovuta uscire scavando fra le macerie. “E’ stato un incubo. Ci siamo svegliati alle 3.35 con i mobili che crollavano e i muri che si muovevano di un metro. Siamo riusciti a uscire dalle case in fretta e furia, alcuni sono ancora in mutande qui in strada. Abbiamo acceso un fuoco in piazza e siamo andati a tirare fuori gli anziani dalle abitazioni”.  Così all’Adnkronos un testimone che si trova a Configno, frazione di Amatrice, colpito dal terremoto di questa notte che ha scosso tutto il Reatino. “In paese due case sono crollate e la chiesa è gravemente lesionata”. La zona in questo periodo è frequentata da tanti romani.

E drammatiche sono le parole arrivate nella notte da una giovane donna, in attesa di cure al pronto soccorso dell’ospedale di Ascoli Piceno: “Si sentivano voci da sotto le macerie che gridavano ‘Aiutateci, aiutateci’. Mio padre e mia madre sono feriti, ma vivi. Ero a Pagliare e dopo la scossa mi sono precipitata a Pescara del Tronto dove vivono i miei. Alcuni amici ci hanno aiutato ad estrarli – racconta in lacrime – mia madre ha un braccio rotto e una lesione alla testa per fortuna non grave. A Pescara del Tronto è un macello. Sono morte almeno tre persone, un bambino l’ho visto passare davanti a me portato a braccia dallo zio che chiedeva disperatamente aiuto. Tantissimi i crolli”.